Udinese, qual è il male minore?

Udinese, qual è il male minore?

Il club difende le sue scelte e auspica unità di intenti per rimanere in Serie A? Ma quel è il male minore? Una retrocessione che faccia ritrovare i valori oppure l’ennesima salvezza per demerito altrui dove tutto rimane sempre uguale a prima, come le ultime stagioni insegnano?

di Redazione

La società Udinese Calcio SpA auspica che tifosi e club restino uniti per il bene comune di tutti, che rimane la salvezza. “È giusto che il pubblico critichi e abbia un atteggiamento non felice per i risultati – spiega Pradè alla TV ufficiale, ovvero quella che non può permettersi troppe critiche per ovvi motivi – ma alla fine dalla partita ci doveva essere un cambiamento, abbiamo giocato dando al 300% contro una squadra forte, abbiamo preso gol per una prodezza singola contro la squadra più in forma del campionato”.

Ora, con tutto il rispetto (vero e non ironico) per un dirigente esperto e capace come l’ex Samp, abbiamo qualche dubbio a riguardo. Se l’Udinese ha dato il 300 per cento contro una squadra forte rischiando di prenderne tre, cosa succederà quando ci sarà l’ennesimo calo di tensione anche contro una squadra media? La risposta al campo come dicevano i vecchi radiocronisti tanto amati e che tanto mancano al calcio d’oggi, così come appare chiaro a tutti che manca il progetto in casa Udinese,e come i tifosi della Nord hanno lievemente sottolineato a fine gara contro i Viola:   “Il progetto dov’è? – continua Pradè -. Non potevo aspettarmi di essere senza Barak, senza Samir, senza Teodorczyk, senza Badu. Abbiamo fatto un mercato di gennaio importante, sono arrivati cinque calciatori, chi ha fatto un mercato come noi? Nel calcio la parola progetto non esiste, c’è un programma, il concetto sono 52 milioni di investimenti, il concetto è dirigenti che lavorano 24 ore su 24, il concetto è un allenatore che dà tutto e calciatori professionisti che lavorano al 100%. Sono amareggiato come i tifosi, ma se non usciamo insieme da questa situazione, non se ne esce”.

Peccato che la sensazione da fuori, non ce ne abbia anche in questo caso il dirigente che parla come deve fare un qualunque dipendente di un club, è che manchi propio un ‘idea di squadra con i troppi doppioni che compongono quello che per i più è oramai un crisantemo più che una rosa, e non da questa stagione. quando qualcuno diceva anni fa che l’annata storta ci può capitare, i più hanno abboccato, ma tante stagioni con una salvezza ottenuta per demerito altrui (i fatti non smentiscono questa affermazione), significa che manca quell’idea o chiamatela come volete, alla base di tutto. Che Barak e Badu siano fuori è un po’ un mistero, nel senso che quando (e se) torneranno davanti troveranno una concorrenza che non è sportivamente adatta a una squadra che deve salvarsi: ovvero, la sensazione sempre da fuori è che giochi il giocatore con più mercato. Punto.

Ora la domanda è: è meglio una retrocessione che come tutti i terremoti porti  una ricostruzione di idee e di valori (quelli che i colori dell’Udinese rappresentano, anche se il 90 per cento della rosa straniera non se ne renderà probabilmente conto), oppure un’altra salvezza per demerito altrui, frutto di un campionato illogico con 20 squadre e sole tre retrocessioni? Per poi magari in estate ascoltare i soliti slogan, mostrare abbonati che poi allo stadio lasciano il posto vuoto, con una squadra sempre simile a sé stessa, oppure meglio rifondare da capo? Non parliamo di cambi di vertice, anche se possibili in caso di Serie B, ma di una lavata di capo e di un’immersione in umiltà e in un calcio che prevede non solo plusvalenze, ma anche tanta, tanta, tanta, meritocrazia e ricerca dei giocatori giusti al posto giusto. Vengono quindi tutti i mali per nuocere? La provocazione è aperta, ai tifosi il ragionamento.

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