Ragione e sentimento

Ragione e sentimento

Molti, in questa annata bianconera, si sentono delusi: il fatto strano è che nessuno nell’estate scorsa ha fatto proclami, anzi fin dal primo giorno si è ‘avvertito’ che dopo quattro anni di gestione Guidolin, per iniziare un nuovo ciclo era ovvio non attendersi molto in termini di risultati. A questo punto, specie dopo i risultati iniziali, molti si sono sentiti autorizzati a dirsi scontenti per il ‘non gioco‘. Un termine che significa tutto e nulla. Qualcuno vorrebbe vedere squadre ‘alla Zeman‘ che segnano a raffica, ma si rivelano fragili e in zona B? Si è mai considerato che per fare una bella partita servono buoni giocatori e, comunque, due squadre disposte a giocarsela? Si è mai considerato che, nemmeno nel recente passato, non si sono avute ‘piccole Barcellona’ , ma, anzi, molti accusavano proprio che la squadra si fondava solo su Di Natale?

Insomma quando si guarda il bicchiere sarebbe consigliabile giudicare molti aspetti: l’apparenza non è mai buona consigliera, anzi rischia di deformare le cose. La sensazione sgradevole che si è respirata fin qui è però che a molti serva un colpevole per tutto, anche quando le componenti che hanno determinato un risultato sono tante.

Nel clima di ‘caccia alle streghe‘ (o allo stregone), ci si dimentica però di sottolineare sempre alcuni punti.

Antonio Di Natale, il Re di Udine, dopo anni di monarchia assoluta, per motivi strettamente anagrafici, deve abdicare. Dopo che raggiungerà Roberto Baggio dovrebbe annunciare la sua decisione sul proprio futuro, che secondo le persone che lo conoscono dovrebbe essere lontano da Udine. L’inizio della successione è stato però già preso in considerazione, ed anche se Totò dovesse restare alla fine il suo ruolo sarà quello di un utilizzo part-time. Strama da tempo ha affrontato la cosa, ma ovviamente quado si tocca un tasto così importante serve diplomazia, tatto. Di Natale non poteva di certo essere escluso bruscamente, non poteva essere emarginato per iniziare a costruire il futuro: serviva un periodo medio-lungo di ‘ambientamento’ alla nuova realtà.
In avanti, contemporaneamente alla questione Totò, non c’è stato molto però. Ricordiamo sempre che per un gran pezzo della stagione il tecnico ha dovuto fare i salti mortali, inventandosi letteralmente qualcosa. Non avendo molto a disposizione, si è rivalutato Geijo, con Thereau che ha confermato la sua indole da ‘seconda punta’: il francese è stato in linea col suo curriculum, ha fatto bene, ma le sue caratteristiche non sono mai state quelle del goleador da 20 reti a stagione.
Il modulo è stato fin dall’inizio impostato ancora sulla base di quello che si aveva. Finché non arriva un erede a Di  Natale, con caratteristiche che consentono altre soluzioni, chiunque avrebbe pensato di non sradicare le convinzioni della squadra (proprio in virtù del gioco del capitano). Contemporaneamente si è cercato di impostare la squadra anche senza il suo leader maximo con la difesa a quattro, ma davanti mancando giocatori importanti, si è dovuto sempre  comunque adattarsi agli inserimenti da dietro.
Il centrocampo è stato basato su tre punti: Guilherme, voluto fortemente dalla società, Pinzi e Allan. Il brasiliano non ha convinto ancora al suo primo anno in Friuli, il capitano in pectore ha patito parecchi infortuni, per fortuna si è confermato Allan. Stramaccioni ha tentato di spostare dietro anche Kone, il quale però non è mai riuscito ad esprimersi sui livelli di Bologna: ancheper lui fatali alcuni acciacchi e gli strascichi del Mondiale.
In difesa Danilo è stato importante, ma non decisivo. Domizzi ha vissuto un’altra annata costellata da problemi fisici e anche per lui si sta iniziando a pensare alla ‘successione’. Rimarrà importante nello scacchiere bianconero, se non altro per il carisma, ma per quanto concerne il posto fisso è chiaro che serve già altro. Si è, quindi, reinventato Piris (scoprendo doti nascoste del paraguaiano), si è promosso Wague (giovane ancora in fase di crescita), mentre Heurtaux ha garantito linearità, ama anche da lui sono venuti meno i gol che hanno aiutato la squadra nel recente passato.
Si è gestito al meglio il dualismo tra Scuffet e Karnezis: problema nato la scorsa estate, quando il greco in  procinto di passare al Porto si è visto chiudere la porta imrovvisamente dal club lusitano. L’Udinese è rimasta spiazzata, dopo aver confermato il giovane di Remanzacco ha dato mandato al tecnico di decidere. La scelta è stata giusta, ma sicuramente si è fatto un lavoro ‘diplomatico’ non da poco.

Insomma, cinque punti che non sempre vengono ricordati, ma che devono essere presi in considerazione prima di gettare tutto al vento. Un bravo tecnico si deve valutare per una buona squadra. Questa Udinese in fase di transizione non è una squadra da ultimi posti, ma nemmeno da primi. Qualche punto in più poteva averlo sicuramente, le ultime gare non sono state di certo memorabili, ma il giudizio non può essere relativo solo a questo, anche se nel calcio si ragiona spesso solo sul breve. Parlando solo  di ‘non gioco’, pensando a simpatie e antipatie, andando solo dietro alle proprie illusioni non si va lontano. Magari non piacerà, ma la razionalità in certi casi non va persa. Il cuore del tifoso batte sempre appassionatamente, ma la testa – si dice – deve avere sempre la meglio.

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