Il fato e da anatroccolo l’Udinese diviene cigno

Il fato e da anatroccolo l’Udinese diviene cigno

Un episodio può cambiare la storia di un club?

Quando qualcuno vi dice che la vita non finisce mai fino a sentenza definitiva, vi conviene credervi, cari lettori. Sembra una frase fatta, qualcuno la taccia come una tipica espressione ‘da prete’, di quelle fatte per consolare, ma che servono a poco. Invece il destino è strano: “Ieri la mia vita andava in una direzione. Oggi va verso un’altra. Ieri credevo che non avrei mai fatto quello che ho fatto oggi. Queste forze che spesso ricreano Tempo e Spazio, che possono modellare e alterare chi immaginiamo di essere, cominciano molto prima che nasciamo e continuano dopo che spiriamo”, è una delle farsi simbolo di Cloud Atlas, il magnifico film dei fratelli Wachowski, quelli di Matrix per intenderci.L’Udinese ha visto cambiare letteralmente il suo destino in poche settimane: da anatroccolo, a volte bello, a volte brutto, ma pur sempre anatroccolo, a cigno, oggi uno degli pochi splendenti nel lago della Serie A.

Provate a immaginare proprio ‘IL lago dei cigni’ di Tchaikovsky, chiudete gli occhi, portate la memoria indietro. Non troppo, diciamo di nemmeno di molto di 17 anni. Oh, certo se misurate il tempo con certi crismi tutto appare lungo, perso quasi nella memoria, e quello che oggi è l’Udinese vi parrà normale, quasi dovuto.

Onestamente parlando, non sappiamo cosa significhi il fato e quanto abbia importanza in questa storia. Fato è un termine derivato dal latino fari verbo che significa “dire”, “parlare” e quindi fatum, participio passato neutro vuol dire “ciò che è detto” o “la parola detta (dalla divinità)” a cui ci si deve adeguare e alla quale è inutile tentare di sottrarsi.

Nell’etimologia moderna è figlio degli eventi. Punto.

Capita così che nel 1997 l’Udinese di Zac (l’allenatore forse più amato da queste parti), rischia proprio di veder esonerato il suo allenatore se non batte il Perugia. Una settimana di tensioni, i giocatori, solitamente solari, anche se li incontri in giro in città percepiscono che c’è qualcosa di serio all’orizzonte. Loro sono con il mister, darebbero tutto per salvarlo, ma le cose quell’anno sembrano andare storte. Colpa del fato, colpa di sé stessi, più facilmente.

Capita che col Perugia si fatica: l’ex Negri sembra voler proprio spingere verso il basso i friulani. Se avessero perso la zona B sarebbe stata a un passo. Poi  Amoroso trova il pari nel primo tempo, ma solo nel finale Helveg libera la gioia di uno stadio per una salvezza che allora aveva importanza. Certo non era matematica, ma da lì si poteva tornare a giocare tranquillamente, Zac era salvo.

Capita che la domenica successiva si va a Reggio Emilia, si pareggia: la continuità di risultato è salva, ma l’Udinese è ancora un anatroccolo.

Capita che alla 26ma giornata, al Friuli sferzato da una bora inconsueta arrivi l’Atalanta di Mondonico. Il primo tempo è controvento, ma l’Udinese schiaccia gli orobici. Una partita bellissima, come mai era accaduto negli ultimi anni. Mancava il gol, certo, ma si respirava in quel vento che qualcosa stava cambiando. Ma nulla: il pubblico rumoreggia, vuole Amoroso in campo (perché Zac non si convince che può farlo giocare con Poggi e Bierhoff ci si chiede?), così l’allenatore che nella ripresa vede i suoi a favore di vento decide di provarle tutte.. E’ l’ottantesimo, entra Marcio, due minuti dopo Oliver segna, altri quattro e  Marcio. Due a Zero e vittoria che mette al sicuro davvero l’Udinese, ma senza accorgersene (tranne Zac e i giocatori) i molti allenamenti fatti hanno prodotto in quel finale il 3-4-3.

Poi la Juve, quindi il Parma. Il resto è storia, storia del calcio perché oltre ad aver cambiato modo di giocare inventando qualcosa di unico in Italia, l’anatroccolo da lì a breve divenne cigno. La prima, storica, qualificazione Uefa, inaspettata e nel cuore di ogni tifoso bianconero. Poi Gino Pozzo che inizia a lavorare su una politica seminata da quei geni sottovalutati di Carlo Piazzolla e Piero Lo Monaco. Il mercato cambia, cambiano le prospettive.

Tutto figlio di quell’Udinese-Perugia, tutto figlio di quei minuti finali che hanno cambiato la storia.

Chissà forse sarebbe cambiata ugualmente, ma ai protagonisti di allora se glielo chiedi, qualche dubbio sorge: l’Udinese che oggi conosciamo non sarebbe stata così senza quella rivoluzione. Nata dal caso, o nata dalla forza di volontà?

Forse uno, forse l’altro, più probabile entrambe le cose.  Perché tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate; si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare

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