Non si spari (solo) sul pianista

Non si spari (solo) sul pianista

Non si spari sul pianista se la musica non aggrada. Non si faccia una caccia alle streghe per avere solo un capro espiatorio che faccia credere che tutto sia tornato a posto. Non si facciano errori di valutazione a caldo: la sconfitta col Palermo pesa, indiscutibilmente.

Ma ragionare quando si ha la pancia vuota non  porta mai giudizi obiettivi: se l’Udinese in sette giorni sta involvendosi senza spiegazioni apparenti è evidente che qualcosa si sia inceppato, ma le cause non possono essere una. Anzi.

Le colpe vanno suddivise, perché in sette giorni non si passa da ‹ gladiatori › a ‹ c..ni ›. In sette giorni non si cambia divisa, ma può succedere che in sette giorni – a salvezza virtualmente acquisita – si sia innescato qualcosa a livello mentale: in fondo Andrea Stramaccioni non lo ha escluso. Il tecnico sabato alla precisa domanda se qualche voce di mercato stia influendo più del dovuto, ha risposto che a Udine queste cose sono di casa, che se spera che non sia così non può di certo escluderlo anche se la cosa appare sciocca. Già, ma in questo caso, se davvero qualcuno si sentisse con la valigia, dov’è chi deve alzare l’asticella, cercando di trattenere i più forti? «Adesso  ci sono ancora due mesi di campionato per valutare il lavoro del gruppo e quindi apportare i correttivi – ha affermato Pozzo Jr a caldo -. Muriel? Non è riuscito a prendere la finestra giusta, se non hai spazio perdi le motivazioni. Totò? Bisogna avere coraggio per rinunciarvi. Ci è mancato qualcuno alle spalle e di questo lui non ha colpe. Purtroppo questo fa parte della politica e dei rischi che corre un club come il nostro»

Qualcuno insiste anche che la distrazione Watford sia palese. Gino Pozzo in merito, risponde al Messaggero Veneto affermando che «dico solo che l’atmosfera del calcio inglese mi piace, mi affascina la mentalità: l’altro giorno ero a Milwall per una delicata trasferta contro una squadra che perdendo è praticamente retrocessa. Ebbene, nessuno ha urlato qualcosa contro. Ma il vero progetto importante è qui, in Friuli. Vogliamo fare qualcosa di importante nel calcio italiano».

Questa stagione è figlia di errori, quindi: Aranguiz, la cessione di Lopez senza avere sostituti formati, la gestione del ‹ caso Muriel ›, la tentazione di puntare sempre su Di Natale. Errori che hanno contribuito senz’altro a costruire una rosa dove i giovani non appaiono pronti, i ‹ saggi › si sono persi tra acciacchi, voci e polemiche che si sono insinuate senza che qualcuno vi mettesse freno.

Sparare sul pianista non serve, perché un progetto non può cambiare in sette giorni: come mai si trattava del rinnovo di Stramaccioni solo dieci giorni fa? Cosa è successo?

Fare analisi dagli spalti è logico e giusto, ma servirebbe addentrarsi nei meandri della stanza dei bottoni per capire davvero cosa sia successo in questo breve lasso di tempo.  Da Genova al Palermo sembrano passati settecento giorni, non sette: i giovani brillanti elogiati una settimana fa non possono essersi spenti, ma se agenti, procuratori hanno iniziato il loro lavoro vuol dire che gli è stato consentito. Se qualcuno ha ‹ mollato › nello spogliatoio allora è giusto ribadire che fare il professionista è qualcosa di diverso.

E, infine, come mai la società ha deciso per un ritiro punitivo dopo Parma, ben sapendo che la trasferta era insidiosa, come rimarcato ieri anche dalla Juve? Una decisione, forse, troppo frettolosa e discutibile, visto che in passato era stata presa solo quando la situazione stava davvero precipitando. Il ritiro ha creato una tensione palpabile, ha fatto sì che la paura prendesse il sopravvento, ha contribuito inconsciamente a far passare il messaggio che i giocatori sono colpevoli assoluti e, di conseguenza, ha attirato un pubblico pronto a dissociarsi da loro alla prima difficoltà (il gol di Lazzar). Anche la gestione dopo il Palermo appare confusa: Pozzo parla di continuazione del ritiro, Strama non ne è a conoscenza. Dalla società trapela che da martedì si continua, ma si attendono conferme ufficiali.

Insomma troppi punti interrogativi dopo il crollo, per una Udinese che implode su una struttura non ferrea, evidentemente.

©Mondoudinese

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