Udinese, un anno in un secondo

Udinese, un anno in un secondo

Il futuro bianconero è cominciato. Non a Verona, ma a luglio scorso quando Andrea Stramaccioni ha preso per mano la squadra, ereditandola dalla gestione vincente e duratura di Francesco Guidolin. Il compito non era facile: si doveva far conto di una squadra non eccelsa, si doveva gestire l’anagrafe di alcuni elementi, si doveva infondere nuove certezze e nuove ambizioni, si doveva cambiare moduli e schemi, modi di lavorare e abitudini. Insomma una rivoluzione dolce, preventivata e seguita passo a passo. Fare di più? Possibile certo, a patto che però non ci fossero stati infortuni ed episodi vari che hanno costellato la stagione bianconera. Insomma nell’Anno Zero la salvezza non  è mai stata messa in discussione, i punti alla stessa giornata dello scorso anno dicono che si può superare tranquillamente il traguardo dell’anno scorso (45 punti). Peccato solo che qualcuno non si gode le cose belle e, colpito ‹ rabbia da tifoso › continua storcere il naso. Per costoro, per quelli che ‹ se a Verona non  ci fosse stato Totò con Karnezis ›, c’è una frase bellissima del grande Edgar Allan Poe: « Coloro che sognano di giorno sono consapevoli di molte cose che sfuggono a quelli che sognano solo la notte ». Amen.

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Strama-Totò, un abbraccio lungo un anno
A proposito di Di Natale: se si potesse racchiudere un anno in un secondo, be allora l’istantanea dell’abbraccio tra il ‹ Divin Capitano › e Strama dopo il gol 206 fa al caso. Un abbraccio che sembra durare all’infinito: mai prima di Verona il ‹ Re di Udine › aveva regalato un gesto così plateale e intimo. Spesso (tante volte) aveva festeggiato con i compagni, ma a memoria di tifoso una corsa liberatoria verso il tecnico proprio non ce la si ricorda. Ma la fotografia non ha solo due protagonisti: racchiude il lavoro fatto da Strama e Deki, da tutto lo staff, per costruire uno spogliatoio unito. Un qualcosa che non è solo una base per il futuro, ma molto di più. E’ una risposta certa che quest’anno irto di ostacoli ha avuto più nemici fuori che dentro il club. E, forse, con qualche incoraggiamento in più e qualche critica gratuita in meno chissà, questa ‹ Giovine Udinese › potrebbe aver avuto qualche punto in più. Spesso ci si dimentica quel plurale che si susa tra amici per dire ‹ abbiamo vinto › sarebbe opportuno non trasformarlo in ‹ hanno perso ›, quando le cose vanno male. Intanto Totò non scioglie le riserve sul futuro, anche se le parole di Stramaccioni sono importanti. Comunque sia il club dovrà svelare presto il nome che affiancherà o prenderà il posto  del ‹ più grande di tutti › : Di Natale quando è arrivato non era ancora Di Natale, ma solo un giovane di belle speranze. Oggi sarà lo stesso con l’erede, giusto così. Di Natale non  si clona e non si sostituisce. Però va detta una cosa: l’Udinese storicamente è passata attraverso la storia dei suoi più grandi attaccanti. Bierhoff e poi Amoroso, Iaquinta e poi Totò, con Sanchez e Quagliarella. Storie di grandi campioni che hanno scritto pagine importanti dell’Udinese. Gli anni senza di loro hanno creato problemi, per questo serve compattezza e sostegno per costruire.

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