Sotto il vestito niente

Sotto il vestito niente

Perché l’Udinese faticherà a salvarsi, questa è la realtà dei fatti. Per poi vantarsi, dare le colpe ai giornalisti critici, ai tifosi maldestri, alla sfortuna, alla VAR, agli infortunati, e poi ripartire da dove si è finito. Con gli stessi problemi per un nuovo anno di sofferenza. Perché come già detto questo club pare abbia imparato come insegnare, ma dimenticato come imparare. E forse questo è il problema già grave. Non ascoltare le critiche e cercare di cambiare finché si è in tempo

di Redazione

Che vestito ha l’Udinese? A essere onesti il modello scelto non ha senso logico, come quei trasandati che – indifferenti alle mode – si appiccicano addosso quello che gli capita. Alla squadra bianconera è stato appiccicato da anni il 3-5-2. quasi che la società voglia ‘un Made in Udinese’ come marchio di fabbrica in stile Ajax, inconsapevole più o meno inconsciamente che quel modello funziona perché ci sono basi solide su cui applicarlo. Costruire le squadre sempre e comunque pensando che questo modo di stare in campo sia l’unico bello e possibile è alquanto deleterio.

Eppure è stato imposto ad allenatori che da sempre hanno giocato con la difesa a quattro, Nicola compreso. L’unico che è riuscito a salvarsi da questa mannaia è stato il buon Gigi Delneri, che nonostante non abbia fatto sfracelli, è stato esonerato forse in maniera frettolosa rispetto ad altri colleghi. Ora si è ripartiti da questo modo di stare in campo, senza fasce che coprano tutta la corsia, con tre centrali difensivi che commettono almeno due errori gravi a partita, con un centrocampo che fatica a  costruire giocando spesso dietro la linea del pallone e usando lanci lunghi come escamotage, e con un attacco che inevitabilmente soffre.

Se ci aggiungiamo una rosa costruita con tanti doppioni dove non  servivano e altri ruoli rimasti scoperti ecco che si spiegano molte cose. Non tutte, perché la crisi Udinese nasce tanti anni fa e va ricercata in ben altre vesti che non in in quella squisitamente tattica. Fosse solo questo il problema sarebbe già risolto. Ma anche questo è un fattore che contribuisce ai risultati e al non gioco. Nicola ancora non ha dato identità alla squadra, non serve però appellarsi agli assenti o alla mala sorte, serve essere pragmatici. Con quello che ha a disposizione o prendere le redini in mano di uno spogliatoio complicato oppure non se ne viene fuori. La vittoria col Chievo è una boccata d’ossigeno, ma nulla più e col Bologna sarà durissima, basta vedere come ha cambiato faccia nonostante la sconfitta di Roma la squadra di Sinisa Mihajlovic, che a Udine si giocherà la salvezza e ne è già consapevole.

L’Udinese che può fare? Con i felsinei mancherà Fofana. Per molti un evviva, per Nicola un problema se giocherà sempre con lo stesso modulo, visto che Behrami sarà ancora fuori e Sandro in dubbio. Ma anche ci fossero cambierebbe poco, perché la squadra così com’è concepita non crea occasioni e ne realizza ancora meno. De Paul è un ibrido che si impegna, ma poco altro: come quei bambini delle medie che danno l’anima per imparare la matematica, ma proprio non ce la fanno con buona pace di insegnanti e genitori. Ce la mettono tutta, indubbio, ma alla fine non è il risultato che conta? Il giocatore argentino viene difeso a spada tratta come è ovvio che sia, ma rimane il dubbio che questa squadra con un vestito più logico potrebbe forse esprimersi meglio.

E quale sarebbe questo vestito? In casi dove non si rende, la semplicità paga sempre e il 4-4-2 è l’unica soluzione. Peccato che D’Alessandro si sia fatto male, che Ter Avest sia sparito dalla circolazione che Zaagelar sia ancora un oggetto misterioso, che De Maio come terzino è tutto da verificare. Insomma cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia: un gran casino, visto che poi qualcuno di importante dovrebbe rimanere fuori con buona pace per chi deve fare le scelte. A Udine da tempo scriviamo che ci sono troppi generali e poca truppa, peccato solo che i generali non riportino ai vertici quanto davvero accade perché impauriti della reazione. In più aggiungiamoci quei procuratori agenti di mercato che sono di casa da queste parti e il gioco non è fatto, anzi è in alto mare.

La sensazione che diciamo da tempo, confermata anche da fonti interne, è che giochi spesso chi ha un santo in Paradiso in più di un altro. Nessuna raccomandazione, per carità….Diciamo solo consigli per gli acquisti futuri da altri club. L’Udinese è questa e ora il pubblico deve capirlo. Non fare l’errore dell’anno scorso di applaudire solo per la maglia. A volte far capire in modo civile il dissenso è il miglior modo per spronare l’ambiente a migliorarsi. Perché l’Udinese faticherà a salvarsi, questa è la realtà dei fatti. Per poi vantarsi, dare le colpe ai giornalisti critici, ai tifosi maldestri, alla sfortuna, alla VAR, agli infortunati, e poi ripartire da dove si è finito. Con gli stessi problemi per un nuovo anno di sofferenza. Perché come già detto questo club pare abbia imparato come insegnare, ma dimenticato come imparare. E forse questo è il problema già grave. Non ascoltare le critiche e cercare di cambiare finché si è in tempo. Anche Nicola dovrebbe ragionare su questo: sicuro davvero che il 4-3-3 almeno non possa essere una soluzione diversa dal solito, stantio, noioso, prevedibile gioco visto finora?

 

 

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