Quel triangolo tra Udinese, Inter e Cesena

Quel triangolo tra Udinese, Inter e Cesena

Udinese-Inter 4-3, aprile 1990: con l’occhio al campo del ‘Friuli’ e l’orecchio attaccato alla radiolina per aspettare il risultato di Cesena-Verona

Udinese, Inter, Cesena: un triangolo che non tutti ricordano: forse meglio dimenticarlo a dire il vero, almeno in Friuli. E’ l’aprile del 1990, l’ultima giornata di campionato perché ci sono i Mondiali italiani alle porte. La retrocessione si gioca su due campi: Cesena, dove i romagnoli ospitano il pericolante Verona, ma devono obbligatoriamente vincere per riuscire a salvarsi. E Udine, dove arriva un’Inter che non ha nulla più da chiedere, ma che è sempre una squadra molto forte. E i bianconeri oltre che vincere devono sperare nel pari a Cesena o nella vittoria scaligera. Tifare per gli avversari veronesi, pensate quanto è paradossale il calcio.

Fa caldo a Udine, mentre intorno il mondo inizia a guardare l’universo con un occhio diverso grazie al telescopio Hubble appena lanciato. Quante cose si scoprono, un nuovo Galileo elettronico a scorgere i segreti più reconditi che fanno apparire il Friuli ancora più un puntino nell’immenso, dove quel che accade è relativo.

Non per i tifosi, non per chi vive in una città che esce dagli anni ’80 frastornata: prima i sogni di grandezza, poi la retrocessione, la nuova promozione e ora questa gara da dentro o fuori.

E’ la squadra prima di Bruno Mazzia, poi di quel signore di Rino Marchesi. L’attesa è tanta, il ‘Friuli’ registra 30 mila persone. La speranza è l’ultima a morire da queste parti, si è sofferto troppo. E poi, e poi…non può essere così, non si può essere passati dal tutto al nulla come risucchiati in un buco  nero.

L’atmosfera è strana: paura, certezze, il solito vicino col cappello fatto col giornale e la sciarpa bianconera. A dirigere per l’ultima volta c’è Gigi Agnolin,  un arbitro ‘amico’, si vince sicuro!

La gara è incredibile, basta leggere i marcatori: non serve aggiungere altro per descrivere le emozioni. Al 5′ Balbo, al 15′ Branca portano subito l’Udinese sul 2-0. Al 18′ Serena accorcia, ma al 60′  Balbo sembra rimettere tutto a posto.

A questo punto da Cesena arriva una voce che dice che il Verona è in vantaggio. In realtà dalla Romagna non arrivava proprio nulla, anzi i collegamenti sembravano sospesi, quasi a non voler dire cosa stesse succedendo. Il ‘Cosmo‘, quello del Friuli non da aggiornamenti, paradosso nei giorni in cui il cosmo veniva scrutato.

Poi l’incredibile: al 71′ Matthaeus, al 79′ Mandorlini ed è 3-3. E’ finita. No, l’Udinese non si arrende e al 90′ Branca porta il risultato sul 4-3 definitivo.

Angolin fischia la fine. Il silenzio allo stadio, tutti sospesi ad aspettare quel risultato: il pari sembra scritto, poi dopo una decina di minuti ecco i risultati finali. Il Cesena con  Piraccini a pochi minuti dal termine regala la salvezza al Cesena.

Non ci sono parole per descrivere le delusioni a volte: sono cose intime. Quelle calcistiche, lo sono ancora di più, nessuno può spiegare il viso dei tifosi che si sono resi conto che gli anni ’80 sono davvero finiti, che Italia ’90 sono notti magiche lontane, che Udine sarà città mondiale di Serie B. Solo Hubble poteva scorgere particolari se avesse puntato l’occhio su quel puntino nell’universo. Ma la fotografia sarebbe sfocata, in quell’intreccio di partite ed emozioni.

 

 

 

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