Udinese, da sempre alla ricerca del ‘bel gioco’

Udinese, da sempre alla ricerca del ‘bel gioco’

L’avvento di Stefano Colantuono sta confermando il ritorno alla difesa a tre, da anni nel DNA dell’Udinese. Il tecnico di Anzio fin dai primi giorni ha puntato su questo modulo, con la variante dei cinque centrocampisti e le due punte.
Una storia d’amore, quella tra i bianconeri e questo modulo, nata ai tempi di Alberto Zaccheroni. Ma tutta la storia recente dei bianconeri è concisa con un’avanguardia tattica, sempre rivolta alla ricerca del tanto decantato bel gioco.

MASSIMO GIACOMINI L’allenatore del triplice salto dalla C alla A è anche l’artefice dell’Udinese all’olandese, con un 4-3-3 (libero incluso visti i tempi) che sapeva molto di innovazione. Nessuno in Italia giocava così, Giacomini utilizzava De Bernardi, Vriz e Ulivieri e le difese avversarie si tagliavano come il burro.
ENZO FERRARI Anche l’allenatore dello scudetto Primavera ha sempre amato il gioco offensivo, anche se lui usava più che altro gli incursori laterali per aiutare le due punte. Così Massimo Mauro si ritrovava a fare anche la terza punta in un 5-3-2 dinamico che però non convinceva del tutto Mazza. Che chiamò Luis Vinicio proprio in nome del bel gioco. Esperimento che non ha dato i frutti sperati.

NEDO SONETTI L’avvento di Pozzo nel 1986 fin dagli esordi conferma la ricerca di allenatori che sappiano dare un’impronta offensiva. Ritorna Giacomini, ma l’anno è tribolato e si chiama perfino Bora Milutinovic, lo zingaro del calcio, per dare una sterzata che non arriva.
Serve uno pragmatico e toscanaccio come Sonetti: il suo 5-3-2 sembra statico, ma in realtà dietro a De Vitis e Branca agiva come trequartista Catalano, con Minaudo che saliva spesso a dare manforte.
Arriva anche Sacchi e il suo calcio totale, cambiano i modi di stare in campo, ma a Udine si bada ancora al sodo.
ADRIANO FEDELE Balbo, Branca e Dell’Anno: bastano questi tre per capire come volgeva il gioco dell’allenatore friulano. Che più che alla tattica guardava alla grinta. I risultato sono arrivati, il tanto decantato gioco meno.

Cambiano anche le regole, basta retropassaggi, addio libero.
GIOVANNI GALEONE Pozzo allora opta per il profeta della zona, Giovanni Galeone e il suo 4-3-3. Spettacolo assoluto in B, meno sicuro quando è stato proposto in A. Non era però questione tattica o di uomini, ma solo di preparazione. Galeone usava gli allenamenti come un hobby a volte anche noioso.

ALBERTO ZACCHERONI L’allenatore romagnolo, arrivato nel 1995, iniziò col classico 4-4-2, però al secondo anno arrivò la rivoluzione copernicana del calcio italiano: il 3-4-3, nato ufficialmente nella storica trasferta di Torino contro la Juve (0-3), poi confermata sempre in trasferta a Parma (0-2), e da quel momento un marchio di fabbrica inconfondibile. I protagonisti di allora raccontano ancora oggi che gli avversari andavano in tilt, non capivano come l’Udinese si disponesse, non sapevano che contromisure porre. Risultato un quinto e un terzo posto storico alle spalle di Juve e Inter.

FRANCESCO GUIDILIN Via Zac, ecco Guidolin che non cambiò linea: sempre difesa a tre, e anche in questo caso il risultato fu Europa, anche se il rammarico è ancora tanto pensando a quanto sprecato nella famosa gara persa in casa col Perugia, che avrebbe potuto regalare la Champions. Il profeta di Castelfranco ha però apportato un piccolo cambio all’assetto, proponendo il 3-5-2.

GIGI DE CANIO  L’allenatore lucano impronta anch’egli la squadra con la difesa a tre. I risultati vanno a fasi alterne, anche a causa della perdita di Calori rimpiazzato da Sottil.
Il tecnico venne cambiato per Spalletti, che aggiustò la squadra riportando la difesa a quattro. Cosa che venne fatta, senza grosse fortune, anche dai colleghi che lo seguirono, ovvero Hodgson e Ventura.
LUCIANO SPALLETTI Il ritorno del tecnico di Castaldo è pieno di successi, impostando nuovamente la squadra con la linea a quattro con tre centrocampisti e tre punte. Un modulo offensivo, ma molto duttile, che regala la prima qualificazione in Champions all’Udinese.
SERSE COSMI L’uomo del fiume raccoglie un’eredità troppo pesante: c’è Sensini dietro per dare solidità al 4-3-3 impostato già dal suo predecessore, ma non basta e si passa sovente dalla difesa quattro a quella a tre con l’epilogo dell’esonero e dell’avvento di nuovo di Galeone che ripropose stabilmente il suo amato 4-3-3. Salvezza raggiunta, ma l’anno seguente, senza grossi risultati,  venne esonerato in favore di Malesani, atro profeta della difesa a tre. L’allenatore veronese rimase a Udine solo 6 mesi ottenendo la permanenza in A.
PASQUALE MARINO Un altro amante del 4-3-3. Modulo che durò una sola gara ,quella persa col Napoli all’esordio (5-0!). Poi si è corso ai ripari riproponendo il 3-4-3, con il tridente formato da Quagliarella, Pepe e Di Natale (e con Flroro Flores pronto all’uso): due anni consecutivi in Europa il risultato.
Il terzo anno le cose si inceppano a metà torneo, l’esonero è inevitabile e arriva De Biasi che riporta la squadra ad utilizzare il 3-5-2. Anche l’attuale allenatore dell’Albania non dura molto e ritorna Marino che reimposta la sua Udinese ottenendo la salvezza.

FRANCESCO GUIDOLIN  II Il suo 3-5-1-1  ha regalato due qualificazioni Champions e una in Europa League. Davanti Sanchez e Di Natale deliziano, dietro c’è copertura adeguata con Danilo, Domizzi e Benatia: insomma l’Udinese vola.

Il resto è storia recente: Stramaccioni fa giocare la squadra col 3-5-2, inizia bene, poi cerca di modificare assetto e la situazione precipita.
Ora tocca a Colantuono, che sembra ripartire dal modulo che ha regalato più soddisfazioni.

Ma gli schemi, si sa, sono vestiti e molto dipende dal modello che li indossa: gli allenatori contano, ma solo in una parte minore nel computo generale. Una buona squadra, lo dicono tutti, è data da buoni giocatori. L’Udinese ne ha, ma la ricerca del bel gioco attraverso i moduli continua.

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