Il Vajont tra quella partita tra il Real e i Rangers

Il Vajont tra quella partita tra il Real e i Rangers

9 ottobre: anniversario da non dimenticare mai. Nel 1963 la tragedia più grande

Nove ottobre 1963. Madrid. La partita tra il Real e i Rangers di Glasgow prende vita alle 20:30, tutto come previsto. Lo stadio è colmo, le ‘Merengues’ attirano le attenzioni, sono la squadra più bella del mondo con Puskas e Di Stefano. Madrid, città lontana e ambita, specie da chi, in Italia, vive ancora tra le macerie della guerra e un boom che ancora non è esploso del tutto, almeno non nelle periferie della Nazione. Madrid, così lontana e così vicina per chi può permettersi una Tv. Pochi, pochissimi. Chi ce l’ha chiama a casa sua amici e parenti per ostentare più l’oggetto che quello che va trasmettendo. La partita di Madrid è un evento più esibizionistico che calcistico per qualcuno.
Ma chi ama il calcio ha sempre a disposizione qualche bar.
Vajont, Friuli, nove ottobre 1963. Ore 20:45. Quella diga là non ci piace, vanno dicendo da tempo, da tanto tempo gli abitanti. Fa paura. Perché costruirla sul Monte Toc, marcio in friulano, perché non ascoltare le voci della gente, ma solo quelle dei costruttori?
La voce smorzata quella sera dalla tv, le proteste, per un po’ annegate in pensieri lontani, in quella Madrid ambita e mai vista dal vivo. Quel Real che ne è l’emblema che attira l’attenzione degli sportivi, riuniti davanti alla tv del bar del paese. Per bere assieme, divertirsi un po’ dopo la solita giornata di lavoro. Duro, tra le montagne che non offrono molto. Chi ha costruito quella diga là, aveva promesso lavoro, un boom economico per l’elettricità che avrebbe generato. Lampi di speranza, mai davvero concretizzati.
La partita inizia, il real domina a destra e a manca, è superiore in tutto. Non c’è dibattito al bar di Vajont, non ci può essere. I ‘Blancos’ sono uno squadrone che fa sognare.
Nove ottobre 1963, ore 22:39, Madrid: la partita finisce 6-0, risultato scontato.
Nove ottobre 1963, ore 22:39, Vajont: E’ in questo istante che un’enorme frana di roccia di circa due chilometri quadrati di superficie e 280 milioni di metri cubi di volume, si stacca dalle pendici del Monte Toc, dietro la diga del Vajont, quella stessa che veniva definita ‘pericolosa’ dalla gente. L’enorme massa, un corpo unico, piomba nel sottostante lago artificiale nel quale l’11 aprile, con la terza ed ultima prova di invaso, l’acqua ha raggiunto quota 700,42 metri sul livello del mare.
Nove ottobre 1963, ore 22:40. Un minuto, sessanta secondi ci mette quel colosso d’acqua a colpire.
Lo schianto solleva un’onda di 230 metri d’altezza e ben 50 milioni di metri cubi di materiale solido e liquido in sospensione si alzano. La metà della massa d’acqua scavalca la diga, abbattendosi nella sottostante valle del Piave, provocando la distruzione di sette paesi (Longarone, Pirago, Maè, Rivalta, Villanova, Faè, Codissago, Castellavazzo). L’altra parte dell’onda sale la valle e va a ‘colpire’ i paesini friulani di Erto e Casso e una miriade di borghi. Verso Longarone, allo sbocco del Vajont, l’onda è alta 70 metri e produce un vento sempre più intenso, che porta con sé, in leggera sospensione, una nuvola nebulizzata di goccioline. Tra un crescendo di rumori, le persone si rendono conto di ciò che sta per accadere ma non possono più scappare.
Madrid-Vajont, così vicine, così lontane. Mentre in Spagna la gente festeggia, in quel paese tra i monti la gente ascolta un boato, grande come un tuono, accompagnato da quei lampi di energia che avrebbe dovuto portare benessere, sta portando morte.
L’ondata rade al suolo le case ma anche scheggia le altre montagne mentre la cicatrice sul Monte Toc ha la forma di una ‘M’ gigantesca. I morti accertati sono 1.917 (di cui 1450 solo a Longarone).
Che stesse per succedere qualche cosa alla vigilia del disastro se n’era accorto Alberico Biadene, Direttore costruzioni della Sade, che l’8 ottobre a neppure 24 ore dal disastro, chiede ai vertici della società costruttrice – la Sade – di far scattare l’allarme e provvedere con un piano di evacuazione delle cittadine di Erto e Casso. Il 9 ottobre, prima dell’onda assassina, la frana ‘sussurra’ che sta per muoversi con gli alberi, là dove resterà la ‘M’, che si inclinano.
Nove ottobre 1963, una cicatrice mai davvero rimarginata. In tv ancora oggi se ne parla, mentre allora la gente sperava solo di vedere Real Madrid-Rangers Glasgow in pace. La morte ha spazzato via tutto.

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