Udinese, senza paura

Udinese, senza paura

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Vado controcorrente. Quando l’inizio di una stagione è contraddistinto da una serie di gare impegnative, o meglio (peggio?) quando la prima la si gioca contro i campioni in carica da quattro anni a ‘sta parte, i mugugni sono piuttosto generalizzati. I brontoloni però in questo caso sbagliano. Mi spiego.

I campionati ormai si intèrsecano con le ultime fasi, gli ultimi bagliori del calcio-mercato estivo, circa otto giorni di sovrapposizione. Le squadre non sono complete, e (anche al vertice) alcuni elementi mancano o sono ancora fuori forma, disorientati, non calati al cento per cento nella nuova prestigiosa realtà.

Le differenze fra squadra e squadra sono in queste prime fasi spesso molto sfumati. Dopodiché se ne prendono quattro e si ritorna a casa, ma non sempre va così.

Nel caso specifico, iniziare allo Juventus stédium è cosa positiva. Intendiamoci: dovesse svolgersi una gara regolare, normale, con le due squadre al meglio della propria prestazione sportiva, i rosastellati di casa sono decisamente favoriti. Ma esistono un numero sostenuto di sfumature, di incroci pericolosi, di possibili variabili non necessariamente impazzite.

I casalinghi saranno privi del neocapitano Marchisio, di Khedira e Morata fra gli altri, con Chiellini che stringe i denti e rientra nelle condizioni in cui può essere dopo settimane di lavoro cauto e giudizioso; la squadra di casa ha un modulo in via di sviluppo, privo dei totem Tévez e Pirlo volati oltreoceano e del jolly Vidàl andatosene in Baviera; le prestazioni viste sinora sono lontane dagli standard che hanno consentito a Conte e Allegri d dominare l’Italia per quasi un lustro. Domenica esisteranno sicuramente delle titubanze e delle indecisioni.

Nelle quali, per altro, l’Udinese deve infilarsi corsara e sicura di sé. La squadra di Colantuono, piaccia o meno il risultato, sta acquisendo una propria identità: ciò che non riuscì al mister che l’anno passato, di scena nel medesimo stadio di proprietà, si fece prendere a sberle quasi senza colpo ferire, avverso una Juve con media voglia di fare e che certamente non mise in mostra le proprie qualità. Fu un compitino, che i blu di Stramaccioni osservarono silenti. Però… Però Heurtaux la mise dentro, seppur da calcio d’angolo, purtroppo il collaboratore del classico, ineffabile Damato la vide non perfettamente bene. Ciò per dire che la Juventus, per quanto sia forte (la più forte) qualcosa concederà.

Sarebbe suicida metterla su corsa, velocità e fraseggio, aprendosi alle folate degli avanti juventini: la palla va tenuta, sì, ma mantenendo un equilibrio assoluto ed un baricentro perfettamente bilanciato. Sarà fondamentale che Guilherme non si lasci prender la mano, non si deprima dopo un paio di errori, qualche fallo non fischiato e soprattutto che le ali, permettetemi di chiamarle ancora così, tengano larga la squadra impedendo alla Juventus di addensare il centrocampo invischiando i bianchineri nelle proprie aracnoidi ragnatele, da cui sarebbe impossibile sfuggire una volta accettata la situazione.

In difesa ho visto un bel Facundito Pirìs, un Danìlo rinfrancato e non mi preoccupa di certo l’errore estemporaneo di Orestiade Karnezis contro gli azzurri del Novara. Detto ciò, quasi impensabile giocare per portare a casa l’occhiale da un punto: e qui entra in campo il dubbio più grande.

L’Udinese mostra la solita difficoltà ad andare a rete, capitalizzando una piccolissima porzione dell’enorme mole di lavoro sviluppata. Allo Stédium questo non vale, ché i Barzagli ed i Chiellini non ne concederanno poi tante, di occasioni; ed in porta, seppur ormai veleggiante verso i trentotto, giganteggia pur sempre il miglior portiere italiano degli ultimi vent’anni.

Una punizione dal limite; un cabezòn dal corner; un contropiede guadagnato. I Colantuonici dovranno essere bravi ad approfittare delle piccole cose; per mutuare un linguaggio cestistico, dovranno sbucciarsi le ginocchia contendendo palla, per poi lanciare il compagno in fuga agevolandogli il più facile dei sottomano.

Ma una cosa sottolineo, a costo di essere nojoso e mi ricollego allo sciocco titolo: potrà finire male, o bene. Potrà finire pari: ma chiedo a questi quattordici che scenderanno in campo di lasciare nel passato quegli sguardi rassegnati, impauriti, spaesati, la cjalite fisse tipica di menti ottuse ed uomini incapaci di svolgere il proprio lavoro in maniera congrua. Voglia di giocare al calcio e di non lasciare nemmeno una palla all’avversario: se non basterà, ci toglieremo il cappello di fronte ai vincitori. Vinca il migliore, direbbe De Coubertin: io, come il Paròn di triestini natali, gli risponderei “ciò dei, speremo de no…”

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