Udinese, le solite scuse

Udinese, le solite scuse

A volte le solite scuse non servono, basta il silenzio e scuse reali. Anche se a Udine a molti tifosi basta qualche promessa sul futuro per applaudire anche dopo un 4-1 che poteva essere anche più largo.

di Redazione

E’ ora che i giornalisti facciano il loro lavoro, per Dio! Una volta tanto siano corretti e ammettano che sono loro a fomentare gli animi e a rendere la stagione dell’Udinese così complicata (a meno di un  culo che nemmeno la Dellera aveva). Dunque partiamo dalle critiche che reputiamo decisamente pretenziose e fuori luogo.

Fofana? Poverino, due anni fa, mica ieri, ha subito un infortunio abbastanza grave e da quella volta non è più lui. Non vorremmo mica lasciarlo fuori solo per questo motivo? Sarebbe quanto meno irriverente e anche antipatico esser additati di discriminazioni verso i meno abili. Perché, in effetti, Fofana è meno abile degli altri in mezzo e pare come un broccolo sul caffellatte. Ma non cadiamo in critiche gratuite, facciamo sì che ci sia giustizia e solidarietà, anche perché con un giocatore come lui è facile cadere di questi tempi in discorsi davvero fuori luogo. Più italiani in squadra sembra il motto sovranità che pretende che le squadre non debbano cercare in B un calciatore come il suddetto Fofana. Ma dove siamo? Nel 1800? Non scherziamo, su!

Passiamo a De Paul: perché gioca sempre? Perché come dice la Santissima Società è imprescindibile uno come lui e non ci meraviglia che l’Inter (Chi altro?) lo voglia per il prossimo anno. Qualcuno sostiene che è adattissimo al gioco di Spalletti, ma come il giocatore stesso ammette nel calcio moderno serve essere duttili. Così duttili che non si ha un ruolo, che si corre come un coniglio bagnato sul prato verde dell’amore, ma senza ben sapere che si deve fare. Poi i rigori sbagliati sono solo la dimostrazione che si vuole criticare giudicandolo per un calcio di rigore, quando anche i bambini sanno che non è da quasi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore si vede dal coraggio (poco), dall’altruismo (pochissimo), dalla fantasia (fine a sé stessa). Eppure gioca sempre…

Nicola ha ben chiaro che il 3-5-2 è nel DNA di questo club e di questi giocatori. Non importa se in 5 anni sono cambiati tutti, ma da quando Guidolin ha inventato questo modo di stare in campo, qualcuno lassù se n’è innamorato talmente tanto che anche chi ha impostato le sue squadre sempre con la solita, noiosa, difesa a quattro deve ravvedersi sulla via di Damasco, o forse più semplicemente su Viale Tricesimo, dove al solito Hotel ci sono vari incontri per discutere, in tranquillità, di schemi e solidarietà.

Tant’è che vige la regola della meritocrazia. Chi osa dire il contrario? Se un capitano che come Lasagna l’anno passato aveva trascinato con i suoi gol alla salvezza l’Udinese, oggi è in panchina per fare posto magari a Okaka (venuto dal Watford, ndr), un motivo serio ci sarà. E se il buon Stefano per qualcuno assomiglia a Kaka, per altri quella vocale è solo un pre esclamativo. Vedete voi se questa non è meritocrazia ed eguaglianza.

Poi ci sono gli infortuni. Ecco il vero problema di quest’anno. La rosa era valida, altro che crisantemo! Purtroppo centrali di mediana come Badu o Barak sono fermi da mesi, inspiegabilmente visto che in estate sono stati trattenuti a forza, nonostante la presenza di Bherami, Fofana e Mandragora, a dimostrazione che gioca sempre chi merita e i calciatori dell’Udinese questo lo sanno. Il reto sono supposizioni o suggestioni dei soliti tifosi manovrati dalla solita stampa locale che non vede l’ora che la squadra vada in B, così ha meno introiti pubblicitari e meno lettori. Logico.

Passiamo ad altre scuse come quelle di qualche anno fa quando con Stramaccioni in panchina la squadra non rendeva perché giocava in un cantiere? Di spiegazioni date ad anni sbagliati ce ne sono tante troppe.

Le uniche scuse che mancano sono quelle reali: società, squadra e allenatore che si sentono colpevoli di un’altra stagione incredibilmente indigesta e chiedono semplicemente scusa, per poi evitare le frasi di circostanza come dopo Torino quando qualcuno ha sostenuto che “noi non abbiamo fatto una buona gara: ci siamo fatti tre gol su quattro. La Juve era molto concentrata e quando i giocatori danno il trecento per cento più degli stessi titolari, c’è poco da fare, poi abbiamo pagato errori individuali. Adesso ci aspetta il Napoli, quindi la sosta e poi le partite che contano. Ora dobbiamo recuperare gli infortunati e lavorare perché possano rientrare. Sono contento per Lasagna, ha fatto un bel gol. Speriamo che poi li facciano nei momenti giusti”.

A volte le solite scuse non servono, basta il silenzio e scuse reali. Anche se a Udine a molti tifosi basta qualche promessa sul futuro per applaudire anche dopo un 4-1 che poteva essere anche più largo.

 

 

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