Il settembre 1984, tra Orwell, l’Udinese che schianta la Lazio al ritmo dei Queen

Il settembre 1984, tra Orwell, l’Udinese che schianta la Lazio al ritmo dei Queen

Leggi 1984 e pensi a George Orwell: Dio mio quante cose ha previsto quel genio che più di 50 anni fa scrisse un romanzo che è diventato quasi un sillogismo.

Il Grande Fratello, la disinformazione, il potere occulto, l’amore che cerca di prevalere su tutto. 1984, un anno che poi si è rivelato, comunque, diverso e , forse, addirittura migliore a quello che stiamo vedendo oggi. Inutile negare che l’equilibrio della ‘guerra fredda’, con i suoi equilibri e i suoi orrori all’est, manteneva il mondo in un certo stato di normale ansia, alla quale tutti si stavano abituando.

Anche se in Italia tutto appare diverso, come al solito. La più a nord dei paesi del sud o quello più a sud tra quelli del nord? Certo allora era strategica come posizione, gli sbarchi clandestini poca cosa, le caserme riempivano lo stivale, specie a Udine dove migliaia di ragazzi hanno buttato un anno di vita appoggiati a un fucile di guardia a un cortile. Era settembre, i Queen avevano lanciato Radio Gaga, che ancora oggi è un inno pop. E’ settembre, uno di quelli che induceva a pensare che l’est d’Italia potesse sembrare una sorta di New England, ma solo nella fantasia data dagli aceri e dai castagni che cambiavano colore. Perché  a  Roma 1 morto e 3 feriti causati da gruppi di estrema destra nei giardini del Campidoglio, luogo di ritrovo gay: le associazioni omosessuali protestano per le continue violenze, sabato a Bologna per San Valentino poi far entrare il partner allo stadio a un euro, anche se dello stesso sesso. Qualcosa è, in fondo, migliore. Alle ore 03.00 del mattino del 28 settembre muore – a causa delle ferite d’arma da fuoco ricevute la sera precedente – il falsario abruzzese, nonché esponente della Banda della Magliana, Antonio Chichiarelli.

Qualche mese dopo si scoprirà che fu l’autore del Falso comunicato N°. 7 in cui le Brigate Rosse annunciavano la morte di Aldo Moro e la sepoltura del cadavere nei fondali del Lago della Duchessa, nonché l’autore della rapina alla sede romana della Brink’s Securmark portata a termine giusto sei mesi prima della morte. E’ il 23 settembre quando va in scena Udinese-Lazio: era il tempo in cui Giorgione Chinaglia prendeva a calci nel posteriore i giovani compagni ribelli (D’Amico ne sa qualcosa). Ora che è diventato presidente, regala ai giocatori in ritiro sterline d’oro, ma la sua generosità viene ripagata con una vergognosa partita. Con un 5-0 che non è un semplice campanello d’allarme (rischiando, nel contempo, di creare facili illusioni all’Udinese di Zico). Non capita tutte le domeniche di incassare scoppole come questa. La Lazio è riuscita in modo semplice e cioè non giocando, scivolando allegramente sul campo infido, rendendo tutto facile all’ Udinese orchestrata alla grande da Zico, costretto nel finale a abbandonare il campo per un lieve infortunio causato da una pedata di Batista, suo disinvolto marcatore.

Nell’Udinese ha esordito il neoacquisto Criscimanni, che indubbiamente ha dato un buon contributo di solidità al centrocampo, apparso ieri reparto compatto e efficace proprio grazie all’ex pisano, ma anche grazie a Zico e a Mauro e al sostegno dei difensori sempre pronti a intervenire nell’assedio del fortino laziale, le cui mura, in realtà, alla lunga si sono rivelate di cartapesta. La Lazio, invece, è apparsa in condizioni spaventose proprio a centrocampo, considerato che non si è assolutamente visto: i tamponamenti di Batista e Vianello e le parate di Orsi sono risultati semplici palliativi, mentre Giordano, fischiatissimo da parte dei tifosi friulani, cercava di rientrare e portare avanti qualche pallone da giocare, guardato ma non aiutato dai Manfredonia e dai Laudrup. Con sette gol all’attivo, l’Udinese guarda fiduciosa in avanti, ma non deve illudersi: infatti quell’anno, quel 1984 che volgeva al 1985 di ‘Ritorno al futuro’, era un monito. Più che ‘Ritorno al Futuro’ per l’Udinese stava iniziando un’era di ritorno al passato. Zico che si infortuna sempre più spesso, Mazza che sta per lasciare, Pozzo che è ancora un imprenditore distante.

Rimangono le parole di quella partita : «Non siamo esistiti. L’Udinese ha maramaldeggiato con una squadra morta: il risultato parla chiaro. La Lazio è scesa in campo in atteggiamento presuntuoso perché, dopo la bella partita con la Fiorentina, qualcuno s’è montato la testa, mentre altri hanno contestato i ritiri della squadra. Bisognerà darsi una regolata»: cosi l’allenatore Carosi, mentre Chinaglia ha mormorato: «La sconfitta a piena mano (5 gol) dice tutto, non serve proprio che io aggiunga parola». Sul suo viso è apparsa una lacrima. Il portiere Orsi ha accentuato l’autocritica: «L’Udinese pareva formata da marziani, visto che nessuno della Lazio riusciva a fermarla; nell’occasione del secondo gol mezza Udinese poteva segnare, ha segnato Zico a distanza ravvicinatissima». Vinicio risponde:  «E’ giusto festeggiare una simile vittoria, però bisogna ben tenere i piedi a terra, perché la Lazio si è presentata a Udine senza una organizzazione di gioco collettivo».  Carnevale, il goleador dell’Udinese, che ha segnato l’ultima rete: «Sono stato egoista — ha detto — non ho passato il pallone al liberissimo Selvaggi perché volevo fare il gol e non mi sono lasciato sfuggire l’occasione».

Parole che si perdono nel tempo, come in 1984 dove le verità sono plurali, mentre la verità, cari lettori, rimane sempre una, singolare. Il resto sono punti di vista. E la verità è che quel 5-0 è stato l’inizio illusorio di una fine ingiusta, ma anche inevitabile. E come per ogni fine c’è sempre un inizio che comincia. Pozzo dopo Mazza, il 1985 con Reagan che inizia il disgelo con Gorbachov, l’Italia che vive il boom, forse al di sopra delle sue possibilità, il calcio che come la nazione fa lo stesso. E oggi entrambi ne pagano le conseguenze.Pper capire certe cose che sembrano cambiare per non cambiare mai, se non in peggio a volte. Ma la memoria storica è vietata, le armi di distruzione di massa di allora non erano altro che armi di distrazione di massa e il calcio in questo ha sempre avuto un ruolo speciale.

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UDINESE: Brini, Galparoli, F.Rossi, Gerolin, Edinho, De Agostini, Mauro II, Criscimanni (80′ Papais), Selvaggi, Zico (70′ Miano), A.Carnevale. A disp. Fiore, Cattaneo, Montesano. All. Vinicio. LAZIO: Orsi, Storgato, Filisetti, Vianello, Batista, Podavini, Torrisi (46′ Garlini), Manfredonia, Giordano, Laudrup, Fonte (75′ Marini). A disp. Cacciatori, Spinozzi, Calisti. All. Carosi. Arbitro: Lanese di Messina. Marcatori: 28′ Galparoli, 36′ Zico, 58′ Selvaggi, 68′ Mauro II, 88′ A.Carnevale. Note: giornata di pioggia, nell’Udinese esordisce il neo acquisto Criscimanni. Spettatori: 31.000 circa.

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