Troppi blackout e pochi lampi di genio

Troppi blackout e pochi lampi di genio

“Quest’anno non ci siamo fatti mancare niente”. Prendiamo in prestito le parole di Roberto Donadoni (pronunciate la scorsa settimana in seguito a una lite avvenuta in allenamento tra Lila e un ragazzo della Primavera) per dipingere la stagione dell’Udinese. Ovvero un quadro grigio topo con qualche sfumatura di rosa. 10052015-ISG_4377E se per Erika Leonard James, le “Sfumature di grigio” sono state sinonimo di passione ed eros (oltre che di un successo letterario planetario), per l’Udinese il grigiore di questo campionato ha, invece, appiattito l’entusiasmo dei tifosi, risvegliati soltanto da qualche sporadico lampo di genio. Come dimenticare la prestazione di carattere a Roma contro la Lazio? O la sconfitta (immeritata) con i giallorossi al Friuli decisa da numerosi errori arbitrali? O ancora, i pareggi tutto cuore con Juventus e Fiorentina, a cui ben si abbinano le prove di orgoglio con Milan, Inter e la sfida di Coppa Italia con il Napoli? Sono questi i pixel a tinte forti che l’Udinese ha collezionato nell’arco di nove mesi. Per contro ci sono tanti tasselli che vorremmo rimuovere con piacere, come i ko esterni a Cesena e Parma, che hanno minato le certezze del team di Andrea Stramaccioni, scatenando le ire della società, o il passo falso interno con il Palermo. Pensavamo di averle viste tutte. E invece no. Domenica si è nuovamente spenta la luce, proprio nel giorno dedicato ai 206 gol in serie A di Di Natale, nella penultima gara casalinga, quella che anticipa il commiato dal pubblico di casa. Certo, per l’ennesima volta il risultato è stato inficiato da decisioni arbitrali errate (il gol del possibile 1-1 firmato da Cyril Thereau era regolare) e l’assenza di Allan nel mezzo non è facile da sopperire, ma questo non può bastare a giustificare un simil tracollo. Sull’Udinese (e non solo sulla parte destra della casacca) è calata improvvisamente la notte. E nemmeno le motivazioni più alte della Sampdoria bastano per spiegare quanto accaduto domenica. Ancora una volta l’Udinese ha dimostrato di essere recidiva: quando i riflettori si abbassano, cala anche la squadra. Un problema di mentalità che dovrà essere risolto in vista della nuova stagione. Quest’anno il fallimento del Parma e l’harakiri del Cesena – al quale probabilmente si aggiungerà presto quello del Cagliari – hanno consentito ai bianconeri di mantenersi costantemente fuori dalle zone calde della classifica, ma non si può pensare di affrontare la prossima stagione con questa mentalità. E nemmeno con la stessa squadra. Aldilà delle partenze (più o meno certe), c’è una fascia sinistra da ricostruire, un centrocampo da sistemare e un attacco che, in caso di addio di Totò, avrebbe bisogno di un innesto di livello. Ovviamente il pensiero corre sempre a lui, Fabio Quagliarella, il giocatore più rimpianto degli ultimi anni, sul quale ci sono dei “ragionamenti” in corso proprio in questi giorni da parte del club bianconero. Poi circola il nome di Alberto Paloschi, ex compagno di Thereau al Chievo e di altri “outsider”. Tutto dipenderà da quale sarà la decisione finale di Totò: Udine e l’Udinese sarebbero ben lieti di festeggiare nuovi record del loro numero 10, magari con una vittoria “pesante”…

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