Udinese vs Watford: tutti i numeri della doppia gestione Pozzo

Udinese vs Watford: tutti i numeri della doppia gestione Pozzo

Recentemente Pozzo jr ha dichiarato: “Io credo che il problema sia unico: in Italia non si ragiona di sistema calcio, c’è un filo che lega tutto, ogni aspetto si porta dietro l’altro”

Commenta per primo!

Atalanta sorprendente, Atalanta squadra rivelazione del campionato. Sembra davvero che i nerazzurri vogliano ripercorrere le orme dell’Udinese: dal gioco delizioso, al meritato sogno europeo…. allo smantellamento. Si perchè il timore paventato da più parti per i bergamaschi è quello di un’emorragia di talenti in un futuro non tanto lontano. E’ quanto avvertono i tifosi dell’Udinese: il ciclico depauperamento della squadra a fronte di sempre maggiori risorse destinate Oltremanica.

Ma cerchiamo di mettere un pò di ordine. Come tutti sanno, la gestione dei Pozzo ha sempre puntato sulla valorizzazione e vendita in plusvalenza di giovani calciatori grazie a un efficace sistema di scouting costoso sì, ma che le ha permesso un vantaggio competitivo in termini di redditività. Questo modus operandi viene servito anche dalla possibilità di farli crescere senza troppe pressioni di risultato in un campionato come quello italiano, che essendo strutturato a venti squadre e con nessun premio di promozione per i nuovi ingressi pone al riparo da retrocessioni facili, poi dalla pazienza dei tifosi che non hanno mai preteso traguardi ambiziosi se non impegno, spirito di squadra e poter assistere ad un bel gioco. Differente è l’approccio strategico applicato alla squadra d’oltremanica come evidenziato nei grafici che mostrano l’andamento dei valori della rosa nel tempo

UDINESE-DATI TRANSFERMARKT
UDINESE-DATI TRANSFERMARKT
WATFORD-DATI TRANSFERMARKT
WATFORD-DATI TRANSFERMARKT

Nella stagione 2015/16 il bilancio trasferimenti presentava un saldo (somma cessioni meno somma acquisti) di +54,95mln di euro per l’Udinese, -73,78mln per il Watford; nella stagione 2016/17 +11,59 per l’Udinese -11,85 per gli Hornets. La promozione in Premier League nel 2014 dopo un’assenza di 8 anni ha ovviamente inciso pesantemente sulle voci di bilancio del Watford i cui ricavi sono passati dai 21,5 milioni di euro conseguiti nella stagione 2014/15, ai 111 milioni del 2016 di cui più di 90 sono proventi da media, destinati a salire con il nuovo accordo sui diritti tv. Di pari passo sono lievitati anche i costi – solo tra stipendi e ammortamenti dei giocatori, al fine di adeguare la rosa alla massima serie, arriviamo a 71,5 milioni – determinando una perdita operativa di bilancio di 525mila euro: l’utile è stato poi raggiunto grazie alla realizzazione di plusvalenze per 5,6 milioni di euro. Restare in Premier non è questione di poco.

Udinese Calcio v ACF Fiorentina - Serie AL’Udinese invece ha chiuso il bilancio con una differenza in rosso di 27 milioni di euro, perdita che però è più una scelta contabile che un risultato effettivo, vista la volontà di accelerare gli ammortamenti di giocatori e stadio e, soprattutto, in vista delle future cessioni eccellenti, altra miniera di plusvalenze. Tutto questo ha portato al timore che l’Udinese stia col tempo andando a costituire il serbatoio di liquidità e di talenti per la crescita strutturale e il consolidamento del Watford, passando quindi a status di squadra satellite dei cugini britannici. Ma la situazione è un po’ più complessa e risiede nel ruolo che si sta delineando per il calcio italiano in campo internazionale.

Nel triennio 2016-2019 la Premier incasserà circa 10 miliardi di euro per la trasmissione delle proprie partite, la Serie A viaggia sotto il miliardo annuo. Il nuovo accordo della Premier League sui diritti tv tende a garantire che non vi sia troppo divario tra le posizioni di alta e bassa classifica: i diritti casalinghi sono distribuiti per il 50% in parti uguali, per il 25% in base al numero di passaggi tv di ogni squadra e il restante 25% sulla base del piazzamento in campionato; i diritti esteri sono distribuiti al 100% in parti uguali. Questo sistema garantisce un introito minimo per ogni squadra di almeno 150 milioni di euro annui, consentendo ai club investimenti elevati ai fini della permanenza in Premier, in linea con le possibilità economiche. Per fare un termine di paragone la Juventus, prima in Italia, incassa circa 100 milioni di euro. Paradossale per un campionato, quello italiano, che deve mediamente più del 60% dei propri ricavi alla vendita dei diritti televisivi, è indubbiamente una dipendenza sbilanciata. Infatti non dobbiamo pensare che in Inghilterra vivano di ricavi da media. Nel Manchester United ad esempio, i diritti tv incidono per il 30%, i ricavi commerciali per il 50% e quelli da stadio per il 20%.

Nella top 20 del report Deloitte 2016 “Football Money League” che analizza la ricchezza dei principali club europei riferiti alla stagione 2014/15, sono ben nove i club di Giampaolo-Pozzo-Gino-Pozzo-Watford-v-Sheffield-Usa5wtaILHfl.jpgPremier League. Il calcio italiano sempre più povero e in più sbilanciato quindi, ma la situazione non è così semplice da sbrogliare. Scopiazzare la Premier e ritenere che la sola redistribuzione dei ricavi possa aumentare la competitività del calcio italiano è un pensiero fuorviante: a livello nazionale andrebbe innanzitutto affiancata ad una classifica corta, a 18 squadre, a livello internazionale paradossalmente i grandi club sarebbero ancora più svantaggiati di quanto non lo siano adesso rispetto alle massime serie europee. E’ l’intero sistema che deve cambiare direzione: bisogna rendersi conto, anche se a malincuore, che il calcio di qualche decennio fa, seppur ancora e sempre un grande calcio, non esiste più. Gino Pozzo recentemente al La Repubblica ha confermato: “Non screditiamo troppo il nostro calcio. Nel mondo, come appeal, siamo secondi solo agli inglesi, ma loro hanno valorizzato il prodotto mentre noi abbiamo fatto di tutto per svilirlo. Io credo che il problema sia unico: in Italia non si ragiona di sistema calcio, c’è un filo che lega tutto, ogni aspetto si porta dietro l’altro”.

L’obiettivo a livello macro-dirigenziale deve essere una crescita globale quindi trainante per tutte le squadre e soprattutto deve varcare i confini nazionali rendendosi attraente anche in mercati, come quelli asiatici, dalle potenzialità immense e che continuiamo a snobbare. Mettere in moto lo show-business rendendo il calcio una festa per tutti i tifosi (guardiamo al Boxing Day che il 26 dicembre riempie gli stadi inglesi con una media vicina al 100%), investendo nell’impiantistica e nella sicurezza degli stadi, in strumenti di comunicazione con i fan di tutto il mondo, nell’internazionalizzazione del marchio, in strategie di marketing a 360° che mostrino a tutti la bellezza del calcio italiano, è questo l’unico sistema per correre, sul lungo orizzonte, alla pari con gli altri club europei e non essere costretti in tempi sempre più ristretti a smantellare le proprie squadre per appianare i bilanci o semplicemente per monetizzare a breve termine. Sembrerebbe utopistico per le piccole squadre e lo è se prese singolarmente, ma insieme si può compiere il miracolo.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy