Udinese: a Verona un punticino, dovevano essere tre

Udinese: a Verona un punticino, dovevano essere tre

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Inizio da una nota di colore. Anzi colori: guardo le formazioni a centrocampo e mi par d’esser di fronte a Juve-Stabia – Cesena di serie cadetta. Se non potete (e so che  non potete!) ridarmi il mio calcio, quantomeno smettetela di usare colori sociali travisati. Maglia blu a risvolti gialli per l’Hellas Verona, maglia a strisce verticali alternate bianche e nere per l’Udinese. Ma è davvero così complicato? Tanto una maglia bianca ed anonima non ve la compra nessuno. Neanche sulle bancherelle (notar l’uso di termine arcaico. Come me).

La gara. Un pareggino niente di speciale.

Mandorlini ha mostrato oggi il perché probabilmente sarà esonerato. Lascia fuori Pisano, mette in campo l’ex-giocatore Giampaolo Pazzini, uno che quasi neanche dal dischetto la mette dentro, avendo come miglior movimento rimastogli in carniere la difesa della palla con conseguente rovinoso tuffo autodefinito. Certo, se ogni domenica troverà Sor Camilluccio della parrocchietta ad arbitrare potrà anche andargli bene. io ne dubito.

Non pago, l’ineffabile mister ed ex-libero di Udinese ed Inter, passa in vantaggio per una rigorazza tutt’altro che certa (Molla tocca anche la palla) concessa dal Camilluccio della Parrocchietta di cui sopra per un goffo ed ingenuo intervento di Wague sull’attivissimo (e poco oltre) Siligardi, una punta sterile che ricordo in una delle ultime edizioni della Triestina in serie B; Mandorlini dicevo invece che ringraziare il cielo e dare equilibrio alla squadra, toglie giocatori potenzialmente offensivi per rinforzare la maginot difensiva, facendosi schiacciare da un’Udinese al solito ruminante più che ficcante. La rete (bella e non fortunosa, amici miei!) de le clochard Cyril (ma non sta bene fisicamente, lo perdòno per l’indolenza), dopo che per altro Rafael aveva mal smanacciato un traversone di Bruno Fernandes, ma soprattutto il finale che avrebbe potuto regalare ai bianchi(neri) la seconda vittoria consecutiva in trasferta ed in rimonta, tutt’altro che demeritata, è conseguenza ovvia di una concotta tattica scellerata del brizzolato milanese.

Colantuono? Il solito. Gioca col solo Totò di punta, affiancato (si fa per dire) da Bruno Fernandes, con un centrocampo in cui Lodi fa fatica (ma non è Cruijff e lo si sapeva), Marquinho è rimasto sulla progressione di fine gara contro il Genoa, attualmente sua unica azione da ricordare, e Iturra… Béh ormai abbiamo imparato a conoscerlo in qualche pregio e nei molti suoi difetti.

Nella ripresa però l’anziate ridisegna la squadra, comprendendo che senza il dinamismo di Badu e la spalla offensiva per di Natale, rappresentata da Théréau, si sarebbe continuata la lienda tutta udinese di macinazione inutile della palla senza tirare mai. E qualcosa si vede: Hallfredsson non ha il passo per tenere beep beep Imma e smazza legnate quasi del tutto impunito da Camilluccio; la difesa gialla si abbassa al limite dell’area piccola e la rete di Cirillo nostro è solo logica conseguenza di quanto visto in campo.

Due punti persi: una gara così andava vinta. Poi, solo dopo ciarliamo: il Verona in potenza è una grande squadra, il Marc’Antonio Bentegodi è campo ostico, era un derby (per quanto in forma dimessa); ma prima di tutto ciò, prima di cavar fuori i taglietti di rito l’Udinese va in campo e la vince. Invece continuano, questi simpatici pedatòri, a regalare un tempo ad avversari modesti e dimessi (Bologna, Verona) per poi far valere la legge del (teorico) più forte: qualche volta vincono, oggi non ce l’hanno fatta. Le statistiche dicono che l’Udinese ha prevalso in tutti i parametri analizzati: ma era così all’intervallo? Oppure i bianchi(neri) si erano limitati a controllare le inutili folate offensive dei casalinghi, che come sempre sinora in campionato apparivano del tutto dipendenti da Luca Toni, quasi trentanovenne bucaniere attualmente ai box per infortunio?

Alla fine salvezza sarà: e tutti esclameranno che questo era l’intendimento iniziale, per cui cosa ci sarebbe di erroneo nel comportamento della società e dello staff tecnico? Domenica al FriuliSandero si parerà di fronte il Frosinone, formazione che io per primo ho etichettato come retrocessa ancora prima dell’inizio del campionato: sarà così, probabilmente, lo dicono le statistiche (le neopromosse di primo pelo spesso iniziano bene ma sfioriscono dopo un girone); intanto oggi la corazzata ciclistica di WalterLudmillo Zenga, rinforzata dal prode Cassano Antonio da Barivecchia, ha preso due pere e se n’è tornata a Zena priva di punti e soddisfazioni. E anche contro i gialloblu frusinati Colantuono si schiererà guardingo per difendere la porta? O finalmente cercherà di dare spettacolo, proponendo due punte vere, un trequartista, Lodi e Badu in mezzo eccetera eccetera eccetera?

Perché a me sta bene che mi si dica che Théréau non regge i 45’, ma nemmeno Aguirre? O Perica? Neanche Lucas Evangelista? Perché ostinarsi ad andare su tutti i campi, incluso il Sandero, contro ogni avversario presentandosi al centro del ring con i guantoni a difesa delle guance, quasi a dire “non farmi troppo male”?

Colantuono, alla domanda se sia stato, quello di oggi, un punto guadagnato o due persi ha affermato di non saperlo. Gli ho già risposto: due punti gettati. Lui è più bravo di quanto stia mostrando di questi tempi, più bravo di mestieranti come Mandorlini e oggi lo si è parzialmente visto. Un umile consiglio: raggiunga i 37 punti nel tempo più breve possibile, poi si liberi dalle remore e li faccia giocare al calcio. Noi podosfanarchici, soddisfatti, innalzeremmo per lui canti e vessilli.

Franco Canciani @MondoUdinese

 

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