Udinese: La passione è la nostra forza?

Udinese: La passione è la nostra forza?

Passione, parola abusata, parola che ha perso significato, figlia di un mondo che perde via via ideali, morale, etica. Il calcio ne è figlio, e la passione si traduce in risultati, nulla più.

di Redazione

“La passione è la nostra forza”, è lo slogan scelto dall’Udinese per identificarsi davanti ai suoi tifosi e agli avversari. Paradossalmente è lo stesso usato dall’ex segretario del PD, Maurizio Martina, per candidarsi a segretario del partito. Chi visto mai che qualcosa nella frase porta sfida?

Passione, parola abusata, parola che ha perso significato, figlia di un mondo che perde via via ideali, morale, etica. Il calcio ne è figlio, e la passione si traduce in risultati, nulla più. Quando, invece, la passione dovrebbe essere misurata con la voglia di superarsi, di sognare, di creare qualcosa di sempre nuovo e innovativo. Nulla è impossibile, smettere di credere è iniziare a prendere la strada della normalità, delle convenzioni. Vale per il calcio, vale per la politica.

E’ oramai famosa la frase di Steve Jobs a Stanford: “A tutti i folli. I solitari. I ribelli. Quelli che non si adattano. Quelli che non ci stanno. Quelli che sembrano sempre fuori luogo. Quelli che vedono le cose in modo differente. Quelli che non si adattano alle regole. E non hanno rispetto per lo status quo. Potete essere d’accordo con loro o non essere d’accordo. Li potete glorificare o diffamare. L’unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti. E mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni. Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero”.

Dovrebbe essere impressa a tutti, ma purtroppo, specie in Italia è un qualcosa di irrealizzabile. Chi ha idee, voglia di fare, intraprendenza non sempre viene premiato dalle sue capacità. Quanti giocatori meritevoli sono stati accantonati per motivi che vanno al di là del mero aspetto sportivo?

Capita ovunque del resto: anche creare con sacrificio un qualcosa, un progetto, portarlo avanti facendo investimenti perché si crede di poter innovare, creare, dare passione, poi rischia di essere frantumato dall’avidità aziendale che in questo paese sembra immobilizzarlo in una paralisi senza fine. Non è questione di crisi, è quando ci sono pochi soldi che si deve poter credere davvero che la passione fa la differenza, con idee nuove, credendo che quello che per qualche tempo, forse anche qualche anno è duro, poi porterà inevitabilmente risultati. Passione è sapere che perseverando nella voglia di migliorarsi, attorniandosi delle persone migliori (quindi anche dei giocatori migliori), può portare solo vantaggi. Invece la meritocrazia da queste parti è qualcosa di alieno, incomprensibile, tutti ancorati a raccomandazioni, amicizie, spinte serene. IL calcio e la vita vanno così  e se Pasolini scriveva che il calcio è specchio della società qualcosa vorrà dire.

Quando si mette un giocatore valido fuori squadra solo perché non firma un contratto è sbagliato. Quando si dà la precedenza a un giocatore perché ha un procuratore migliore rispetto a uno bravo ma non sponsorizzato è sbagliato, e vale dappertutto oramai, visto che il calcio è fatto dagli agenti e dai programmi per computer che analizzano statistiche e non valori.

La passione nasce dalla meritocrazia, dall’innovazione che va al di là di primeggiare nei bilanci o nel saper risanare aziende in difficoltà.

Il rischio d’impresa fa parte di quella  parola, è la chiave del successo, è la chiave di volta per rendere qualcosa di normale un qualcosa che tutti ammirano portandolo ad esempio. Ma non solo in Italia o in Friuli, ma ovunque, perché è diventato un modello universale. Un modo geniale per unire sacrifici (ne servono tanti per emergere) e speranze.

Un modo per coniugare investimenti e utili fidandosi di chi crede nel progetto, piuttosto che chi ambisce solo al mero aspetto economico, che rischia di ristagnare. Disavanzi e utili alla fine si sfiorano, se abbinati alla voglia di sacrificarsi per un qualcosa che è una scommessa sì, ma una scommessa in cui si crede. E quando si crede in questo si crede inevitabilmente in quelli che sono capaci di appassionarsi ad esso. Chi non lo fa è fuori, gli altri dentro.

Questa è la passione che vorremmo, questa è la via d’uscita al di là di tutto quanto è fatto. Non si tratta solo di Udinese, ma di azienda Italia, di calcio, ma anche di vita quotidiana. E il calcio, come sempre diventa specchio della vita, e in questo caso il riflesso sarebbe radioso.

Purtroppo non lo è, e molte volte mostra un’immagine riflessa ingannevole e falsa. Figlia di slogan, ma non di idee. E gli slogan, specie se ripresi da certe persone dovrebbero far riflettere.

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