New Friuli, il primo applauso va al Palermo.

New Friuli, il primo applauso va al Palermo.

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Va male all’Udinese, la prima ufficiale in campionato nel nuovo salotto bianco e nero. Ma la sfortuna non c’entra.

Il Palermo fa ancora meno dei bianchineri settimana scorsa allo Juventus Stadium, difende accanitamente il vantaggio ottenuto quando all’ottavo minuto di gioco Rigoni trasforma in gol una magìa di Vàzquez (o una globale ingenuità di Iturra che si siede in area sulle finte dell’italo-argentino) e porta a casa tre punti, finendo in dieci per una dubbia espulsione del durissimo centrale mohicano sloveno Struna.

Non posso dire, amici miei, che questa sconfitta assomiglia in tutto e per tutto a quelle che l’anno scorso hanno caratterizzato un campionato fatto di depressione, mancanza di combattività, scarsa propensione al sacrifizio. Però una cosa va detta.

Perdere in casa con un Palermo come questo non si deve. Non si può. Il commentatore Lorenzo Minotti (sì, doveri familiari mi portano lontano dal Friuli alla prima di campionato… Ho dovuto subìre la rete a pagamento di prammatica) è stato l’unico a vedere un grande avversario per l’Udinese. Io ho visto migliaia di errori, da una parte e dall’altra, sfruttati solo in un’occasione (quella che basta) dai rosanero originali.

L’Udinese è (ancora?) squadra sterile. Non riesce così spesso a trasformare in azioni pericolose la grossa mole di gioco che un centrocampo tutto sommato non disprezzabile sviluppa. E quando porta un uomo davanti al portiere, ad esempio le due macroscopiche occasioni toccate a Zapàta e soprattutto Edenìlson nel primo tempo, le manca la freddezza di renderle punti.

A ciò si aggiunga un Sorrentino in formato-Yascin (ancorché poco impegnato, ha dato solidità e sicurezza ad un reparto parso in affanno) e la sconfitta è servita. La storia dirà che alla prima nello stadio nuovo l’Udinese ha ciccato, e la firma iniziale nel tabellino dei marcatori sarà di giocatore non biacca e carbone.

Sono deluso, non arrabbiato né frustrato. Deluso perché la gara andava raddrizzata; deludenti alcuni giocatori, in primis un Edenìlson rimasto mentalmente sull’enorme palla scagliata fuori quando ancora si era nel primo quarto di gara e la storia poteva essere riscritta; in secundis un poco ispirato Bruno, che ha tolto alla squadra la qualità che può e deve apportare. Grande gara di Alì Adnan, che i commentatori si accaniscono a chiamare laterale iracheno sottolineando l’esotica e curiosa origine natale e dimentichi del fatto che un buon pedatòre può esser anche nato sulla luna. Rivedibile soprattutto il pacchetto avanzato, dove al gran lavoro è seguita poca lucidità. A onor del vero, la palla di Théréau finita a fil di palo non è stata fortunatissima, ma quando un attaccante si crea una sola occasione in tutta la gara ci sta che non la realizzi. Lo so, palle giocabili ne hanno viste non tantissime, ma uno come Duvàn avrebbe dovuto sfruttare meglio l’enorme numero di cross provenienti dalla zona-Adnan che gli son piovuti sulla zucca, specie nella ripresa quando Rispoli prima, Goldaniga poi ci hanno capìto zero delle innumerevoli scorribande di magical Ali.

Onestamente mi brucia di più non aver messo in saccoccia tre punti contro una diretta avversaria per le posizioni di immediato rincalzo alle prime, che aver bagnato con una sconfitta la prima nella Bombonera furlana. Cinicamente possiamo dire che alla fine delle prime due giornate l’Udinese ha i punti che si attendeva, ottenuti però nella gara in cui quasi certa appariva la sconfitta. Stasera la squadra ha subìto all’inizio la pressione del Friuli concedendo il punto del centrocampista scledense, poi ha premuto e schiacciato l’avversario nella propria metà campo. Ma non è mancato solo il gol: punto dolente sono state lucidità, velocità e soprattutto attenzione negli ultimi trenta metri.

E qui torniamo a discorsi fatti e rifatti nei mesi passati: il centrocampo manca di qualità, di fosforo e di podoeducazione: se manca Guilherme in mezzo si fanno giocare Merkel o Iturra, ma cambiando l’ordine dei fattori varia inesorabilmente e mortalmente il prodotto. Si vocìfera di Carmona, non credo sarebbe panacèa per i mali bianconeri ma se non altro innalzerebbe ancorché non drammaticamente il livello del tronco centrale della squadra.

Sotto con la prossima, amici miei biacca e carbone; se oggi è andata male, andrà sicuramente meglio la prossima. Una cosa è certa: questo campionato appare meno scontato del previsto. La Viola le prende a Torino, la Juve cicca ancora, il Napoli di Sarri stenta ancora, crolla la Lazio mentre vanno bene Roma e soprattutto Internazionale. Ma a prescindere da questo, quando l’Udinese prenderà confidenza con la nuova casa non passerà nessuno. Certo anche un altro aspetto: Colantuono, che stasera le ha provate tutte, avrà bisogno di estrarre ben altro dal proprio bagaglio di esperienza, conoscenza e talento se vorrà far breccia nei cuori bianchineri. Per fare dello stadio udinese un fortino, e della squadra da trasferta una nave di corsari non sarà sufficiente la buona volontà, la dedizione, il lavoro. Occorreranno qualità infinitamente superiori. Occorrerà l’Udinese splendor.

Chiudo con due note, una lieta ed una tristissima. Quella lieta è che riabbracciamo un vero amico di Udine, Felipe dal Bello. Filippo avrebbe pagato di tasca per potersi riappropriare della sua maglia, quella bianca e nera, e la dirigenza lo ha accontentato. Bentornato fradi.

Quella molto triste non è calcistica. Nei giorni scorsi dopo una malattia si è spento Darryl Dawkins, grande giocatore NBA e in Italia; distruttore di tabelloni, di difese, di avversari; il miglior schiacciatore venuto a giocare da noi, uno che battezzava con un nome ogni slam dunk che realizzava nel cesto avversario. Ci mancherà, il gigante di Orlando, chocolate thunder come lo ribattezzò Stevie Wonder durante la lunga militanza a Philly coi 76ers. Ciao, D.D., ci vediamo dopo. E faremo a chi salta più in alto.

Franco Canciani @MondoUdinese

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