W l’Itaglia

W l’Itaglia

L’Italia del pallone è da tempo andata nel pallone. Specchio di una società che non vuole cambiare nulla, o come nella Restaurazione cambia poco per dare l’impressione di aver cambiato tutto.

di Monica Valendino, @Moval1973

Il calcio italiano affonda e nessuno come conviene in Italia vuole dimettersi. Il più grande perdente di successo, Giampiero Ventura, se ne va con una buonuscita, come se un fallimento andasse premiato. Tavecchio non molla e  probabilmente non mollerà. Le grandi squadre (Udinese con loro) non vogliono un presidente forte, uno alla Albertini o alla Rivera per intenderci. Vanno bene I Tavecchio, i Carraro, i Matarrese, i Sordillo per intenderci.

A queste squadre non interessa nemmeno una riforma arbitrale e del campionato. Introdotta la ‘VAR’, che non ha cambiato di certo  valori in campo come qualcuno si attendeva, ora il popolo si deve accontentare. Nella storia si chiamava Restaurazione. Piccoli cambiamenti per non cambiare nulla.

I vivai rimangono fini a sé stessi fino ad appassirsi. Dino Zoff, parlando del Friuli, ha detto che “una volta 10 giocatori della mia terra calcavano i campi di ‘A’ e quattro o cinque andavano in Nazionale. Oggi l’Udinese è la regina degli stranieri, molti dei quali sono state meteore e negli ultimi anni l’eterogeneità della squadra è stata una della cause della mediocrità del campionato. Rimanendo in casa bianconera nn è corretto che una proprietà possa avere due squadre, anche se in leghe diverse. Prima o poi altri la seguiranno e cosa succederà?

Senza vivai una Nazionale non ha rifornimenti e il campionato intero si riempie di scarti di altre nazioni, perché i veri giocatori, quelli che fanno la differenza se ne vanno altrove. Questione di ingaggi si dice, ma in Italia i soldi ci sono, ma sono spesi male e senza progetti.

Ora tutti si attendono una svolta. Ma non sarà un nuovo ct a cambiare il corso della storia. Senza un rinnovamento vero tutto sembra alla mercé delle solite note. Per questo abbiamo parlato anche di arbitri: urge che l’AIA si stacchi dalla FIGC, che venga reintrodotto il sorteggio integrale di tutti gli arbitri di una partita, in fondo l’ultimo scudetto ‘imprevedibile’ quello del Verona è accaduto con questo sistema.

Tornando all’Udinese la vediamo come una squadra che parla tanto di giovani, ma gli italiani che dovevano arrivare sono pochi e spesso relegati in panchina. Scuffet, Angella e anche Lasagna  oltre al giovane Pontisso rischiano di chiedere una cessione a gennaio, perché a quell’età è giusto giocare. Ma in Italia, è vero, a 23 anni si è giovani, a 25 costosi, a 30 vecchi.

Buon divertimento.

 

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