Strama e il Toto Totò

Strama e il Toto Totò

Che  Totò Di Natale sia il Re di Udine è indiscutibile: a lui va il merito di aver contribuito di raggiungere gli obiettivi negli ultimi sei anni (salvezza ed Europa) con oltre il 50 per cento delle reti fatte. Lui però è anche un capitano coraggioso, uno di quelli che detta legge. In settimana si è parlato tanto della rottura tra Udinese e Stramaccioni, imprevista per molti perché solo il 26 aprile Paròn Pozzo l’aveva confermato senza troppe esitazioni. In un mese possono aver cambiato le carte i semplici risultati della domenica? Sì, certamente non possono aver fatto piacere alla proprietà, ma ovviamente non possono spiegare da soli la scelta perpetuata. C’è dell’altro e anche se qualcuno si è premurato di sottolineare che Di Natale non c’entra, le cose non sembrano affatto così. Antonio+Di+Natale+Hellas+Verona+FC+v+Udinese+_HKKZ0XzJmWlDi Natale-Strama: L’abbraccio

Facciamo un passo indietro: molti (noi compresi) siamo rimasti stupiti a Verona dell’abbraccio che Di Natale ha rivolto al tecnico dopo il gol. Un gesto bellissimo all’apparenza. Però…Però i retroscena possono partire da lì. Una persona molto vicina ai Pozzo ci ha posto un quesito a caldo: ‘Ma non pensate che quando ci sono questi gesti plateali, non sia perché dietro ci sia stati un litigio?’. Beata ingenuità, forse, la nostra.

Ora che però il divorzio tra tecnico e Udinese è stato sancito, quel dubbio ritorna in testa prepotente. Anche perché altri indizi si sono sommati: l’esclusione col Sassuolo del capitano pare che non sia stata accolta bene dall’attaccante. Il punto è che Di Natale doveva rassegnarsi a essere un comprimario per il bene della squadra che doveva iniziare un nuovo corso. In avanti non si poteva più pensare di puntare solo su di lui, costruendo il gioco finalizzandolo al suo estro e alle sue giocate. L’idea, portata avanti per un anno, era di dare soluzioni diverse, un gioco che si esprimesse attraverso il collettivo e non più attraverso il capitano. Una scelta dettata dall’età che avanza, una scelta dolorosa certamente, ma una scelta che anche la Juve aveva fatto a suo tempo con Del Piero tanto per citare uno degli esempi più famosi: quella volta ‘Pinturicchio’ fu lasciato andare via, moltissimi storsero il naso, poi la storia ha detto che tagliare il cordone ombelicale con un simbolo non è poi così doloroso. Fatto sta che in settimana, la più complicata, ha visto sancire la rottura definitiva con altri indizi che si sono aggiunti: il fatto che martedì a una serata di beneficenza Strama era presente e Di Natale no. Mercoledì alla serata dei club vice versa il capitano presente (con parole importanti sul futuro), ma Strama e lo staff assenti. A Cagliari, infine, Di Natale escluso. La sensazione è che si viva una situazione tra separati in casa: Stramaccioni voleva garanzie diverse per il futuro, la società ha sposato altre idee. Forse si è scelto chi deve sposare in ‘toto’ la politica. Ora cala il sipario: rimane la strada intrapresa. Condivisibile o meno è quella definitiva: non resta che guardare avanti, consapevoli che la storia viene fatta anche con decisioni dolorose. A volte i compromessi non riescono, e a oggi la sensazione è che Strama e Totò non potessero convivere e probabilmente ogni mediazione è fallita.

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