Scala del calcio…dopo la stecca ecco l’acuto

Scala del calcio…dopo la stecca ecco l’acuto

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Acuto importante, quello dei bianconeri al Meazza. Stramaccioni, con due colpi di spugna si sbarazza di un passato recente, a tinte nerazzurre, che troppo lo aveva coccolato in questa ultima settimana, con emissari che avevano le sembianze di giornalisti partigiani della “amala” o amici seminati tra gli addetti al lavoro della Pinetina. Con due gol, invece, Stramaccioni ha spazzato ogni convenevole, ribaltando il vantaggio di Icardi, e calpestando questo focolaio caldo incalzante di domande sul suo vecchio amore, e tirando un bello sgarbo a Mancini, ancora alla ricerca della connessione con una squadra che non si accendeva con le lacrime di Mazzarri, ma che per ora rimane al buio pure con lo spessore internazionale del Mancio.

Difesa a 3, con Piris arruolato, Pasquale promosso a titolare dopo il partitone con il Cesena, il rientro di Widmer, la riproposizione a Play di Guillherme, la Mezzala ad Allan, e la riconferma di Fernandes a fare il Sanchez della situazione dietro a Di natale. Questi gli ingredienti per il più classico dei 3 5 1 1, la ricetta inventata dallo chef Guidolin, e che il cuoco novello Stramaccioni ha rivisitato. Ma qua non siamo a cucine da incubo, e a volte la minestra, se riscaldata nel modo giusto, è ancora buona. Ieri lo è stata. Indigesta per l’Inter, gustosa per l’Udinese.

Un primo tempo guardingo, nel quale l’Udinese ha studiato il 4 3 1 2 interista, nel quale Medel veniva pressato alto dal diligente e brillante Fernandes, mentre Kovacic andava a disturbare il flebile segnale di gioco imposto da Guillherme, mentre Guarin fungeva da bomba ad orologeria, pronta a deflagrare potenza e talento in ogni momento. L’Inter ha spinto di più sulle fasce, ma non è riuscita a schiacciare l’Udinese nella sua metàcampo. Venti minuti di equilibrio finchè il primo duello individuale veniva vinto, con Piris scherzato da Nagatomo che ha messo in mezzo un pallone fastidioso che solo la traversa ha stoppato, su incursione di Kovacic. 7/8 minuti in cui i bianconeri hanno ballato, quindi, con un Inter più convinta ma sterile, mentre il 3 5 1 1 di Stramaccioni qualche germoglio di gioco lo lasciava intravedere; vedere per credere la verticalizzazione improvvisa di Guillherme per Di natale che dal vertice sinistro dell’area calciava alto, e la manovra dal versante sinistro a destro, con triangolazione Allan-Fernandes-Allan, Di natale, no look per la corsa di Widmer, cross e colpo di testa su inserimento di Badu. Un primo tempo non può considerarsi del tutto grigio quando si vede una trama così: veloce, rapida, coinvolgente (5 elementi coinvolti) e di prima. Considerando poi che fino a quel minuto (43′) l’Inter aveva prodotto solo la traversa di Kovacic. Fino al 43′, perchè giusto un minuto dopo quella splendida azione, la bomba ad orologeria Guarin, aveva deflagrato un cioccolatino troppo invitante per Icardi, che aveva scartato e insaccato nella porta di karnezis. In bambola la retroguardia bianconera nell’Occasione. Sorriso amaro di Stramaccioni, che ben fotografava la beffa. Andare a bersi il The con il gol preso dopo un primo tempo di quasi inoperosità di Karnezis tuonava come beffa. Non avevamo assistito alla scena muta come nei primi 45 minuti con il Milan, dove karnezis era stato preso a pallate, ma il risultato era migliore. E’ qua che la squadra ha dimostrato tutto il suo carattere. Il lavoro oscuro di Badu e Allan, Fernandes che chiamava il pressing alto, le fasce che si sono alzate quel po’, e i primi minuti della ripresa hanno visto il solitario Di natale che non era più tanto solitario, ricevere tre inviti per la porta di Handanovic. Non era serata per Bomber, e Stramaccioni ha avuto il coraggio di toglierlo e inserire Therau. Fernandes è salito in catttedra. Ancora triangoli.

Quello del primo tempo era stato composto lontano e decentrato dalla porta, quello che porta alla perla di Bruno, è stato tracciato davanti alla mezza luna dell’area interista. Pulito pulito, e la palla sollevata con dolcezza dal portoghese con il piatto, e scaraventata con il pieno collo nell’angolino destro di Handanovic, porta una melodia nataliza. E siccome siamo a Natale, e i regali sono d’obbligo, Palacio ne concede uno a Thereau. Pure il francese, come Icardi, scarta ben volentieri (Handanovic) per depositare a porta vuota. E qui, si , proprio qui, si è vista la maturazione di questa squadra. Ha beneficiato del regalo, ma non si è seduta, ha preso coraggio, ha mantenuto il baricentro alto, e ha creato e creato altre palle gol, in vantaggio, e senza Di natale. Si son viste perle vere, come l’esterno di Allan per la testa di Fernandes, e altre conclusioni di Thereau. L’Inter? Sparita, dissolta. Qualche cross, ma tutti respinti dalla rocciosa barriera di centrali Hertaux e Danilo (tornato ai livelli di 2 anni fa).

Karnezis spettatore aggiunto. Insomma, Mazzarri non c’è più, ma l’Inter è ancora su chi l’ha visto, e il pubblico di casa non sa più chi fischiare. Sanno chi omaggiare invece con applausi e canti gioiosi i 700 friulani al seguito della squadra di Stramaccioni. Non era facile credere a questa trasferta, dopo la penosa recita dei bianconeri sempre qui contro il diavoli rossoneri di Inzaghi. Strama ha dedicato loro la vittoria. Domenica c’è il derby con il Verona, dove si fanno i Pandori. Stramaccioni, alla faccia di qualcuno, il suo se lo mangerà, con i 21 (canditi) punti che la classifica presenta oggi, (niente male), perchè non sarà una sconfitta contro la squadra di Mandorlini che lo potrà mettere in pericolo. Non vincere però, ritarderebbe quella crescita, del quale questa squadra ha mostrato numerosi crismi.

Paolo Blasotti©Mondoudinese

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