Questa sarà Sparta?

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Un meteo impietosamente estivo irride dall’alto i poveri bianconeri (giallovestiti), mentre corricchiano dietro ad una palla, severo lo sguardo del sergente Colantuono e dei suoi inflessibili secondi(ni?). Come ripeteva di continuo il leggendario Don Shula (allenava nel football americano a Miami gente come Dan Marino), e com’è stato poi ripreso da mille campagne pubblicitarie imperniate sul fitness, “No pain – No gain”, senza sofferenza non vi è soddisfazione.

Riportare però la palla al centro dell’attenzione è mozartianamente risuonato  per gente come me. Per me, che coi numeri degli schemi faccio spesso a pugni, ma come sono solito dire potrei delirare per un giocatore modestamente impostato dal punto di vista tecnico, ma fantasioso ed intuitivo. Sfido una volta ancora le ire della Direzione ed esalto uno a caso: nel centrocampo bianconero(giallo) di Klagenfurt la partita udinese si riassume, per le mie modeste attese ed ancor più povere capacità cognitive, nel passaggio filtrante di Guilherme a Edenìlson, mal controllato dal corinthiàno. Mi basta poco, ebbene sì, per girare una fase tutto sommato nojosa di possesso palla dei Konigsblauen in qualcosa che valga le trenta battute su queste frequenze.

Sono stato forse il meno felice del mondo quando fu annunciato l’ex conducatore dell’Atalanta come nuovo timoniere friulano: mio papà invero mi ha insegnato che sperar male per darsi ragione equivale ad appoggiare delicate parti intime su un’incudine, invitando l’apposito fabbro a picchiare senza pietà. E seppur di leopardiana formazione, mi sforzo e mi combatto per cercare “l’alba dentro l’imbrunire”. Sono riuscito a trovare cose positive, qui e là, finanche nella stagione pessima condotta malamente dal signor Stramaccioni da San Giovanni (dove crebbe anche il sublime Nino Manfredi, ad oggi forse più simbolo del popoloso rione romano rispetto all’ineffabile avvocato già nerazzurro); bene, ce la faremo quest’anno.

In particolare mi fa ben sperare una frase pronunciata nella breve e non certo affollata conferenza stampa al Worthersee Stadion: “seeh, è calcio d’agosto ma perdere fa male sempre e comunque, e a me non piace perdere”. Ecco: certo non è un punto d’arrivo, ma ricordare sommessamente (o meno) a tutto l’ambiente che De Coubertin avrà ben avuto ragione ma passò a miglior vita nel 1937, dopo una vita da Barone e non certo da operaio lottatore, è cosa buona e giusta. Sono sempre stato il primo a riconoscere che certe sconfitte erano figlie di difformi livelli tecnici e tattici, ma le trentacinque volte in cui i bianchineri hanno ottenuto zero punti nelle scorse due stagioni gridano a noi ed al cielo la cagione prima del fallimento di due importanti puntate del progetto. No: non la preparazione fisica, né quella tecnica, non l’imperizia dirigenziale né l’inadeguatezza della rosa. Ri-cito il totem Don Shula “Dedication. Devotion. Sleep dusk till dawn, train dawn till dusk”. Insomma a farla breve comportamento adeguato, mostrare che ci si tiene, allenarsi da atleta e vivere nella stessa maniera anche fuori dal campo. E chinar il capo di fronte a Cesena, Parma o Sassuolo, prenderne quattro in casa da Sampdorie varie non può testimoniare di un gruppo focalizzato sull’obiettivo.

Non so come giocherà l’Udinese, non cambio ancora versione ma per la prima volta in vita mia (nostra?) gli occhi di Colantuono e quelli del Vostro povero cantore, in trasferta armi-e-bagagli con tutto il team Mondoudinese in Carinzia, si sono incontrati. E uno introverso come me, uno come me che s’è abituato a dover capire al volo chi sia che ci sta di fronte, pensa di aver ben capito qualcosa in più. Quello sguardo, quel decimo di secondo mi ha parlato di gratitudine per l’occasione, di voglia di fare bene e di non mollare un centimetro. Mi basta? Nient’affatto, penso sia doveroso un certo grado di spettacolo unito, appunto, all’orgoglio di difendere i colori bianchi e neri che da centovent’anni o quasi parlano di una terra ed un popolo (più dell’inguardabile giallo-e-blu patriarcale, mi perdoneranno i movimentisti e patrioti vari).

Ed allora lo speaker finalmente potrà non parere fuori dal mondo nell’urlare “questa è Sparta” mentre presenta il greco di Tirana nei pre-partita al Friuli; fuori dal mondo: l’anno passato sembrava fuori luogo come Pee Wee Ellis introdurre un pezzo di Raoul Casadei… Lo stadio piccolo (sì, ne parlo anch’io) aiuterà, ma quelli che si schiereranno con i colori biacca e carbone dovranno mettercene del loro. E a Klagenfurt, tutto sommato, la squadra si è mostrata meno inadeguata di quanto ci si attendeva. Se non altro (ad onor del vero di fronte alle terze linee dello Schalke) hanno chiuso in crescendo, e tutti hanno mostrato buona risposta alla preparazione e voglia di fare bene. Rosa a 25 e allenatore “duro” sono uno sprone a cercare la riconferma, certo, ma mi attendo che durante il campionato tutti accelerino decisi. In caso contrario, a buon diritto potremmo dir loro: extra omnes, questa è sparta ma voi non siete spartani.

 

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