O generosa: occasione persa, meglio due minuti di silenzio

O generosa: occasione persa, meglio due minuti di silenzio

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Capisco. Capisco veramente: quando il Beretta di turno guarda una qualsiasi trasmissione sportiva dagli States invidia, di certo, la pettoruta cantante del momento la quale, a cappella (nel senso di senza accompagnamento musicale, non avanzate ipotesi sul livello canoro della suddetta) canta il National Anthem prima del calcio-tiro-sparo-semaforo d’inizio. Oppure il “thechaaaaampioooons” (plin plin plin pliiiin) dell’omonima massima manifestazione calcistica continentale.

Chi siamo noi, avrà allor pensato il prode Beretta, per non aver apposito inno? E a chi lo facciamo scrivere? Al fenomeno mediatico del momento, ovviamente…

Non ho apprezzato il gratuito tiro al piccione cui è stato sottoposto il riccioluto pianista e compositore piceno, mio coévo epperciò impossibilmente antipatico (a me); se infatti gli riconosciamo un certo grado di talento (anche se non so bene per cosa), criticare n’importe quoi è errato. Poi però…

Poi ho ascoltato l’inno, e mi sono letto il testo (non del tutto comprensibile all’ascolto) il quale, in nome dell’italianità, è cantato in latino ed inglese. Ed un po’ ho compreso i tiratori scelti.

Il titolo mi ricorda una geniale campagna pubblicitaria di Forattini, per un’utilitaria anni ottanta, definita risparmiosa, sciccosa, scattosa, comodosa. Senza però la stessa genialità né originalità.

Quindi il solenne testo, ove l’italica (eu)palla diviene generosa, i giocatori onesti, i cuori vittoriosi, impavido il piede calciante la scintillante e variopinta sfera che fu di cuoio. La musica che accompagna le enfatiche parolone scelte dal magister marchigiano è vagamente familiare. Forse perché assomiglia un po’ all’inno nazionale di un qualsiasi stato dell’Oceano Indiano, molto si rifà alle musiche composte quarant’anni fa da John Williams (Star Wars, Superman… cose del genere).

Il commento a chiosa dell’inutile marcetta lo lascerei al Fantocci interrogato su cosa pensi della corazzata Kotiomkin (sapientemente celato il nome originale, Potemkin, quello di un film di rara bellezza). Non se ne sentiva la necessità, ma soprattutto conferma dell’Allevi l’opinione espressa su di lui dal maestro Riccardo Muti: quando gli chiesero se anche per lui costui fosse veramente un mix fra Carl Orff e Mozart giovane, non disse nulla. Si alzò e se ne andò.

Ma la causa non è di Giovanni Allevi, uno ché a confronto Luciano Ligabue assomiglia a Jacques Brel: la cagione è di chi gli ha affidato l’ingrato compito di essere vessillifero di qualcosa di molto significativo, portato in scena da un neòfita del calcio. Maxima culpa, invece, quella di avere attirato nel trappolone il professor Franco Sanna, uno dei latinisti italiani più preparati, facendo forse leva sulla mistura di ego e desiderio di lasciare polverosi banchi che, umanamente, pervade linguisti e medievalisti. Vedremo in campo gente come Nocerino ascoltare parole tipo”Custodi animum tuum ut a corruptione abstineat”: spero almeno non gli chiedano di cantarlo, il coro. Non ci azzeccano con Mameli, figuriamoci col latino…

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