Stramaccioni e il colpo di Geijo

Stramaccioni e il colpo di Geijo

Andrea Stramaccioni è, pardon, ha un Geijo: a Genova, in una partita dove gufi, gufetti e cornacchie avevano già pronti i coccodrilli (con lacrime annesse), ecco che l’allenatore più giovane della ‘A’, ha voluto stupire tutti o meglio far vedere a tutti chi comanda e come. 

La storia sembra una di quelle natalizie: Alex Geio, dopo anni di girovagare senza purtroppo lasciare traccia, parte titolare nella gara forse più delicata. Con Thereau vicino, cioè con Di Natale in panchina.  Molti si sono stropicciati gli occhi, ammettetelo. Del resto perfino il club sembrava intenzionato a cedere lo spagnolo a gennaio. La sicurezza su questa operazione è certa.

Ed ecco il colpo di genio o di Geijo se preferite: Strama in un colpo risponde sul campo e fuori. In campo manda chi merita. Di Alex, il suo allenatore stravede per la professionalità e per il silenzioso impegno con cui accetta tutto. E’ il suo lavoro: sa di dover faticare, senza nemmeno la sicurezza di avere chance perché c’è Muriel da valorizzare, Thereau comprato per avere un attaccante tutto fare e Di natale che, bé, non ha bisogno di parole.

Eppure alla fine, alla vigilia del Natale, Di Natale va in panchina. Scelta tecnica, niente di più. L’anno zero deve partire prima o poi e sempre prima o poi i vecchi devono lasciare il posto a chi cresce. Si chiama cambio generazionale, ma anche meritocrazia. Perché se i senatori si comportano come Di Natale (assassinato in panchina a soffrire come se fosse in campo e negli scampoli di minuti concessogli va pure vicino al gol) o come Pinzi (guerriero da sempre  per sempre), allora si può parlare di squadra. Altrimenti il rischio di avere giocatori che aspettano solo la pensione c’è. La risposta che Strama ha dato è a tutti.

A chi pensa di avere il posto assicurato solo per contratto, a chi vuole fare i conti senza l’oste ecco a voi il colpo di Geijo appunto. Un colpo che porta solo un punto (maledetto palo, sarebbero stati tre!), e probabilmente l’anno zero può davvero cominciare.

Ora che l’allenatore ha dimostrato che ha palle per decidere in autonomia e senza condizionamenti, ora che l’allenatore ha fatto intendere che certe scelte di mercato vanno ponderate, ora che l’allenatore ha mostrato che la squadra va motivata anche con scelte a sorpresa, allora molte cose potrebbero cambiare.

Chi non accetta la competizione può andare via, altrimenti avanti dritta, perché questa Udinese tecnicamente non sarà come quella che aveva Guidolin con Sanchez, Totò, Isla e Asamoah per dire, ma ha 22 punti ed è lì a pochi passi da quelle che dicono che ‘vogliono qualcosa’.

Ieri il Ds Giaretta ha confermato quanto detto da Pozzo: l’asticella va alzata. Probabilmente anche il club ha capito che con la politica fin qui adottata ci sono ottimi risultati, ma poi è difficile pensare di alzare l’asticella confermando giocatori e pensando di puntare a qualcosa di concreto. Lo stadio è il tassello mancante per arrivare a questo progetto o sogno, chiamatelo come volete.

Intanto però la rivoluzione sta cominciando davvero. Sembrava interrotta da vecchie ruggini che non venivano via. Stramaccioni con Geijo e il nuovo che avanza (Wague, Evangelista) sa che può alleare una Udinese a sua immagine: furbetta e affamata, sincera e coerente.

Però permetteteci una sottolineatura: se oggi Alex l’ariete è qui il merito va a Gianni De Biasi, che l’ha voluto a forza per gli stessi motivi che nel 2010 lo attanagliavano, simili a quelli di oggi. Gente appagata e attacco corto con il solo Totò a fare la differenza e a dover giocare per lui e non con lui. De Biasi è uno degli allenatori più preparati in Italia e con un alto profilo umano. Strama non è da meno, solo un po’ più giovane. Solo che De Biasi ha dovuto emigrare e creare il miracolo Albania, Strama ha la fortuna di aver trovato chi crede in lui. Per questo va seguito, i gufi e i coccodrilli possono aspettare fuori.

Il colpo di Geijo è dedicato anche a loro. Senza rivincite, solo per ricordare che questa Udinese che sta nascendo è in mani che sanno maltratta come la creta.

Ps: la foto natalizia più bella di questo scorcio di stagione? L’abbraccio dopo il gol tra lo spagnolo e il suo mister. Anche Danilo lo ha fatto, rispondendo così con carattere alle critiche. In una settimana lo spogliatoio si è ritrovato, ricordate l’anno scorso quando dopo un gol l’esultanza era per sé stessi e non assieme? Ecco anche questo è un piccolo miracolo di Natale.

©Mondoudinese

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