Troppo poco, piccola Udinese: troppo poco.

Troppo poco, piccola Udinese: troppo poco.

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Arrivare da Belfast via Londra con levataccia alle tre del mattino per vedere questa gara è decisamente incomprensibile. Qualcuno mi deve spiegare cosa muova un adulto sulla via della senescenza a lasciar perdere tutto e tutti ed esser presente lì, dove si scontrano due tra le squadre più vetuste del campionato.

Come fondazione, ovvio. Ma oggi anche come espressione di gioco. Specchio ne sia il primo tempo: l’Udinese pare giochi in trasferta, segno che lo sbandierato effetto-nuovo-Friuli si è probabilmente diluito, stinto, smarrito ed è divenuto l’effetto-sandero, con una serie di prestazioni sempre meno convincenti. Di fronte i campioni mondiali di possesso-palla-senza-tirare-mai, che creano un’occasione sola e si svegliano nella ripresa quando cingono d’assedio l’Udinese per venti minuti buoni (anche lì solo un tiro), fino al rigore (che non ho rivisto in tivù, ma onestamente live mi sembrava tale) che ha sigillato la gara. Un pari scritto fra due squadre a sei punti, stasera a sette e tutto sommato giunte all’ennesima sosta-nazionale meglio di come si sarebbero attese dieci giorni fa.

Secca, duole, quasi offende ripetere di continuo le stesse cose: Guidolin (ultimo anno), Strama, ora Colantuono gestiscono squadre mediocri, dandovi un’impronta mediocre con esiti altrettanto mediocri. Sono stanco, lo sarete anche voi di legger pezzi fatti a fotocopia che inneggiano al calcio che fu. Qualcosa di meglio andrebbe fatto: per sé stessi, per la gente che viene allo stadio (sempre meno copiosa, sempre meno volentieri, sempre più sconsolata), per chi ne deve scrivere e ogni maledetta domenica si sente sempre più a disagio.

Perché se si dà speranza, se si cerca ottimisticamente di ”salvare” qualcosa, qualcuno, si viene a patti con la propria coscienza in maniera eccessiva. Se invece censurassimo ogni palpito proposto dalle sei gare seguite all’inatteso trionfo di Torino si peccherebbe d’ingenerosità.

Però non ci si diverte.

Oggi Gasperini secondo me si è giocato male la gara nella ripresa. Ha sì inserito il litigiosissimo Pavoletti, dall’impronta più prettamente offensiva, ma togliendo Capél si è mangiato una delle due pedine (assieme a Cissokho) che hanno demolito le fasce bianchenere con costanza e dedizione, svariando verso il centro e guadagnando una serie infinita di punizioni. Il Genoa oggi ha mostrato cosa significhi quantomeno la volontà di far gioco, certo sterile ma comunque gioco: d’altra parte i rossoblu hanno Perotti e l’Udinese no, e Laxalt, Capél, Cissokho, Rincòn e l’Udinese no. Qui si è scelto di prediligere il muscolo al fosforo, e lo si capisce quando oggi subentra il medio Iturra e non più Bruno Fernandes, che stava quasi per entrare quando i crampi del bravo Felipetto Dal Bello lo hanno fregato.

Ha deciso, Colantuono, di cercare di giocarsi la gara con un centrocampo inedito, Lodi-Marquinho, gli esiti del quale sono testimoniati dalle decine di metri di spazio che i mezzani avversari avevano a disposizione.

Ho ascoltato intenerito l’affetto con cui alcuni colleghi hanno accolto Khassim Alì Adnan, blandendolo ché aveva giocato benissimo, ché quasi non ci si crede quanto veloce sia stato il recupero dall’abbassamento di forma seguìto alla convocazione in Nazionale. Ecco: Alì è sceso (contate) quattro volte oltre la metà campo. Quattro. Cissokho la fascia l’avrà percorsa, tutta. Una quarantina di volte. Penso non serva dire altro.

Presentando questa gara avevo sostenuto che la potevano vincere solo controllando gli esterni e non intimidendosi: appunto. Ma i pedatòri friulani, che scemi non sono, hanno optato per il lancio lungo a scavalcare tutto e tutti, cercando le spizzicate di Théréau per Totò. Piccolo particolare: oggi Cirillo era in edizione-clochard, una di quelle giornate transalpine in cui a tutto rispondono “uff.. tsk” e non c’è verso, indolenza pura. Per fortuna che il Panda c’è, realizza anche oggi che il duro Demaio gli squarcia il sopracciglio mettendo dentro da sottoporta un ballonzolante servizio di Felipetto nostro amico mio.

Inutile: Totò e Peppino Théréau non si vedono. Saranno anche stati i due maggiori realizzatori l’anno passato, ma assieme non combinano: Totò va lungo e Cyril serve corto, Théréau chiede palla sui piedi e le capitain gliela allunga in area. Paga, l’Udinese, l’assenza del Panteròn. A proposito: operato di una cosa che non sarei nemmeno in grado di scrivere, gli auguriamo che i quattro mesi siano eccessiva stima dei tempi di recupero. Spiego: la Tenomiorrafia non è altro che la ricostruzione plastica del tendine disinserito di un muscolo; in parole povere poco prima di segnare al Bologna, la cordicina organica che tiene lo zapatiano muscolo della coscia legato in zona lombare si è staccato (o sfilacciato) e l’hanno dovuto sistemare. Detto ciò, oggi Aguirre non poteva giocare in sua vece? Non parlo di Perica, secondo me a gennaio lo rimanderanno al mittente (a meno che ad essere spedito prima non sia l’allenatore, che lo stima quanto un tedesco ha fiducia di un italiano). Magari si sarebbe prodotto qualcosa di più di una percussione al 94’ ed una susseguente traversa come azioni più pericolose della partita.

Quattro gare al Sandero: sconfitte con Palermo, Empoli, Milan; pareggio con il Genoa. Una saggia donna mi disse che in estate i quadrofenici seggiolini colorati come un quadro di Kandinskij avrebbero tratto in inganno chi avesse cercato di capire il numero di spettatori; in autunno ed inverno però aumentando gli abiti scuri, il gioco si sarebbe scoperto. Ed oggi, puntualmente, mi dicono la RAI abbia avanzato un’ipotesi di 4500 spettatori paganti, quando ovviamente almeno diecimila sicuramente c’erano.

Non vorrei.

Non vorrei il palco cascasse; Qualche anno addietro parlando dei bianchineri con addetti ai lavori meneghini, la risposta era “eeh, i Pozzo.. Grandi giocatori ma bottega cara”. Oggi rispondono “eeh… bello lo stadio nuovo”. Udine ha un invidiabile arena: ma ha una dirigenza lontana con la testa e le residenze, una squadra rapidamente immediocrentesi, una scelta tecnica (allenatori) passata dal pedagògo, al caciarone romano che par fin bravo da quanto parla bbene, per arrivare al catenacciaro anziate che come pedigree personale può sfoggiare l’Atalanta e un paio di esoneri a Torino. ‘Sta gente (gli spettatori) ha applaudito Giacomini al top, Zaccheroni, Spalletti, Guidolin quando ancora sbranava l’erba sotto i piedi ai giocatori; permettete loro, oggi, di giudicare lo spettacolo offerto sperequato rispetto al prezzo pagato.

Ora sosta: per loro, per noi, per tutti. Spero serva a recuperare energie, perché oggi non ho visto brillantezza. E ogni gara che passa, aumentano i dubbi su tante, troppe scelte. Ad iniziare da un tecnico che non capisce l’ambiente e, temo, viene ricambiato con la medesima moneta.

Vengo dall’Inghilterra, dicevo, e per esser presente ho preso un aereo, stamane, condividendo l’aeroporto con trentamila gitanti festanti quando il sole ronfava ancora; negli occhi ho la Premier che pare un altro sport: veloce, tecnico, pieno di stranieri ma di diversa qualità. Non è solo una questione di soldi, anche qui c’è chi ha pagato 50 milioni per due ragazzini forse valutati troppo frettolosamente. È la mentalità. Negli occhi ho Agüero che ne fa cinque in venti minuti, ho Pellé che stende da solo (assieme a Mane, per la verità) il grande Mou, con due assist ed una rete bellissima; ho Ighalo, il giocatore che nel 2015 (anno solare) ha segnato di più nei campionati britannici; oggi il ragazzo meraviglia ne mette due a Van Gaal e porta in alto l’Arsenal. Tutta farina nostra. E lassù, nella perfida Albione, alla faccia degli stereòtipi, la palla lunga al lungagnone pedalatore non si lancia più. Quello lo facciamo noi, qui, nell’arena Sandero inviolabile come una pornostar.

Franco Canciani @MondoUdinese

 

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