Udinese, com’è distante quel Verona….

Udinese, com’è distante quel Verona….

Adirano Fedele ci ha raccontato che quando il Verona ha scalato la B fino allo scudetto, una cosa era ben chiara: « giocatori, staff, dirigenza e famiglie, erano unite, amiche, si usciva la sera assieme, si scherzava, Trivella faceva le imitazioni, eravamo un gruppo unico che si divertiva fuori e dentro al campo ». Ecco questo è il segreto del mio successo, citando un famoso film.

L’Udinese di Stramaccioni vorrebbe imitare quella mentalità: ma quanto è dura quando hai il 70 per cento di stranieri in campo. Il tecnico fa bene a cercare l’identità con la terra (il figlio è nato a Udine e se ne vanta), e con i tifosi (voler vincere prima di tutto per loro è bello sentirlo dire), ma il lavoro non è facile.

Illudersi di costruire un secondo miracolo Verona, il miracolo per ora sono i piazzamenti consecutivi che qualcuno inizia a vedere con insofferenza: Pozzo per primo che vorrebbe con lo stadio nuovo vedere una squadra vincente. Intanto vede la solita Udinese che gioca un tempo, soffre nei minuti finali, prende gol evitabili e poi si scioglie.

Una mentalità anni luce da quella di Bagnoli: l’Udinese va a intermittenza, a volte sembra di rivivere la scorsa stagione quando dopo averle prese la squadra si rialzava. allora servivano le parole dure del Parò, oggi ci pensano Stramaccioni e Deki, che però ancora non hanno trovato la chiave giusta per far girare i suoi con continuità.

Si passa dalla zona alla marcatura stretta, dalla difesa a quattro a quella tre: forse la squadra è stata costruita in estate senza capire bene dove si leva andare. Qui sta il problema che dev’essere corretto in inverno ove possibile. Ma senza illudersi che arrivino campioni perché in questo mercato solitamente si fa qual che si può. Aguirre, Rovini, magari riportare Camigliano sarebbe già qualcosa, poi si vedrà.

La rosa a disposizione di Strama non è scarsa, è solo un fiore spocchioso che stenta a sbocciare. Le soluzioni ci sono, ma la coperta rimane sempre corta.

Comunque sia nessun dramma e nessuna polemica: solo un’analisi di una sconfitta che insegna che la fame fa la differenza nel calcio. A 21 punti c’è modo per capire, studiare e rimediare, anche se davanti gli ostacoli non mancano. Proprio questo dovrebbero dare forza alla squadra che è sempre vittima dei suoi errori e di giocatori forse sopravvalutati, almeno finché non troveranno la giusta collocazione.

La grinta c’è, la fame e l’ambizione sono le questioni su cui si deve fare qualcosa. Partendo da uno spirito di gruppo che non sarà quello del Verona del 1984, ma è certamente compatto. Multilingue, ma compatto e anche questo è un punto su cui riflettere per il futuro.

Mv©Mondoudinese

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