Viva l’Italia!

Viva l’Italia!

Durante il minuto di silenzio in onore delle vittime della Grande Guerra, di cui cadeva il centenario, dalla tribuna è uscita una voce solitaria che ha raccolto applausi: “Viva l’Italia!“. Chissà se quella voce isolata che si è levata come un tuono di cannone, era riferita solo all’orgoglioso ricordo bellico, oppure aveva dentro anche una malinconica rivendicazione di una Udinese che torni  identificarsi se non con il Friuli, almeno con l’Italia.

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Un nucleo italiano per una squadra vincente
Diciamolo chiaro: di Guilherme (ma non solo) da queste parti ce ne sono tanti, solo che l’esotico tira sempre di più. Questione di procuratori, questione di mercato: lo straniero passa perché è più conveniente. Ma il risparmio non è mai detto che coincida con qualità. Undici stranieri in campo per l’Udinese non è la prima volta che succede, ma fa sempre specie non ascoltare nemmeno qualche nome nostrano. Ci sono voluti Scuffet (che forse andrà in prestito) e Di Natale (forse vicino all’addio) per cambiare almeno in parte il corso degli eventi. Tutti gli allenatori sono del resto concordi, una squadra deve avere un’ossatura ben delineata che parli italiano. Non è nazionalismo feroce, è solo il risultato di una semplicissima considerazione: gli stranieri hanno usi, costumi, tradizioni calcistiche e non solo, diversi. Serve dare loro insegnanti non solo di lingua, ma anche di molto altro. Gli italiani son cresciuto con determinati valori, con determinati insegnamenti, magari non sono sempre eccelsi, ma sanno ‘fare gruppo‘. L’eterogeneità vista in campo contro il Sassuolo è anche una delle cause di una stagione incolore. Il prossimo anno con Domizzi e Pinzi con un anno in più sul groppone, con il portiere di Remanzacco forse prossimo al prestito, con Totò che deve sciogliere le riserve, ma che non potrà essere più titolare, rimane il solo Pasquale oggi a tenere alta la bandiera tricolore. Valerio Verre potrà essere un innesto, al pari di Mori in difesa, ma potrebbe non bastare. Per ricreare identità in campo servirà ben altro, per questo risuona sempre più veemente il nome di Fabio Quagliarella. Sarà forse un sogno, ma oltre a essere un leader italiano DOC, è anche uno che accende la fantasia. Il nuovo gioiello ‘Friuli’ non si riempirà solo con le mura, serve quella passione reclamata da tutti che si traduce con identificazione: non solo in una squadra che lotta, ma anche che riporta i colori al giusto posto.

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