‘Uno di noi’

‘Uno di noi’

Quel coro levatosi dalla Curva per Giampiero Pinzi è diventato il saluto ufficiale del pubblico friulano al  Capitano in Pectore.
Uno di noi › cantavano i ragazzi della Nord, così sarà sempre. Ma non a Udine, la società ha deciso di lasciarlo andare. O meglio ha deciso di puntare altrove: su Iturra, su Badu, su Merkel che pian piano lo hanno preceduto nelle gerarchie disegnate da Stefano Colantuono.
Un po’  paradossale la situazione, se ci pensiamo: solo l’anno scorso Pinzi è diventato il salvatore della patria per il club, colui che ha tenuto a bada uno spogliatoio che stava prendendo la tangente. Pinzi è sempre stato disponibile ad aiutare, a fare da tramite tra giocatori e club, il suo compito era anche questo.
Poi altre scelte. Per i tifosi non del tutto comprensibili. Sui social per tutta la giornata si sono levate voci di dissenso verso questa decisione. Il presidente del club Carpacco, dedicato proprio a Pinzi, ha scritto si Faceobook: « Dovevi essere il primo perché il più meritevole a giocare nel nuovo stadio…..non sarà così, ma per noi rimarrai uno dei più grandi ad aver difeso i nostri colori……una bandiera! Grazie Giampiero Pinzi »
Una decisione, dunque, incomprensibile per la gente comune, comprensibile solo dal punto di vista del giocatore: in bianconero era chiuso, doveva cogliere l’ultima opportunità della sua carriera.
Meno comprensibile per chi crede che certi giocatori, al di là di quello che possono dare in campo, sono utili anche fuori. Non solo nello spogliatoio (difficile ed eterogeneo), ma anche per il rapporto che si  era creato e consolidato fuori.
Pinzi uno di noi, appunto. Uno die pochi a cui ha sempre fatto piacere il contatto umano, laddove molti protagonisti appaiono sempre più sfuggenti.
Il tritacarne del mercato ha mietuto così un’ultima vittima, ammainata una delle ultime bandiere.

Dopo le maglie colorate, dopo undici stranieri inc amo, dopo la polemica sul nome del ‹ Friuli ›, forse non ci voleva anche questa decisione.

Per fortuna che è tornato Felipe: almeno qui si è fatta la scelta più intelligente senza andare a cercare omonimi esotici, ma puntando su qualcuno che il Friuli ce l’ha nel cuore.
Forse non tutti sanno che dietro la scelta bianconera c’è stata una rinuncia a ingaggi anche più elevati. Felipe merita di raccogliere l’eredità che Pinzi lascia. Il friulbrasiliano assieme a Di Natale, Domizzi, Pasquale, Meret sono gli ultimi baluardi, le ultime bandiere:
Certo anche Danilo è senatore a vita, oramai, ma il difensore non ha mai fatto davvero breccia nei cuori. Non per le prestazioni, sia chiaro, ma i friulani (ma tutti i tifosi in genere) hanno bisogno anche di altro, di un rapporto che vada al di là dei risultati e delle prestazioni.
Ora si deve guardare avanti, però: l’Udinese è fatta. Parla sempre più straniero, ha scommesse tutte da vincere, ha grinta, ma anche una fisionomia ancora da cercare.
Si è scelto di puntare su Zapata, il treno del gol, che però deve ancora aggiustare la mira: è in prestito, ricordiamolo, per cui deve adattarsi al fatto di non essere solo di passaggio. Vale per lui, ma vale per tutti: il porto di mare non deve più passare come modello, altrimenti si rimpiangerà sempre più uno alla Pinzi.
Si deve guardare avanti per creare davvero un nucleo storico che traghetti questa squadra verso la storia da scrivere nel nuovo stadio. E per creare legame con la gente rilanciamo l’idea: che l’inaugurazione ufficiale a Gennaio avvenga con le vecchie bandiere bianconere, Gianpiero  incluso. Non sia un’altra operazione di marketing o solo commerciale. Un’Udinese-Real Madrid avrebbe forse più riflettori, ma non avrebbe e quel pathos che i Friulani cercano. Specie oggi dove ci si deve rassegnare a un calcio moderno trita tutto che non piace a tutti.

Intanto ci si deve raffrontare, come sempre, con i ‘cugina’ adottivi: il Watford chiude il mercato con Suso e Ibarbo, mentre sta per piazzare Angella al QPR. Serve imparare a comunicare, perché a Udine la gente comune proprio non arriva a comprendere certe scelte.
Si guardi avanti, certo, ma ci si guardi anche attorno perché come diceva Bertold Brecht l’errore più grave che si può pensare di fare è di cercare di andare due passi davanti a tutti. Uno va bene, due sono troppi.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy