Stramaccioni e il cubo di Rubik

Stramaccioni e il cubo di Rubik

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Stramaccioni, classe 76′, fa parte di quella generazione che ha attraversato gli anni dell’adolescenza (quelli più belli), durante i favolosi anni 80. Epoca edonistica, dove il lavoro non mancava e i soldi neppure, dove i cartoni animati in tv erano già a colori ed erano meno sofisticati e più sinceri di quelli di adesso; dove non c’erano Play station o x box, ma al più i primi commodore 64, tanti giocattoli di legno e tra questi il cubo di Rubik.

Il favoloso quadrato, composto da 9 quadrati per ognuna delle sue 6 facce, caratterizzati da almeno 6 colori differenti, fu il giocattolo-rompicapo più venduto della storia con almeno 300.000, vendite in quella decade. Un giocattolo, ma soprattutto un rompicapo, che appassionò milioni di ragazzi in tutto il mondo. Non sappiamo se pure l’adolescente Stramaccioni se ne fece regalare un modello dai suoi genitori. A giudicare dall’abilità, e dalla frequenza con la quale, però, riesce ogni domenica a cambiare faccia e pelle alla sua Udinese,anche durante la stessa partita, girando e rigirando i vari interpreti per ogni ruolo, diremmo che forse forse, il pischello Andrea all’epoca degli 80’s deve essersi divertito parecchio a cambiare i colori del cubo, forse quello dei suoi compagni di scuola, se proprio non il suo. Ogni faccia del cubo rappresenta 9 quadratini, che bisogna cercare di comporre con il medesimo colore. Se paragoniamo i quadratini agli effettivi bianconeri sul campo da gioco, ok quelli sono 11, 10 se consideriamo che il portiere viene lasciato fuori dalle tematiche tattiche, e le 6 facce del quadrato come 6 vari moduli che si possono adottare, possiamo realizzare come gli esperimenti tattici del tecnico romano, in realtà molto hanno in comune con il rompicapo colorato ideato dal professore di architettura Ungherese Erno Kubik.

I moduli adottati da Stramaccioni infatti, in tutti questi mesi, sono almeno 6, il 3 5 2, il 3 5 1 1 , il 3 4 2 1 , il 4 4 2 , il 4 3 2 1, il 4 3 1 2. Teorizzando che il gioco della squadra , con almeno un modulo (faccia) sia comparabile alla riuscita o meno di formulare almeno una faccia con uno stesso colore di quadratini, beh, si può dire che Stramaccioni ancora non sia riuscito a risolvere tale rompicapo. Già, perchè di rompicapo si tratta. Ok, c’è da dire che il tecnico non ha potuto disporre di tutti i quadratini fino ad ora, visto che causa infortuni vari Silva, kone, Muriel e Domizzi spesso e volentieri sono stati assenti, però è lampante il fatto che nonostante una buona classifica, questa Udinese, pur cambiando varie facce (moduli), non sia riuscita ancora a mostrare un gioco soddisfacente (un colore unico). Dopo le vittorie con Cesena e Inter, il tecnico si sta concentrando su una faccia in particolare, il 3 5 1 1.

Si puo dire che in queste due sfide, per almeno 120 minuti su 210 (supplementari compresi) si sia vista, con questo modulo, un’Udinese capace di mostrare un gioco efficace e gradevole. Certo, è difficile riuscire a mostrare un gioco efficace e gradevole per tutti i 90 minuti di una partita, ci sono anche gli avversari, però c’ è da dire che con il ritorno della difesa a 3 almeno ci si è andati vicini. L’applicazione dei tre difensori ha portato nuovamente Guillherme in posizione di Play, Allan in quella di mezz’ala, che più gli si addice, e scatenato le ali. In questo contesto si sono viste molte occasioni da rete, un baricentro più alto di gioco, e poche occasioni concesse all’avversario. E’ il modulo ideale allora? Se esistesse un modulo ideale non basterebbe che applicarlo e tutto sarebbe risolto. Non è così facile.

In realtà tutto dipende dagli interpreti. Stramaccioni ha a più riprese precisato che il vestito tattico va costruito su misura degli interpreti. Ma non basta. Una squadra è tale se mantiene l’atteggiamento giusto, la concentrazione, la voglia e se dispone di una condizione fisica buona. Premesso che il baricentro alto, è dettato anche dal pressing, e dalla corretta applicazione dello stesso, e che il pressing è determinato dalla condizione fisica ma anche dall’atteggiamento della squadra, possiamo capire come la buona riuscita di un modulo tattico in realtà dipende da molte variabili aleatorie, e che in sostanza, sono gli interpreti fare la differenza. Il coraggio e la dedizione nel portare il fronte alto del pressing nella metà campo avversaria, la compattezza nell’applicarlo, e quindi la concentrazione che deve essere connessa tra tutti gli elementi in campo.

Da qui la difficoltà nel quale si può mettere l’avversario, vessato da tale “pressing di gruppo”, e il morale che si può alzare modulando verso l’alto l’autostima, che cresce man mano che l’applicazione tattica riesce e porta frutti (tiri in porta, possesso palla, corner conquistati, gol). Tutto poi cresce a dismisura, e quando l’autostima cresce, perchè il gioco collettivo incrementa i giri del motore, anche le individualità si esaltano. E’ così che i giocatori dotati di tecnica provano le giocate impossibili, talvolta riuscendovi. Insomma, Il modulo è importante, per mettere ognuno al suo posto e per garantire equilibrio, ma l’efficacia dello stesso è determinata dall’anima della squadra, dalla coesione tra gli elementi, la condizione fisica e dal coraggio. Senza condizione fisica, per esempio, la squadra perde le distanze, e quindi gli equilibri. Insomma, la buona riuscita di un modulo dipende da tantissimi fattori.

Basta una variabile impazzita (disattenzione individuale, perdita di un elemento per infortunio, calo di convinzione, etc) per mandare tutto all’aria. E’ per questo motivo che Stramaccioni fa benissimo a provare molte facce del cubo di Rubik, se i giocatori della rosa lo consentono ovvio. Ci saranno momenti in cui una faccia avrà un colore omogeneo, e altre che saranno ancora un puzzle di colori, ma solo girando e rigirando, provando e riprovando, ci si avvicinerà alla quadratura…..del cubo. Insomma, ci rendiamo conto che la perfetta manipolazione dei quadratini porta alla riuscita del rompicapo, però le analogie con il gioco del calcio finiscono qua, perchè ahime, la perfezione nel calcio non esiste; ci accontenteremmo tuttavia che almeno con uno dei tanti moduli proposti dal tecnico , la squadra riesca a proporre un gioco godibile e vincente. Insomma, una sola faccia, con il colore giusto. Sarebbe davvero un grande risultato.

©Mondoudinese

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