L’uomo giusto

L’uomo giusto

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Leggo siti di settore e non. Leggo e quel che vedo non mi piace.

Citerò, non una volta sola, la Gialappa’s Band, nume tutelare di chi, come me, anarchicamente si rifiuta di allineare una passionaccia a numeri e schemi.

E allora “chi mi conosce lo sa”, come recitava il finto Alberto Tomba un’epoca e mezza fa; chi mi legge sa che a Stramaccioni ho concesso fiducia a termine, e quindi se non allungo le schiere dei festanti in prospettiva di un possibile esonero del romano di San Giovanni forse Vi sorprenderete. Ma non sono uno che si esalta per le disgrazie altrui.

Perché le stagioni vanno bene, o male, per una serie di concause. Credo poco nei “se” e nei ma”, non sono d’accordo con chi sostiene che un episodio negativo come un palo o un rigore abbia fatto svoltare l’annata in peggio, ancor di meno nell’attribuire la responsabilità ad un solo degli elementi in gioco.

Perché cacciare Stramaccioni è facile, farlo così è maledettamente ingiusto e troppo semplice. E Vi leggo nel pensiero: quando dite “l’allenatore è il primo dei responsabili” o ne cacciano uno perché vendere mezza squadra è impossibile”, dite una mezza verità. L’allenatore può essere il primo, non l’unico responsabile; e a Udine mezza squadra la si vende ormai da anni, inziando ogni stagione dalla prima elementare invece di crescere nell’educazione di un gruppo affiatato.

Perché come ogni anno, e ricito l’immortale Faber e Massimo Bubola, la dirigenza resiste strenua nel cercare di tenere i giocatori migliori, i più formati, poi “getta la spugna con gran dignità” di fronte alle insistenti richieste delle metropolitane, asseverando un concetto per me disgustoso di periferia dell’Impero, di provincialità ed anzi di provincialismo.

Perché accetterei un avvicendamento, solo qualora questo portasse un indubbio miglioramento. Esempio? L’Udinese 1982-83 aveva come numero dieci Ivica Surjak, una leggenda del calcio yugoslavo, ne abbiamo parlato settimana scorsa. Lasciò l’Udinese, Ivica, solo per passare il dez al signor Coimbra, in arte Zico.

Ed i nomi che sento circolare mi suscitano dubbi, brividi, incertezze, infelicità.

Non credo DiFrancesco possa venire a battezzare il Nuovo Friuli: ragazzo intelligente, coraggioso ed un po’ presuntuoso, ha i crismi per diventare bravo bravo. Mi preme sottolineare che l’anno passato Squinzi lo cacciò per mancanza di risultati, salvo richiamarlo dopo cinque sconfitte in cinque giornate con Malesani, e da lì fargli spiccare il volo.

So per certo che l’entourage di Donadoni ha offerto il tecnico bergamasco di Cisano alla dirigenza bianca e nera; Roberto è una gran brava persona, ha diretto decentemente la Nazionale ma in serie A non ha brillato, salvo che nel campionato scorso con un Parma inficiato da debiti nascosti e  magagne societarie; perché giova ricordare che la tara di quest’anno è stato un asso nascosto nella manica in quello passato.

So altrettanto certamente che mi vengono i brividi a vedere Colantuono alla guida dei bianconeri. Giocatore medio, onesto mestierante delle panchine, è allenatore da Atalanta, squadra ove ha riscosso gli unici allori prima di esserne allontanato a una decina di giornate dal termine di questa stagione. Lo dico a chiare lettere, di tutti i papabili sostituti di Stramaccioni è quello che gradirei di meno. Caratterialmente, tecnicamente, umanamente lo vedo distante dai miei desiderata, dopodiché la società farà le proprie valutazioni. Solitamente opposte alle mie. Càpita.

Altri nomi non ne fanno, nemmeno coloro i quali la sanno lunga. Essi hanno battuto su quello di Maran per settimane, quando Stramaccioni era saldo in panca, oggi (purtroppo per loro) che potrebbero cavalcare la tigre, il trentino è stato confermato alla guida del Chievo. Altri possibili sostituti non ne vedo, atteso che Ancelotti deve operarsi, che Capello ha le sue grane, che Di Matteo non vuole ritornare in Italia, che Unai Emery probabilmente rimane al Siviglia o se ne viene al Milan.

Ci sarebbe sempre la bizona di Canà.

E da censore di Andrea Stramaccioni, l’immagine (e riecco la Gialappa’s) di lui che si allontana, con un sacco in spalla come Sebastiao Lazaroni, sulle note di “theme for Missing” di Vangelis, mi tocca il cuore e mi provoca un immenso dispiacere. Pronto alla stessa scena per Allan, o Widmer, o Karnezis, o Scuffet, o Heurtaux o… Perché lunedì inizia l’altro campionato dell’Udinese.

Franco Canciani @MondoUdinese

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