Nata per correre

Nata per correre

Nati per correre. L’Udinese comincia oggi un nuovo capitolo della sua ultra centenaria storia, firmato questa volta da Stefano Colantuono, un combattente da ring più che un maratoneta. Ma poco importa: i suoi bianconeri dovranno necessariamente essere un  passo sempre oltre agli altri, per dirla alla Bertold Brecht. Solo così si potrà sognare nel nuovo stadio, solo così quella voglia di vincere intrinseca in ognuno di noi riuscirà a emergere finalmente. Perché Udine è contenta di quello che ha, ma è anche ambiziosa. Le generazioni di combattenti possono vantarsi di ricordi e aneddoti su imprese in campi come quello della Sambenedettese (da dove è nato Colantuono allenatore…). I nuovi tifosi, quelli che oggi hanno quei vent’anni dove vorresti spaccare il mondo, hanno visto solo una strada in discesa. Loro sognano forse più dei loro genitori, o di quelli che vanno verso gli ‹ anta › o che quel traguardo l’hanno superato già.
Sognano perché è giusto che sia così: consapevoli dei limiti e delle difficoltà, ma anche altrettanto consapevoli che nessuna maratona è impossibile.
Lo sport è, in fondo, correre sempre più di qualcun altro, o almeno cercare di farlo, non di certo vivacchiare nelle retrovie.

Prendete Terry Fox. Per chi non conoscesse la sua straordinaria storia, è uno degli eroi nazionali canadesi. Canada terra di colori e spazi sconfinati, dove le foglie di acacia in autunno imbruniscono e diventano coriandoli  dinanzi all’azzurro di laghi, fiumi e cielo. Canada sterminato eppure diventato così piccolo grazie a Fox. Atleta la cui vita è stata spezzata da qualcosa di più grande in una corsa, quella sì, che non puoi vincere. La corsa della vita. Divenne famoso  proprio per la “Maratona della speranza”, una corsa effettuata nel 1980 da una costa oceanica all’altra  con una protesi alla gamba destra, che aveva l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro. Quel bastardo che gli era stato diagnosticato poco prima e che gli aveva causato l’amputazione dell’arto. Vederlo correre ricorda Forrest Gump, quando si era messo a percorrere l’America a piedi. Ma Fox non era Forrest, era un atleta che sapeva che un limite è solo una convenzione.

Quella corsa, interrotta solo dalla malattia, ha aiutato tanti altri a sopravvivere grazie ai fondi che po sono stati raccolti. Lo sport è forza, volontà, ambizione.

E dove la voglia di correre non deve mai mancare: nel calcio, purtroppo, molto spesso sono i soldi, le ambizioni personali, più che gli ideali  prendono il sopravvento. L’Udinese, la piccola grande Udinese, deve ridare un senso a questo. proprio lei che ha nei suoi padroni i maestri del ‹ business ›, proprio lei che si è attestata tra le grandi ma non ne ha mai preso i titoli. Proprio lei che identifica una terra di lottatori e di corridori: perché in Friuli se ti siedi sei finito, quante volte lo avrete sentito dire dai vostri genitori.

Nati per correre, nati per dare un senso a qualcosa che oggi sembra non averlo. Buon viaggio Udinese: l’Italia non sarà il Canada, ma da nord a sud ci sarà da macinare chilometri per portare avanti un’idea più che un progetto.

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