Pertini, Udinese, la Roma e la battaglia per Zico e Cerezo

Pertini, Udinese, la Roma e la battaglia per Zico e Cerezo

L’Italia degli anni ’80 nella storia simbolo di Zico e Cerezo, con Udine che per una volta si è svegliata Regina

Uno dei simboli degli anni ’80 in Italia e nel mondo è stata la pipa di Enzo Bearzot che si intrecciava con quella di Sandro Pertini, il presidente più amato dagli italiani.Ahinoi, di Sandro Pertini ce n’è stato uno, per la sua umanità, per la sua storia, perché in un’Italia sempre più odorante di marcio è stato un fiore che dava speranza.  Il suo settennale è stato indimenticabile per chi l’ha vissuto, per gli altri è storia da raccontare. Partendo da un aneddoto, ovvero quando intervenne per sbloccare l’arrivo di Cerezo e, soprattutto, Zico in Italia, mentre tutt’attorno perfino i sindacati scendevano in piazza contro questa operazione. Era l’estate del 1983, una estate calda non solo per il clima meteorologico ma anche per quello che  circondava in generale l’Italia, un paese che cercava di uscire dalla cappa degli anni di piombo. Un estate calda e lo sarebbe stata ancora di più a Roma e ad Udine, specie per i tifosi delle due  squadre: perché due colpi di mercato che avrebbero cambiato il corso degli eventi erano nelle previsioni dei presidenti Mazza e Viola che avevano individuato in due campioni brasiliani i loro obiettivi. Si diceva: doveva essere un trasferimento, divenne un affare di stato. Tutti contro tutti. La Figc contro l’Udinese. «Basta follie, basta stranieri», urlò il presidente Federico Sordillo. Le frontiere erano state aperte solo tre anni prima, lui le voleva già chiudere. Dettaglio: aveva le chiavi per farlo, ma non gliele fecero usare. L’Udinese trovò alleanza nella Roma: c’era anche Cerezo in ballo. Sordillo diede una scadenza. Il presidente della Roma Dino Viola sbottò: «Il diktat della Federazione è illegale». Roma e Udinese depositarono i contratti in ritardo. «Bocciati», decise la Figc. Senza appello? No. Intervennero ministri, segretari di partito, bortaborse: il circo politico si era messo in moto. Luciano Lama, segretario della C.G.I.L. attaccò il presidente dell’Udinese: «Mazza spende sei miliardi per Zico e la Zanussi, di cui è presidente, mette in cassa integrazione migliaia di operai» . Mazza replicò: «Alla fine trionferà la giustizia» . A Udine in quei giorni ci fu quasi un’insurrezione e decise di scendere in piazza. Più volte, ma una soprattutto è nella mente di tutti quelli che l’hanno vissuta quell’estate. Era pomeriggio, e Piazza Venti Settembre si riempì come non accadeva da molto, moltissimo tempo. E spuntarono perfino cartelli con la minaccia  di passare all’Austria se Zico, il sogno, fosse stato negato. Già perché il calcio è sogno, e acquisti così da sempre illudono, fanno dimenticare perfino la cassa integrazione, perché l’oppio vero è questo piccolo grande gioco, tanto umano quanto perfetto, che illude e fa pensare che c’è una squadra che comunque difende il tuo nome. Dall’altra parte del mondo, a Rio de Janeiro, i brasiliani versarono lacrime. «Galinho, non te ne andare»: Rete Globo ogni ora interrompeva le trasmissioni e piangeva l’addio del campione carioca. In italia è il caos. Un giorno è fatta, quello successivo è saltato tutto. Di nuovo, intervenne il presidente della Figc Sordillo. Pose un veto al tesseramento per una «arditezza dell’impostazione finanziaria». Si scoprì che l’Udinese aveva usato una società satellite, la «Grouping Limited». Avrebbe dovuto pagare la metà di Zico: tre miliardi. Ma la società non esisteva. E quando fuori dal Quirinale i giornalisti accerchiarono il Presidente Sandro Pertini e gli chiesero quella cosa lì, tutti capirono che quello era il punto di non ritorno. Quella cosa lì: Zico all’Udinese, Cerezo alla Roma. Pertini rispose: «Sì, mi piacerebbe veder giocare Zico e Cerezo in Italia: sono due grandi campioni, due bravi ragazzi». Sulla questione tutti avevano – dal popolo al presidente della Repubblica – avevano detto la loro: mancavano l’Fbi, la Cia, il Gran Giurì delle Giovani Marmotte e poi il cerchio si sarebbe chiuso. Il caso-Zico divenne una crociata per il calciospettacolo. Decisivo fu l’intervento del Coni, presieduto da Franco Carraro. Concesse una proroga, la stessa che un mese prima Sordillo aveva negato. Tutto è bene quel che finisce. Zico è dell’Udinese, Cerezo è della Roma. Quell’anno in serie A ci sono 31 stranieri: 10 sono brasiliani. In pochi giorni l’Udi­nese stacca 26.661 abbonamenti, quell’anno il «Friuli» di Udine sarà sempre tutto esaurito. Stagione 1983/84. In italia giocano contemporaneamente Zico, Platini e Falcao: parata di stelle, Hollywood in area di rigore, tre Nobel a cena, la stessa sera e sotto lo stesso tetto, tavola imbandita. Il calcio di oggi paragonato a quello di allora è come Bollywood, nulla di più nulla di meno. E chiedete cos’è stato il duello tra Udinese e Roma per capire in fondo perché quel calcio era diverso. Non occorre dire altro o fare analisi sociologiche particolari: il 6 novembre del 1983 va in scena proprio Udinese-Roma. Partita che sembra avviata verso il pari finché Causio non inventa una giocata da campione del mondo con destro incrociato di Zico a “castigare” Tancredi. L’epilogo purtroppo lo conoscono tutti e non occorre forse ricordarlo. Quel sogno però rimane ancora uno dei più belli mai fatti, e quel che accadde in quel 1983 forse fu una vera piccola grande rivoluzione, l’ultima, perché oggi di voglia di scendere in piazza non ce n’è più. Ne per la politica, né per i problemi sociali, né per il lavoro che non c’è, né tanto meno per il calcio, Quell’estate che ha il sapore del magnifico film tratto dall’altrettanto magnifico libro di Stephen King, ‘Stand By me’. [youtube youtubeurl=”N1-NB9GsV88″ ][/youtube]

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