Sfumature di grigio

Sfumature di grigio

L’Udinese è una squadra che tra il bianco e il nero ha mille sfacettature, non tutte di grigio, ma anche colorate come un arcobaleno che nasce da una maestosa cascata. Un club che citando la frase che capeggia sugli spalti del Camp Nou, è qualcosa di più. Innegabile il legame tra la terra e questi colori, una cosa unica in Italia, tranne qualche altra piazza dove però si parla di città e non di simbolo regionale.

LA SOCIETA’ Simbolo per molti, dall’estero all’intera Italia, con un potere non da poco in Lega Calcio, da più di qualcuno è vista ancora come una spa che punta ai bilanci. La critica che gli si muove soprattutto da dentro i confini regionali da più di qualcuno è che non si coniughi ancora nel modo giusto l’aspetto economico a quello sportivo. I friulani, si sa, badano al sodo: prima di tutto le fondamenta, le certezze, il bilancio sano da buon padre di famiglia. Poi il resto. L’Udinese con la sua politica ha ottenuto risultati enormi per una città di 100 mila abitanti e 15 mila anime allo stadio di media. Negli ultimi 15 anni è sesta nella classifica generale di ‘A’, e si può capire l’importanza di questo dato senza aggiungere altro. Quello che alcuni chiedono è di aggiungere poco: magari un 15-20 per cento del bilancio da dedicare agli ingaggi, dando così il pane quotidiano ai calciatori avidi e spesso venali, figli di procuratori sempre più presenti. Non tutti si chiamano Totò, il punto riguarda gli stranieri, che arrivano ancora pensando che questo sia un trampolino di lancio. Certo le parole del club spesso non aiutano a togliere di emzzo questo aspetto, visto che sembra che ad ogni offerta ci si possa sedere a un tavolo per trattare. Questo infastidisce e crea diffidenza, ma sopratttuto non crea passione, eprché per costruire questa serve avere un legame certo con una squdra certa.

I TIFOSI Veniamo a loro, dunque, la gente comune quella che da sempre segue i colori di questa città sentendoli proprio come forse capita raramente in Italia. Un modello invidiato perfino all’estero: chi ha la possibilità di leggere quotidiani stranieri di ogni paese spesso troverà spunti e consigli ai club di quei paesi di copiare il modello friulano. Un orgoglio, certo, ma che andrebbe coniugato con un legame più stretto tra il club e la sua gente. Innegabile che i pochi spettatori siano affezionati encomiabili, ma è inutile fare come gli struzzi nascondendo la testa pensando ‘pochi ma buoni’. Tutti hanno il compito di convincere gli incerti a tornare nella loro casa, lo stadio. Quello nuovo sarà un invito, si spera, ma potrebbe non bastare. Serve far capire agli stranieri che vestire questa maglia non è solo perché fra tre anni si può ambire a una grande. Serve capire se la società al di là della capacità gestionale ha anche la capacità di saper dire ‘signor no’ a qualcuno per un suo giocatore, visto che il bilancio lo consente. Gesti che sembrano poca cosa e che non garantisocno nulla, vero, ma che hanno un’importanza psicologica importante nell’impatto che sia ha tra i tifosi, quelli dubbiosi, e il club. Avere poi la possibilità di legarsi con parole da tutti i giorni con i loro beniamini è fondamentale: il calcio d’oggi si è chiuso in sé stesso, specie gli stranieri raramente regalano emozioni scambiando due parole, anche stupidine, con la gente. Non ci sono i tempi per le bevute fuori dallo stadio, forse, ma c’è il tempo epr chiacchierare senza pensare alla macchina e alle telefonate con la ‘gente che conta’. Perché nel calcio chi conta davvero è la gente comune, non scordiamoci che nonostante Blatter questo è sport per tutti da sempre.

LA SQUADRA Necessita di fiducia: serve trovare l’episodio favorevole per mettere finalmente una coppa in bacheca. Non è solo una questione di prestigio o un capriccio, è dimostrare che anche qui si più vincere e questo aiuterebbe molti a ricredersi sul famigerato ‘trampolino di lancio’. Da cosa nasce cosa si dice, poi è ovvio che a certe offerte nessuno dirà mai di no, che non si compete con Real o Man UTD. Però si può competere in Italia, dove la crisi economica degli altri va sfruttata. Qualcuno tenta di imitare il modello bianconero, ma prima che questo avvenga in maniera concorrenziale serve tempo. Per ora Torino, Samp e altre sono alla fase embrionale. Poi contano gli uomini e come una squadra vuole compattarsi attorno al suo allenatore per stupire.

Quest’anno Stramaccioni è stato accolto bene, ha tutto il tempo per ricostruire dopo anni di successi, ma anche di timori reverenziali, specie negli ultimi due anni. Serve ritrovare il coraggio di sapere che occorre rispettare tutti, ma con la voglia stuzzicante di voler ceracre di stupire tutti.

Coniugando questi aspetti si può migliorare: L’Udinese è già una grande, non  scordiamolo, proprio per questo non deve temere nulla in un campionato a 20 squadre dove solo chi non programma o chi ha crisi forti rischia. E’ un punto di partenza non da poco per coniugare tanti aspetti che vanno fusi per togliere di mezzo le sfumature e dare al bianco e nero il suo splendore centenario.

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