Udinese, Fantozzi contro tutti

Udinese, Fantozzi contro tutti

L’Udinese fantozziana è sempre più sola come club, con i tifosi che fischiano, la squadra che non rappresenta l’identità popolare e la società che da tempo al di là delle frasi di circostanza è distante in maniera siderale

di Redazione

L’Udinese 2018/19 è fantozziana, forse tafazziana per qualcuno, ma pur sempre autolesionista, inerme, senza identità, insomma la replica di annate già viste. Per cui non gettate le croce su Nicola, anche se pure lui non è riuscito a dare un’anima alla squadra, che ora come mai è sull’orlo del baratro visto che il Bologna è in risalita ed è a un passo dai bianconeri (del resto con una media punti inferiore al punto partita come può farlo?).

Ma l’Udinese in stile Fantozzi è una squadra capace di fare peggio di quello che ci si attende: un mercato incomprensibile con doppioni su doppioni inseriti in una rosa di doppioni (vorremmo tanto sapere che ne pensano i vari Badu, Barak etc), un gioco che definire attendista è un eufemismo, ma soprattutto un distacco quasi siderale tra tifo e società sintetizzato in una contestazione forse misera, ma che pur sempre denota quella frattura mascherata abilmente dal club da un numero abbonati che non rispecchia i fedelissimi, ma che premia occasioni per pochi non tifosi, vedi le iniziative per universitari o famiglie che pur di vedere alcune partite spendono una cifra irrisoria per andare allo stadio, ma che forse dell’Udinese in sé non gliene importa abbastanza. Un sondaggio non ufficiale dice che i tifosi da zoccolo duro, quelli veri che hanno rinnovato la fiducia sono 5 mila o poco più, la metà dei tesserati dichiarati e che alla Lega fanno comodo per la redistribuzione dei proventi.

I fischi ascoltati contro la Fiorentina a fine gara sono eloquenti, anche se forse poco incisivi visto che chi comanda ha interessi altrove e di quanto succede a Udine riceve solo notizie frammentarie incomplete. Uno dei problemi atavici del club.

Ora il calendario si fa davvero tosto: Torino in trasferta, Chievo, sosta forzata per la Lazio, poi lo spareggio col Bologna e la Juve. Nicola si gioca la panchina, lo scriviamo e lo ribadiamo, non perché abbia più colpe dei suoi predecessori, ma perché a Udine serve sempre il capro espiatorio da gettare in pasto a tifosi che non aspettano che dare contro a chi pensano sia la causa massima del disfacimento di una società che solo 10 anni fa dettava legge. Ma bruciati direttori sportivi, allenatori, giocatori, rimane il dubbio che tanti generali, nascosti dietro le stellette, siano la colpa nascosta di questa situazione, mentre la truppa rimane sempre più esigua e inadeguata. Ogni allusione a fatti e personaggi è ovviamente puramente casuale e frutto dell’autore.

Il pari con la Fiorentina che per qualcuno è stato addirittura ottimo e meritevole anche di altro risultato più importante (viva le tv e i giornali di stato e le censure), altro non ha fatto che rimarcare una squadra che se la gioca soprattutto per non prenderle e deve dire grazie all’impressione viola (quattro occasioni nitide) se non è finita ko, poi Musso è risultato il migliore in campo per cui non ci si faccia illusioni: l’Udinese è sempre uguale a sé stessa, nei difetti più che nei pregi. Poi le parole di circostanze, in quanto tali, tendono a sminuire il tutto, ma chi guarda con obiettività alla situazione vede una proprietà silente, una dirigenza capace solo di frasi di circostanza, una squadra senza anima e che parla per frasi fatte.

Insomma auguri. Il Bologna di Mihailovic corre, l’Empoli ha limiti difensivi, ma ha anche un attacco che sa far male (l’Udinese ne sa qualcosa…), il Frosinone lotta comunque. Se i bianconeri si salveranno, come scriviamo da sempre, sarà ancora una volta per demerito altrui.

Ma ciò che salta all’occhio forse più di tutto è la frattura tra tifo e club. Anni di frasi ad effetto, anni di mercati con i bilanci in testa, anni di mercati con giocatori che definire di secondo piano è poco, anni di distacco (i Pozzo parlano più o meno come lo fa il Mullah dei talebani), il Watford che solo per gli ingenui non è la prima scelta, hanno creato una staccatura che non sarà facile colmare, anzi si parla sempre più insistentemente di cessione del club. Ma statene certi: i Pozzo non venderanno, a meno di retrocessione (la B implicherebbe sì il paracadute da 35 milioni, ma anche una rivoluzione di squadra) o a meno di offerte estere irrinunciabili. In Italia non esiste imprenditore capace di investire quanto gli attuali proprietari chiedono, più per le infrastrutture che per la rosa, mentre all’estero son sì interessati (anche la HIT Casinò slovena…), ma solo a certe cifre.

Insomma la situazione è fluida, sia in classifica sia in società. E in queste condizioni salvarsi è difficile. Mancano certezze, mancano affinità elettive, ma è difficile anche stringersi attorno a una squadra che così com’è non rappresenta il Friuli. Ce se ne faccia una ragione.

 

 

 

 

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