Udinese, analisi logica di una crisi senza fine

Udinese, analisi logica di una crisi senza fine

Tatticamente e tecnicamente l’Udinese rispecchia la sua classifica, con talmente pochi punti che deve solo ringraziare (per ora) il Bologna che a Udine verrà per fare la sua finalissima. Insomma, di spunti positivi non ne esistono, ma di preoccupazioni annose sì. E prima o poi anche il culo finisce. Ricordiamoci gli ultimi anni e quanto quel fattore sia stato determinante per la salvezza. Inutile girarci attorno, forse durerà ancora, ma siamo certi che sia il bene migliore?

di Redazione

Oggi non abbiamo offerto una prestazione all’altezza e non voglio aggrapparmi alle decisioni arbitrali: per questo motivo abbiamo deciso di togliere i due giorni liberi alla squadra. Da domani si lavora e andremo in ritiro anticipato. La moviola in campo? Tutto ci gira contro, ancora non c’è un uso della Var corretto… Fino a quando non è stato loro concesso il primo rigore, la Sampdoria non aveva mai tirato in porta”. (Daniele Pradè, direttore area tecnica dell’Udinese Calcio Società per azioni”.

Il direttore ha anche aggiunto che i rigori  non gli vanno giù, ma caro il nostro bravo (e non ironicamente) dirigente, se una squadra non tira in porta (un tentativo in due partite), come sia può pensare che la Samp non avrebbe dilagato in altra maniera? A Marassi la differenza tecnica tra le due squadre è stata pressoché imbarazzante, e se si considera che per ora l’Udinese non solo non fa punti con chi le sta sopra, ma fatica anche con chi le sta dietro (per adesso una vittoria col Chievo è una col Cagliari,  le sconfitte con Bologna e Empoli, e un pari con il Frosinone e la Spal, da preoccuparsi in vista di possibili arrivi a pari punti.

Questa squadra è da Serie B, a meno che qualcuno non faccia peggio, ma dopo anni di disgrazie altrui che hanno salvato il salvabile, oggi è inutile anche sperarci perché i limiti tecnici di questa squadra sono evidenti e il mercato ha forse peggiorato le cose portando ulteriori doppioni.

Che Behrami per una sostituzione incomprensibile, abbia lievemente mandato “imprecazioni” verso “qualcuno”, è segno evidente che lo spogliatoio non c’è, ma non è una novità. Manca da quando manca l’ossatura di senatori italiani che sapevano anche “appendere al muro” chi remava contro. Finita l’epoca di Di Natale, Pasquale, Domizzi, Pinzi (peraltro con la società che non ha saputo nemmeno tentare di dargli un ruolo diverso in squadra), è finito anche l’ultimo baluardo di amore per  la maglia, esibito a parole, ma che di fatto è solo un’operazione ben architettata di marketing.

Ora il solito ritiro visto da anni in una comoda sistemazione cittadina, con telefoni pronti a squillare con i procuratori che si sincereranno delle “ingiustizie” che subiranno i loro poveri assistiti, reclusi in un cinque stelle con telefoni, playstation e qualunque altro passatempo che continui a dividerli in sotto gruppi, come non ce ne fossero abbastanza.

Anche Nicola sembra in confusione. Manca un’idea di gioco, manda sempre in campo la solita formazione con un De Paul che rimane un lusso (se così si può chiamare) per una squadra che deve pensare al sodo e che toglie spazio a una più logica doppia punta effettiva. Cosa penseranno Lasagna e Pussetto dell’arrivo di Okaka rimarrà un dubbio senza risposta, perché oramai tramite i canali ufficiali traspaiono solo frasi di circostanza o alibi seducenti. “Non sono solito fare giri di parole. Dico che fino al primo gol (questo è il quarto rigore che subiamo, ma cribbio chi li procura, NDR), poi sui due  ho molti dubbi. Ma questo non deve incidere sulla prestazione di squadra. Siamo andati dietro al nervosismo, non abbiamo giocato da squadra, abbiamo sbagliato tutti i movimenti. Non accetto questo, non ci serve per il percorso che dobbiamo fare. E’ la prima volta da quando ci sono io che non giochiamo da squadra. Sono qua non per fare complimenti a Quagliarella ma per fare autocritica: questo tipo di sconfitta deve servirci molto“. Ancora una volta si cerca di coprire le magagne con gli episodi (i rigori per l’appunto) senza comprendere che così facendo si regalano alibi ai giocatori che si deresponsabilizzano delle loro colpe, o meglio dei loro limiti evidenti. Sono scarsi e la classifica ne è la fotografia, ma dire che le cause sono gli episodi è a dir poco ridicolo, visto che se l’Udinese avesse giocato forse si potrebbe addire a queste situazioni, ma visto che i bianconeri da tempo sono una squadra fantasma è a dir poco irriverente contro chi ha visto la gara e si è fatto la sua opinione. Il fatto del nervosismo è poi un’altra frase di circostanza: una squadra che sa di aver subito un  torto, presunto o meno che sia, deve reagire con veemenza, forte del fatto che si sente usurpata. Invece l’Udinese è sempre rassegnata, o meglio senza schemi di gioco effettivi. In fase difensiva dieci giocatori dietro la linea del pallone, in fase di possesso al massimo tre che vanno oltre ad essa. Nicola ragioni anche su questo, ma non in ritiro, perché nelle comodità non si tira fuori nulla, serve ben altro.

Ma non chiediamo troppo né a Pradé, né a Nicola, ennesimi capri espiatori di una società che fa le cose in maniera a dir poco pressapochista e non è di certo questo il cosiddetto “anno storto”, altro alibi che spesso aiuta a mascherare ben altri problemi. A Udine ci sono troppi generali e poca truppa, troppa gente che mette becco sulla formazione e da Londra non sembrano arrivare decisioni pragmatiche, ma solo estemporanee.

Infine una considerazione sui singoli: detto di De Paul, perché Fofana continua a deliziare i tifosi avversari? Perché non si rimette Mandragora (mister 20 milioni?!) davanti alla difesa rinunciando anche ad altro, perché Lasagna da capitano è finito praticamente a fare il comprimario (acciacchi a parte), perché la difesa continua ad essere a tre, sapendo che dall’ultimo anno di Guidolin è stato uno dei problemi fondamentali visto che le fasce mancano? D’Alessandro è buono a puntare l’uomo, ma non rende quando deve difendere, Larsen sa difendere meglio, ma fatica a fare tutto il campo per novanta minuti.

Ora il calendario si fa pesante, con Fiorentina e Torino all’orizzonte. Non ci si illuda, anche lo pseudo ritiro (?!) non cambierà le cose: forse a livello nervoso ci sarà una reazione, ma tatticamente e tecnicamente l’Udinese rispecchia la sua classifica, con talmente pochi punti che deve solo ringraziare (per ora) il Bologna che a Udine verrà per fare la sua finalissima. Insomma, di spunti positivi non ne esistono, ma di preoccupazioni annose sì. E prima o poi anche il culo finisce. Ricordiamoci gli ultimi anni e quanto quel fattore sia stato determinante per la salvezza. Inutile girarci attorno, forse durerà ancora, ma siamo certi che sia il bene migliore?

 

 

 

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