Udinese, laboratorio di idee

Udinese, laboratorio di idee

La meritocrazia al potere. Andrea Stramaccioni ribadisce il suo ideale di calcio moderno, che è rinchiuso in una massima tanto semplice da dire, quanto difficile da perseguire nello sport (e non solo) d’oggi. « Gioca chi merita ». Sembra facile, credeteci non lo è. Molti allenatori (anche blasonati) si fanno ingabbiare dai procuratori, dai presidenti, dalle istanze dei tifosi, dal loro credo. Insomma in Italia, per dirla come avrebbe detto Francesco Lodi, ‹ giocano i soliti raccomandati ›. Di esempi, anche famosi, ce ne sono tanti. Prendete Balotelli: al di là del carattere turbolento, ha mai fatto parlare il campo con la tecnica che molti ‹ esperti › avrebbero nota in lui? Ricordiamo che nel 2006,  l’allora primavera di Rudi Vanoli che si giocava il titolo aveva come cannoniere del girone, tal Federico Laurito. Che aveva quasi doppiato il ‹ Balo nazionale › per gol fatti. Poi…Poi si perse l’argentino, forse per colpa sua, forse perché trovare allenatori che ti danno fiducia se non hai le caratteristiche di cui sopra è difficile. Così Balotelli (protetto da Mino Raiola) ha fatto palare il mondo (più quello esterno che quello calcistico), mentre Laureto oggi tira calci (segnando) in giro per il Sudamerica (oggi è al Barcelona Sporting Club, in Ecuador).
La morale della favola è fin troppo semplice.

Però a Udine sta nascendo un nuovo progetto, targato Stramaccioni. Che non si vergogna a lanciare giovani come Wague e Perica, che è pronto a incorporare in prima squadra Coppolaro, Pontisso e Meret. Che ha fatto giocare titolare Widmer, che – soprattutto – conferma che lui guarda agli allenamenti prima di decidere la formazione della domenica. Un lavoro che sembra banale, ma solo in apparenza. Perché gli allenamenti in Italia mal fatti, e su questo aspetto ha ragione Antonio Conte. Si sta perdendo il dovere di valutare tutti, ci si limita per lo più alle garanzie date da altri. Così, si pensa, non si scontenta nessuno, ma così è difficile costruire risultati.

L’Udinese nel suo anno zero sta ripartendo, invece, dalla valorizzazione della rosa intera. Non esiste un titolare tipo, esiste un gruppo che vince e perde assieme.

Spalletti, Guidolin e Zaccheroni sono stati i maestri in Italia di questa filosofia, oggi sono pochi in A a gestire così una squadra: Mihajilovic, Montella, Sarri, Pioli e Stramaccioni per l’appunto. Ci scusino gli altri, ma le referenze in tal senso mancano parzialmente o del tutto.

La forza di una squadra non si vede dai moduli, ma dalle motivazioni che possono sopperire anche a deficit tecnici. Se una squadra è unita, compatta, in campo la filosofia del mutuo soccorso è facile da applicare.
Ci sono voluti alcuni mesi per sradicare parole, pensieri, individualismi, ma alla fine il fiore all’occhiello di questa stagione sarà proprio l’aver intrapreso un percorso alternativo. Di quelli non segnati sulle cartine, difficili da trovare e ancora di più da percorrere. Il traguardo non sappiamo dove sia, sappiamo solo che l’Udinese del futuro avrà una casa tutta nuova dove potranno maturare giocatori friulani e stranieri, dove comunque vada giocherà sempre ci lo merita di più. Chi non è d’accordo può lasciare stare, ma da quel che sappiamo la gestione di Strama piace perfino a chi di mercato ne avrebbe: Allan, come già raccontato, ha legato molto col tecnico tanto che se dovesse rimanere (e la società a meno di offerte clamorose non vuole venderlo), lo farebbe più che volentieri.

Udine ancora una volta laboratorio di idee. L’Udinese che nasce in Primavera sarà figlia dei suoi giovani, che Stramaccioni sa valutare, lanciare e sui quali c’è massima fiducia, come se fossero veterani. E Scuffet, Wague, Pontisso, Meret, Coppolaro, Perica già sognano…Senza scordare che questo modo di gestire la rosa ha portato per necessità e per virtù a rivalutare perfino quell’Alex Geijo che troppi avevano dimenticato. alla faccia di Balotelli e l’idea di ‘raccomandazione’ che incarna suo malgrado.

©Mondoudinese

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