Notte prima degli esami e se Naldo sembra Baresi

Notte prima degli esami e se Naldo sembra Baresi

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Il piano comincia a scandire il tempo. La stanza è afosa, luce che entra dalle persiane in un gioco di ombre e chiari scuri. Qualche pagina di vecchi giornali si alza col refolo di vento che ogni tanto entra. “Le bombe delle sei non fanno male, è solo il giorno che muore”. C’è un’aria da fine degli esami, un’atmosfera dove ci si guarda in faccia, ci si accorge di punto in bianco che l’età dell’innocenza sta per finire. Definitivamente. Stop. Si diventa grandi, il tempo non lo fermi. L’ultima estate di baldoria davanti, poi la grande domanda della vita: “cosa faremo da grandi?“. La domanda che tutti prima o poi si pingono; “notte di polizia certo qualcuno te lo sei portato via, notte di mamme e papà col biberon ancora in mano, notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra, fatta di giovani attori, pizze fredde e di calzoni, notte di sogni di coppe di campioni…”. Siamo qui, a guradrci in faccia ben sapendo che “la matematica non sarà mai il mio mestiere”. Siamo qui  a guardarci pensando a cosa farà la nostra Udinese da grande. Come tanti è a un bivio della sua vita. Ha studiato, è cresciuta, i brufoli stanno sparendo dinanzi alle responsabilità. Il papà padrone, GPP ha regalato ai suoi ragazzi una casa nuova. Una casa bella, ma una casa che necessita di tante responsabilità ora. Diciamolo chiaramente: sarebbe davvero triste vedere una squadra mediocre calpestare uno dei due gioielli che l’Italia può vantare (il Friuli e lo J-Stadium di Torino). Sarebbe un rischio perché quando inizia la vita adulta non puoi più permetterti di ricevere pacche di incoraggiamento da chi non aspetta altro che una tua caduta per sorpassarti. Alla fila per gli abbonamenti c’era una signora di circa sessant’anni che ha detto: “a me non interessa il mercato, io voglio solo il mio posto perché ho sempre fatto l’abbonamento fin dai tempi di Bonora“. Ecco, questo per dire che le pacche sulle spalle, cara vecchia Udinese, da chi ti vuole bene, dai tuoi parenti la riceverai sempre, ma fuori no, fuori inizia un cammino che non può essere più giustificato dal fatto che ‘siamo giovani e dobbiamo crescere’. L’età adulta comporta responsabilità e volete saperla tutta? L’impressione che nasce da questi primi giorni di ritiro è che davvero i ragazzi bianconeri, quelli della leva calcistica classe ’92 (o giù di li), sono consapevoli di ciò che li attende. Perfino Naldo (sì lui) gioca a testa alata in amichevole, chiama i compagni, sembra responsabilizzato, cresciuto. Non si vuole dire che sia l’acquisto mancante, che ora si deve essere tutti più tranquilli, solo che il suo impegno e la sua crescita sono evidenti: non è il migliore, è solo migliorato. Non sarà mai Franco Baresi, ma diamine, quanti Baresi abbiamo avuto in Italia dopo l’originale? Suvvia, al di là del brasiliano, questa Udinese non potrà mai avere campioni da 100 milioni di euro, ma avrà sempre un’anima proletaria che come per la maggior parte dei maturandi, deve spingere a sapere che si deve correre per ottenere risultati. 2015-07-11 17.46.11Correre, sudare, faticare. Verbi cari a Stefano Colantuono, uno che è stato già definito ‘affamato‘. Un proletario della panchina, uno che non ha pedigree da vantare se non tanto lavoro per salvarsi la pellaccia. Uno che si è fatto da solo, uno che ha grinta da vendere. Uno che deve raddrizzare quegli eterni adolescenti (un po’ ricchi e un po’ viziati) che si chiamano calciatori. Uno spogliatoio, quello friulano, che necessitava, evidentemente, di un generale al comando, di uno che sappia dettare regole. Sarebbe bellissimo importare la ‘Democrazia corinziana’, ma di Socrates nel calcio, come di Baresi, ce n’è stato uno. L’Udinese non deve copiare modelli, non deve ispirarsi, ma ispirare. Ed è giunto il momento di prendersi responsabilità: perché i piazzamenti sono stati belli, sono stati importanti, sono stati, anzi, essenziali per crescere. Ora serve capire che il Nuovo Friuli è talmente bello e importante che necessita di un sacrificio vero. Un sacrificio che si chiama come canchero volete, ma che ha come traguardo un solo, unico, obiettivo: arrivare più in alto possibile, senza troppe parole, senza algoritmi matematici particolari che aiutino il calcolo dei punti,  ma solo la grande vocazione a cercare di dare il meglio ogni singolo, benedetto giorno. Una corsa spietata e senza fiato, perché da qui, ragazzi, si deve solo correre. Prendete, cari ragazzi, ad esempio il grande Danilo Callegari, uno che non si spaventa ad attraversare a nuoto l’Oceano Indiano tra Zanzibar e la Tanzania per poi iniziare a correre ancora fino al Kilimangiaro per scalarlo. Uno per il quale lo sport non è altro che un motivo per superare i limiti, perché questi sono solo nelle nostre teste. L’età adulta è questa, la notte prima degli esami rimarrà impresa a tutti noi che l’abbiamo vissuta. “Questa notte è ancora nostra”, ma i sogni di coppe di campioni non si riempiono solo di eteree sfumature oniriche. Si riempiono di sostanza, quella che troppo spesso è mancata in questi anni pieni di occasioni mancate all’ultimo (la partita di coppa Italia con la Fiorentina due anni fa è un esempio). Udinese, la tua notte prima degli esami è finita. Iniziamo insieme a crescere “se l’amore è amore”. E mentre la stanza si impregna di acre odore di fumo, mentre il ventilatore sul soffitto scandisce il tempo più di un orologio, i vecchi giornali volano via. L’accadde ieri è finito, è tempo di domani. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia; e chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori tristi che non hanno vinto mai, e hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro a un bar (F. De Gregori)

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