Orwell, Zico, il Milan e quell’aria di rivoluzione interrotta

Orwell, Zico, il Milan e quell’aria di rivoluzione interrotta

1984‘, per chi ama la letteratura questa data è inevitabilmente legata a George Orwell, che molti anni prima immaginava un mondo totalitario.  Ovunque nella città sono appesi grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello, con la didascalia Il Grande Fratello ti guarda, e gli slogan del partito: «la guerra è pace»«la libertà è schiavitù»«l’ignoranza è forza». I membri del Socing vivono in moderni palazzoni alveare nella città nuova, e i prolet (il Proletariato) vivono separati dai primi nella città vecchia. uff187_1984L’unica forma di pensiero ammissibile in Oceania è il Bipensiero (“Doublethink”). Come recitano alcuni slogan del partito, “la menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.

Le scienze umanistiche sono state modificate nel loro contenuto e scopo: i testi vengono riscritti continuamente espellendo tutto quanto non sia in linea con le idee del momento del Socing: tutti i fatti che rivelino contraddizione o fallibilità del partito vengono periodicamente e sistematicamente cancellati e sostituiti, la storia non esiste più, se non per dare ragione al Partito. Molti vedono in quel libro una visione più che un timore. Molte delle cose descritte, in maniera più ‘leggera’ oggi esistono eccome. Tanto che nel 1984 quando Steve Jobs lanciò il suo primo Macintosh fece una pubblicità che voleva dimostrare libertà di informazione e di contenuti proprio evocando le immagini di quel libro. A Udine la rottura col sistema era identificata in una squadra, l’orgoglio di un popolo che, finalmente, dopo domini, terremoti, ingiustizie (Peteano, mai dimenticata) e anonimato sentiva che poteva rialzare la testa. Era il 1984, era il 2 gennaio. L’Udinese era il simbolo della rivoluzione: tante volte si è scritto di questo, tante volte si è evocata quella squadra.

uff175_1984Oggi, specie le nuove generazioni, non capiscono perché nonostante i grandissimi risultati raggiunti dai bianconeri negli ultimi anni, molti raccontino ancora quegli anni, dove, in fondo il sogno è durato come tutti i sogni, un breve istante. Un visione REM della realtà forse deformata, dove davvero i friulani credevano di poter dire la loro. Causio e  compagni fanno intendere che il ‘palazzo‘, proprio come nel libro, ha svolto un compito importante nell’andamento dell’anno. La gara con la Juve a Torino rimane ancora una macchia nera nella storia degli arbitraggi.

uff323_1984Ma quel 2 gennaio a Milano avvenne qualcosa di diverso. Una delle partite che hanno fatto la storia del calcio, e forse anche per questo quegli anni sono portati ad esempio per chi oggi vede uno sport targato ‘cielo’. Ne esce una delle partite più divertenti del campionato. Il Milan parte forte e passa dopo otto minuti: l’arbitro Mattei  fischia un rigore generoso per una minuscola ancata di Cattaneo; A fine primo tempo  l’1-1 con naturalezza: cross di Marchetti, spizzata di Mauro a centro area per Virdis che anticipa Ottorino Piotti. La palla entrerebbe lo stesso ma a scaraventarla definitivamente in rete ci pensa per l’appunto Zico. Tre minuti dopo nasce un mischione all’altezza dei 10 metri udinesi, brillantemente risolto da Vinicio Verza con una randellata. 2-1. Il secondo tempo vede Damiani fallire clamorosamente il 3-1, poi è Mauro a imitarlo con una sciagurata conclusione alle stelle solo davanti a Piotti. Che sia un pomeriggio all’insegna dell’eccezionalità lo prova anche il gol di Blissett, non ancora assurto al rango di pseudonimo letterario: the original Luther irrompe di prepotenza su una sponda aerea di Battistini e quasi si schianta contro il palo per troppa irruenza. 3-1 a nove minuti dalla fine e la partita è in ghiaccio. San Siro applaude soddisfatto, benché l’amaro in bocca resti: e questo Zico per cui abbiamo pagato fior di biglietto? Minuto 84  Zico tocchetta verso Causio e si porta rapidamente a centro area, mentre il Barone porta palla con la consueta sapienza e d’improvviso scucchiaia verso di lui. Baresi, che forse ha già annusato tutto in anticipo, cerca di intercettare la palla con la mano: invano, Mattei concede il vantaggio. Icardi si avvicina a Zico, rovesciata storica di precisione e nulla da fare per il povero Ottorino Piotti. Uno dei gol più belli della storia calcistica italiana, ma l’ha fatto Zico nell’Udinese, quell’Udinese che voleva cambiare il mondo. Profondamente scosso da questo colpo basso, il Milan vacilla, tre minuti dopo è Causio a ricevere in area spalle alla porta, girarsi in un amen, fumarsi Tassotti e fulminare Piotti in diagonale. 3-3 finale. Questa la gara, ma poi al ritorno la vittoria dei rossoneri a Udine toglie le speranze europee dell’Udinese e di una città, che come succede in primavera, nelle rivoluzioni, capisce che il sistema non si può battere. L’era Mazza stava finendo, sarebbe successo da lì a un anno. Rimane quell’annata, quella partita, quel sogno. Un anno dove scendere in piazza per gridare ‘O Zico o Austria‘ è famoso come quella pistola puntata da un contestatore comunista contro i poliziotti a Milano. Quella Milano che non era da bere, era ancora il teatro di un’Italia che aveva  voglia di combattere. Oggi San Siro vuoto è simbolo anche dei questo. Oggi che si ricordi quell’annata di Zico come una rivoluzione, è ricordare che qualcuno ha voluto alzare la testa. Oggi ci sentiamo appagati da quello che abbiamo, Orwell, con la sua filosofia, alla fine aveva ragione. [youtube youtubeurl=”t2hobCZYAmM” ][/youtube]

Monica Valendino ©Mondoudinese

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