Jancker, quel gol al Chievo e Pozzo che non cambiò più in un mondo che cambiava

Jancker, quel gol al Chievo e Pozzo che non cambiò più in un mondo che cambiava

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Nel Dna di Paròn Pozzo c’è sempre stato il sogno di comprare campioni che facessero grande l’Udinese. La sua prima gestione ne è zeppa. Risultato: giocatori appagati e privi di motivazioni, e ascensore tra a e B per anni. Ci volle la lungimiranza di Adriano Fedele e il suo carattere a far cambiare idea al Paron, facendogli capire che l’Udinese avrebbe funzionato solo con una politica fatta con i giovani, da lanciare e valorizzare. Fu Adrianone, in fondo, a volere Bierhoff, a lanciare Helveg e Rossitto, tanto per fare alcuni esempi. E così, pian piano, Pozzo si convinse grazie ai frutti raccolti da zar e i suoi che hanno cambiato la storia bianconera, che ha saputo sfruttare meglio di tutte la Legge Bosman e la liberalizzazione degli stranieri. 

Largo a giovani sconosciuti fino ad allora, molte volte diventati miniera d’oro: non serve citare le plusvalenze fatte per ricordare quanti ne sono arrivati che sembravano nulla, e quanti sono esplosi a Udine grazie al questa politica e alle attrezzature e allo scouting  che via via venivano abbinati a quest’idea.

Uno strappo alla regola Pozzo l’ha fatta due volte: con il tarato Muzzi, che ha ripagato la fiducia con gol e prestazioni, ma soprattutto con acquisto più caro di sempre, Carsten Jancker il panzer del Bayern Monaco e della nazionale tedesca: gigantesco, spaventoso ma al tempo stesso legnoso. Nato nell’allora DDR il piccolo Carsten dopo le prime squadre locali si forma all’Hansa Rostock e una volta caduto il muro di Berlino ancora minorenne passa al Colonia, che lo fa esordire in Prima squadra: dal 1993 al 1995 Jancker, che ormai è un ragazzone, raccoglie 5 presenze in Bundesliga. Ritenuto non ancora pronto per il grande calcio tedesco viene spedito in Austria, al Rapid Vienna. E proprio con la maglia bianconere che il giocatore si mette in mostra: in campionato segna 7 reti, ma è in Coppa delle Coppe che fa vedere il suo valore in tutto il continente. La marcia del Rapid è inarrestabile e Jancker contribuisce con 6 reti a trascinare la squadra in finale, decidendo sfide contro Sporting Lisbona, Dinamo Mosca e Feyenoord. All’atto conclusivo la squadra si inchinerà al Paris Saint-Germain, ma intanto quel gigantesco centravanti di 22 anni è riuscito a guadagnarsi il titolo di capocannoniere del torneo e soprattutto l’ingaggio del club più importante di Germania: il Bayern Monaco.

In Baviera resta sei stagioni, di cui quattro buone e due disastrose: la prima e l’ultima. Vincerà 4 campionati, 2 coppe di Germania, una Champions League e una coppa Intercontinentale. Se il fiasco della prima stagione è dovuto all’ambientamento in un campionato competitivo l’ultima stagione lascia pochi alibi, se non quello di qualche guaio fisico: gioca poco e spesso dalla panchina, racimola appena 18 presenze e non segna nemmeno un gol. Questo nell’anno che avrebbe portato al mondiale del 2002. L’allora ct Rudi Voeller nonostante le critiche decide ugualmente di convocarlo per la spedizione in Giappone e Corea del Sud. Jancker ripaga la fiducia segnando una rete nell’8-0 all’Arabia Saudita. Finita la spedizione per Jancker c’è una nuova destinazione. Il Bayern lo lascia andar via e lo acquista l’Udinese, che dai tempi di un altro tedesco, Oliver Bierhoff, ha un debole per i “panzer” (vedere anche Roberto Sosa). L’illustre precedente carica di responsabilità il neo acquisto, ma le perplessità sull’ultima stagione al Bayern di Jancker sono mitigate da un curriculum di tutto rispetto e dal fatto che i tedeschi sono sinonimo di garanzia.

La sua aria da duro e la sua mole (194 cm per 93 kg) spaventano a dir poco. Lui si presenta sicuro alla stampa dicendo di poter fare meglio di Bierhoff. L’avesse mai detto. L’allenatore dell’epoca Luciano Spalletti gli dà subito fiducia, Jancker esordisce col Parma giocando tutti e 90 i minuti, sfruttando i suoi centimetri per fare da sponda a Muzzi e sfiorando anche il gol in un’occasione. Le prove seguenti vedono il tedesco sempre più avulso dal gioco, mai pericoloso, praticamente un gatto di marmo. Gioca le prime undici partite e viene sostituito 9 volte. Nel frattempo, però, arriva anche un gol. Bisogna aspettare la decima giornata, contro il Chievo, il 23 novembre. Sembra rotto il ghiaccio, invece poche settimane dopo si fa male e perde due mesi. Al ritorno in campo il tedesco si rende conto di aver perso il posto e da quel momento dovrà accontentarsi di giocare spiccoli di partita. Alla fine dell’anno saranno 20 presenze e un gol appena.

A sorpresa l’Udinese lo conferma anche per la stagione successiva, stavolta Jancker sa di essere riserva e ci si aspetta almeno una reazione d’orgoglio. Gliela si vede un pomeriggio di dicembre contro la Reggina quando con una botta al volo da fuori area regala i tre punti alla squadra. Come col Chievo l’anno prima l’episodio rimarrà isolato, Spalletti gli preferisce Fava e Iaquinta e viene schierato dal primo minuto soltanto due volte, sprecando le sue chances. Lo stesso patron Pozzo perde la pazienza e il povero Jancker da gennaio ad aprile collezionerà solo spezzoni di 10 minuti a partita. A fine anno inevitabili le valigie e gli sberleffi. Il pacco è di quelli clamorosi, Jancker torna in Germania dove si mantiene sulle medie realizzative di Udine anche al Kaiserslautern. Tenta l’avventura cinese ma è un fiasco, infine chiude in Austria, il Paese che l’ha lanciato al grande calcio. Due stagioni al Mattersburg con un buon numero di reti prima di appendere le scarpette al chiodo a 35 anni. E proprio in Austria ha iniziato a intraprendere la carriera di allenatore, insegnando ai ragazzini. Le ultime lo danno al Rapid Vienna a guidare l’Under 15.

Dopo di allora la politica tornò a puntare su giovani: Di Natale fu uno di questi. Rimane il gol al Chievo, l’unica soddisfazione friulana in quel lontano novembre 2002, mentre nel mondo negli  Stati Uniti le elezioni di medio termine, dove si elegge la nuova Camera e un terzo del Senato, i repubblicani mantengono il controllo della Camera e riconquistano la maggioranza al Senato. Proprio come oggi, solo che l’America non è cambiata, l’Udinese si, il mondo ancora meno, basti pensare che mentre Junker festeggiava il  Consiglio di sicurezza emana la Risoluzione ONU 1441 riguardante il disarmo dell’Iraq.

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