Udinese-Napoli 2-1 del 1981: la partita che ha cambiato la storia

Udinese-Napoli 2-1 del 1981: la partita che ha cambiato la storia

Un gol allo scadere di Manuel Gerolin, giovane promessa bianconera, in Udinese-Napoli del 24 maggio 1981 ha cambiato probabilmente le sorti di un intero club, quello friulano

Udinese-Napoli è ‘la partita’, almeno per i tifosi friulani: quel 2-1 del 24 maggio 1981, non solo è valso la salvezza all’ultimo minuto di una gara incredibile, ma è valso soprattutto un futuro diverso per l’Udinese. Se fosse retrocessa non ci sarebbe stato Mazza, non ci sarebbe stato Zico, non ci sarebbe forse stato nemmeno Pozzo in seguito. Un gol, quello di Gerolin, che ha cambiato la storia del club.

In quel giorno di maggio, a cinque anni dal terremoto che rase al suolo il Friuli, erano in trentaduemila sugli spalti del ‘Friuli’. Sembravano impazziti quando a 2 minuti dalla fine dell’incontro l’udinese Gerolin, con un’azione personale iniziata da metà campo, è andato in gol, superando al primo contrasto Pellegrini e anche il tentativo estremo di Cascione. Era il gol della vittoria, che ha permesso all’Udinese di rimanere in serie A. Un gol tenacemente voluto da un ragazzo di vent’anni che si è ribellato all’impotenza che stava attanagliando la propria squadra, scriveva allora Luciano provini su La Stampa.

Per l’Udinese sembrava una partita stregata quella con il Napoli. Gli azzurri sono andati in vantaggio nel primo tempo: tranquilla discesa di Krol, che ha trovato libero Pellegrini, per il quale è stato molto facile segnare con un tiro rasoterra. L’Udinese ha reagito, buttandosi a testa bassa contro la squadra partenopea: il diciannovenne Cinello faceva tutto da solo e veniva gettato a terra da una carica di Bruscolotti appena dentro l’area di rigore. Ma neppure su calcio di rigore l’Udinese riusciva a pareggiare, perché Zanone dava modo a Castellini di deviare la massima punizione con la punta delle dita in calcio d’angolo.

Nel secondo tempo, l’allenatore friulano Ferrari sostituiva Zanone con Vriz e quest’ultimo, appena entrato in campo, sorprendeva i difensori napoletani con un guizzo in una mischia sottoporta, che gli permetteva di uscire con il pallone tra i piedi e di battere da pochi passi il portiere Castellini. Il pareggio non esauriva la forza d’animo dell’Udinese, che ha continuato a premere nell’area napoletana senza trovare il gol. Ferrari tentava il tutto per tutto. Sostituiva anche Tesser, che nei primi minuti della gara aveva sbagliato in modo macroscopico la prima occasione per portare in vantaggio l’Udinese. Entrava un altro ragazzino, Papais. Il quale soltanto il giorno prima aveva giocato una partita contro la Juventus contribuendo a qualificare la squadra primavera per la finale di campionato con la Roma.

L’incubo della retrocessione era tale che a tratti lo stadio si ammutoliva, anche perché l’attacco bianconero era incapace di trovare la mira giusta e il Napoli non aveva davvero pietà con il suo velocissimo contropiede: poi, a 7 minuti dalla fine, è capitato addirittura l’incredibile: Krol, nel rimettere in gioco la palla, ha servito Cinello, che ha fatto partire subito una cannonata che Castellini è riuscito in tuffo a toccare: il pallone è andato a sbattere sul palo destro della porta del Napoli, poi è ritornato in campo e Neumann è stato capace soltanto di toccarlo di destro e di mandarlo fiaccamente ancora su Castellini, che malamente lo respingeva. Nella mischia successiva si faceva luce Papais, però il suo tiro è stato deviato in calcio d’angolo. Era il colmo delle occasioni mancate, il pubblico sembrava addirittura scoraggiato.

Ma, a due minuti dalla fine, la caparbia impennata di Gerolin che ha sorpreso tutto il Napoli. Il ragazzo è partito dal centro, vincendo un contrasto con Pellegrini e, quindi, si è incuneato nel cuore dell’area partenopea, lasciando tutti di stucco e battendo di prepotenza, da distanza ravvicinata, il portiere azzurro. Gli altri due minuti di gioco sono stati un perditempo dell’Udinese, mentre il pubblico dello stadio era in piedi a sventolare vessilli bianconeri con il coro di «Ale, Udin». Nonostante l’arbitro avesse fischiato la fine, i giocatori friulani sono rimasti in campo, si sono fatti spogliare delle loro maglie dai tifosi impazziti e, poi, per un’ora, il pubblico delle gradinate è sceso sul rettangolo di gioco continuando lo sventolio di stendardi e di bandiere. L’allenatore Ferrari è stato portato in trionfo. Udine aveva ancora fresco il ricordo delle feste per la doppia promozione in serie B e in serie A, ma questa volta la festa è stata spontanea.

I più accesi tifosi avevano vegliato alle porte dello stadio per tutta la notte scorsa, con fuochi, orchestre e danze, l’avevano chiamata la «Veglia della speranza», e la festa è ripresa alla fine dell’incontro, con un’altra veglia, questa volta veramente allegra e sfrenata. Attraverso la città, sino a notte inoltrata, si sono sentiti echeggiare clacson di automobili imbandierate. Tutti i giocatori sono stati premiati con doni offerti dagli Udinese Club. Si sono felicitati con la squadra, oltre ai dirigenti con il presidente Sanson in testa, il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Comelli, e il sindaco di Udine, Candolini.

Quella è la partita per i tifosi friulani: e oggi chi può dire ‘io c’ero’ concorderà, forse, che quella gara ha davvero cambiato la storia dell’Udinese.

UDINESE: Della Corna; Gerolin, Tesser (65′ Papais); Miani, Fanesi, Fellet; Miano, Pin, Cinello, Neumann.Zanone (54’Vriz).

NAPOLI: Castellini; Bruscolotti, Marangon; Celestini (72′ Cascione), Krol, Ferrano; Damiani (52′ Nicolini), Vinazzani, Musella, Guidetti, Pellegrini.

Arbitro: Pieri.

Reti: 18′ Pellegrini, 55′ Vriz, 88’Gerolin.

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