Un mare d’inverno

Un mare d’inverno

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Quanto mi piacerebbe scrivere di Udine come una cosa diversa, altra dal mondo del calcio che vediamo.

Sepp Blatter se ne va, per il bene del calcio: a pensar male si potrebbe ipotizzare un patteggiamento stile “te ne vai e smettiamo di scavare”, ma noi siamo candidi ed ingenui e preferiamo pensare sia stato un gesto nobile e sacro del massimo esponente calcistico nel mondo cògnito.

In Italia, ancora non si è certi delle squadre che parteciperanno alle coppe europee: il Genoa dovrebbe andar in appello contro la revoca della sua licenza Uefa: sempre che l’arbitro scelto dai rossoblù non si dimentichi di segnare in agenda l’appuntamento. La Lazio potrebbe rischiare qualora il processo che riguarda il bulgaro Ilievski e il calciatore Mauri inerente alla gara Genoa-Lazio, fosse riaperto. Rischia di essere ripescata l’Inter, la cui dirigenza con tutta probabilità ne farebbe volentieri a meno a causa delle meccaniche legate al pagamento della sanzione per l’infrazione del fairplay, dovendo altresì cambiare i parametri di spesa sul mercato… Insomma bell’affare.

Nasce il calciomercato 2015, ed i nomi che sento girare mi fanno decisamente rattristare. Il Milan apparentemente non si può permettere Baselli e Bacca, l’Inter ha sbandierato Yayà Touré per due mesi e poi questo non arriva (chissà come mai), ed al contempo non ne può più di Handanovic, vorrebbe Casillas (perché non Dasaev? Credo siano quasi coetanei…) ma i dodici milioni richiesti non glieli offre nessuno…

Insomma, un mare d’inverno, un film in bianco e nero che ormai quasi nessuno guarda più, un vecchio film trasmesso da una rete privata che guardano ventidue ottuagenari in una casa di riposo: un film di quelli scarsi, mica con Gloria Swanson o Clark Gable…

Dimentico qualcosa? Sì, mi riallaccio alla prima frase.

L’Udinese si potrebbe salvare, diventare un cult movie da prima serata, semplicemente facendo la scelta più coraggiosa: mettere il calcio, il divertimento, i sostenitori al centro del new Friuli.

La settimana scorsa AUC e Udinese Calcio hanno celebrato un rinnovato accordo con le gambe sotto un tavolo, atto lodevole e da ripetere; peccato solo che non ci fosse, per ovvie ragioni, lo staff tecnico. Serata riuscita a metà.

Ci sono cose nelle quali non devono esistere ingerenze di sorta: gestione economica, tecnica, societaria; acquisti e cessioni, definizione della società e dei suoi asset. Altro, però, dovrebbe essere (e in questo l’Udinese non fa certo eccezione) più trasparente. Da anni quando giro l’Italia ed il mondo mi sento dire che quella bianconera è una società modello, che il progetto Udinese è bellissimo perfetto fantastico. Nei miei occhi appare la fissità tipica dell’ottuso perché io questo progetto l’ho mica capito bene bene. non voglio tornare sull’esonero di Stramaccioni, essendo diritto della società e/o del tecnico la mancata prosecuzione assieme; mi sarebbe piaciuto l’ingaggio però non di un temperamentale aziendalista da bassa classifica, ma di un trainer italiano o straniero d’ambizione e con un progetto, lui sì!, tecnico ben impresso in testa. Ce n’è, ce n’è di liberi in giro. Che costano neanche una fortuna: invece è andata così. Poi fra un anno sarò qui a cospargermi il capo di cenere per un’annata sontuosa con lo scarsicrinito tecnico romano; sempre che siano qualcosa di diverso dalle venti, venticinque partite che ho viste giocare dalle compagini dirette dall’ineffabile.

Vi prego, potenti e bianconeri amici miei: è il secondo giorno di giugno, le spiagge immense ed assolate si riempiono di straniere e di bagnini, di tanga ed ombrelloni. Tiratemi fuori dal mare d’inverno che mi ricordate con le facce spente e l’entusiasmo di un Rugantino condannato alla gogna. Il sole è anche dentro di Voi. basta non prendersi troppo sul serio.

Franco Canciani@MondoUdinese

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