Udinese, tra carota e bastone con Muriel

Udinese, tra carota e bastone con Muriel

Luis Muriel sta distraendo i tifosi da panettoni, spumanti, e abbuffate: le parole piombate dalla Colombia (“A Udine ho trascorso bei momenti, ma i risultati sul piano sportivo non sono stati dei migliori e credo che cambiare aria mi farebbe bene. La Sampdoria ha i miei stessi obiettivi”) hanno procurato il singhiozzo a Pozzo e dirigenti, che non mandano giù che dopo aver coccolato Luis più di chiunque altro a Udine, per tutta risposta dopo un infortunio procuratosi non di certo per colpa di allenatore, compagni o chissà chi, si sfoghi i questa maniera.

E’ vero i numeri fino ad oggi sono impietosi: in 3 anni ha collezionato 57 presenze e 11 reti, numeri da riserva delle riserve, non da campione come lui vuole essere considerato e come è dipinto.

L’Udinese è tra quei soggetti che lo considerano un campione. Di Natale stesso ha avuto per lui parole d’elogio enormi, visto che solitamente è restio a parlare dei compagni. Eppure lui con Muriel ha faticato, anche in questo caso si dice che due campioni non possono aver problemi a coesistere, invece accanto a Totò devi dimostrare tante cose. Saper pungere, saper difendere, saper creare spazi, saper puntare l’uomo, sapersi sacrificare in poche parole. Per ora è venuto meno questo, anche se in questo scorcio di stagione qualche barlume di miglioramento c’è stato: con l’Empoli la miglior prestazione, forse, ma anche con la Lazio fino all’infortunio ha fatto vedere ottime cose.

Insomma qual è il vero Muriel? E soprattutto le sue parole avranno ripercussioni? Il Ds Giaretta al nostro giornale è stato chiaro, anzi limpido: l’Udinese non ha intenzione di venderlo. Del resto è stato il ragionamento sempre fatto. Oggi Muriel è un affare per chi lo comprasse eventualmente, non per il club bianconero che l’ha visto svalutarsi enormemente.

E, come detto, anche se lui sogna la Samp che ha appena preso Correa per sostituire Gabbiani, non è detto che Mihajilovic lo coccoli come si fa a Udine. Col serbo o corri, e tanto, o sei fuori. E se sbagli non ci sono giustificazioni.

Il Milan ha preso Cerci, il Genoa è fuori, rimarrebbe la Fiorentina che ha Ilicic che piacerebbe, oppure le inglesi Liverpool e Southampton. Ma noi rimaniamo con le parole di Giaretta ben impresse: nessuna intenzione di vendere.

E quando torna dalle vacanze il panettone oggi indigesto a Udine magari rimarrà sullo stomaco a Muriel che una lavata di capo se la prenderà. Perché, probabilmente, dietro a tutto questo c’è il procuratore. Normale, a ognuno il suo mestiere, non è la prima volta che il colombiano parla a vanvera. Ad aprile sembrava dover fare già le valigie oggi è ancora qui nella stessa situazione di prima.

Il punto è uno: o matura o l’Udinese ha perso. Non l’occasione di venderlo (magari finirà al Watford), ma la progettazione di un campionato che voleva Muriel protagonista con Di Natale e Thereau. Poi con una punta da aggiungere, questo sì, per completare con Geijo l’attacco e renderlo eterogeneo.

Il vero fallimento starebbe qui, ricostruire a gennaio il lavoro iniziato duramente a luglio.

Stramaccioni ha già problemi con la rivoluzione da compiere, non c’è bisogno di dargliene ulteriori, specie davanti.

Per questo se è vero che nel mercato tutto può accadere, è altrettanto vero che l’Udinese non quel tipo di club che solo due anni fa sognava 25 milioni per Muriel dicendo no a vari pretendenti e oggi si accontenta. La verità è che fino ad oggi si è usata la carota, forse è giunto il momento di usare anche un po’ il bastone.

Non solo con lui, ma con tutti quelli che non onorano la maglia: a Udine si vuole giocatori affamati come a Genova, la più bella gara del 2014 per agonismo. Chi non ci sta può mettersi nel campo A a tirare punizioni aspettando che finisca il campionato e sperando che qualcuno si ricordi di lui facendo l’offerta giusta.

Moval©Mondoudinese

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