Udinese, ma va là

Udinese, ma va là

Così non ci si salva. A meno che non ci sia chi farà peggio come accaduto negli ultimi anni, ma è facile dimenticarselo e non parlarne. Perché questa squadra se non avesse avuto gli infortuni chissà dove sarebbe…Ma va là!

di Redazione

Da fuori, l’Udinese non sembra rendersi conto che i suoi mali sono solo causa sua. Non della sfortuna, dei giornalisti, dei tifosi aizzati, della Var e via dicendo. Sono la reazione a una azuione mal concepita: un mercato estivo alimentare dove si sono trattenuti giocatori contro voglia (De Paul stesso ha dichiarato tempo fa che inizialmente ha sofferto il mancato passaggio alla Viola), di acquisti sbagliati o di doppioni.

Il grande sospetto poi che serpeggia tra osservatori specializzati e non, ma soprattutto tra i tifosi è che ogni allenatore che passa da queste parti deve assoggettarsi a regole più o meno scritte (chi ha mai visto un loro contratto?), dove si devono seguire certi dettami. Una brutta sensazione, senza prove ovviamente perché è impossibile averne almeno che il club non decida di attuare una politica di trasparenza e pubblicare tutti i contratti integralmente. Ma la percezione che non ci sia meritocrazia, che si giochi sempre allo stesso modo per volere divino, è più che tangibile dai bar fino alle redazioni di parecchi giornali e tutti, poi, concordano nel dire che da quando c’è il Watford l’Udinese è una società di secondo piano dove c’è solo lo  stadio da valorizzare più che la squadra.

Oggi come da decenni non accadeva l’Udinese è invischiata brutalmente nella lotta per non cadere in B. L’abbiamo già detto e lo ribadiamo: qual è il male minore? Retricedere e ripartire con umiltà e con giovani italiani su cui costruire un futuro come si è fatto tanto tempo fa, oppure  rimanere in A con le solite promesse da marinaio che da anni la società ostinata e che i tifosi ascoltano quasi ipnotizzati, come se solo i Pozzo abbiano la verità in mano. Loro, certo, hanno la visione interna del tutto, ma da fuori non è che non si riescono a veder certi dettagli.

Che DE Paul, Fofana, Mandragora, Okaka, Wilmot siano giocatori che anno in campo perché c’è una sorta di simpatia nei loro confronti è lampante. Oggi si parla di Lasagna, tornato finalmente titolare (e si vede la differenza). Ma c’è la Nazionale e c’è il Napoli su di lui.

Perché il grande problema di questa Udinese è che pensa sì’ al futuro, ma sempre in chiave mercato. De Paul già all’Inter da tempo (contenti loro…), l’ex Carpi sponsorizzato più che mai da Giuntoli al Napoli e dove il vice presidente Campoccia senza problemi afferma che “anche quell’azzurro lì è bello come quello della Nazionale. Tutto è ipotizzabile, ma in questa fase pensiamo solo al campo, abbiamo una montagna da scalare”. Insomma, come dire, perché no? Poi ci sono Larsen voluto dalla Lazio, D’Alessandro dalla Roma, a confermare che volendo la base per costruire una squadra c’era. Però più che una squadra si è costruito un parallelepipedo, che ha lati eterogenei, che ha tante sfumature e che non rende.

Nicola ha le sue colpe. Nessun allenatore passato qui negli ultimi anni ha potuto fare miracoli, ma alcune ricette dell’ex Crotone dimostrano che certe situazioni per lui diventano complicate, apparentemente ingestibili.

E a fine anno anche lui pagherà il conto come i suoi predecessori. Perché questo club ha bisogno di scuse, di capri espiatori per giustificare i fallimenti,. Non ammetterà mai che gli interessi sono altrove, che i tifosi non interessano (cosa costerebbe riaprire le porte accanto agli spogliatoi a quella manciata di gente che voleva solo una foto?), che alla fine sono i soldi delle tv che contano. Questa è la preoccupazione vera per la salvezza. In B la perdita sarebbe enorme, senza contare che la rosa andrebbe rivoltata come un calzino per rispettare le regole della caletterai.

Oggi l’Udinese se la fa sotto. Lei, con un Bologna in ascesa, una Spal solida e un Empoli spesso frizzante è la squadra messa peggio. Inutile appellarsi alle gare con Genoa, Empoli, Spal, Frosinone. Potrebbero andare male, potrebbero andare bene, il fatto è che potrebbero non bastare. Serve trovare urgentemente una quadratura, ma siamo certi che a fine marzo sia possibile? A Napoli per 30 minuti si è visto qualcosa, ma come sempre avviene i meriti di una squadra coincidono con il calo dell’altra. L’Udinese di gioco ne ha poco: contropiede e poco altro, anzi quasi nulla.

Così non ci si salva. A meno che non ci sia chi farà peggio come accaduto negli ultimi anni, ma è facile dimenticarselo e non parlarne. Perché questa squadra se non avesse avuto gli infortuni chissà dove sarebbe…Ma va là!

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