Gsa Udine, i sacrifici e la tenacia di Diop: qui coltivo un sogno

Il senegalese è lo “Stakanov” del gruppo bianconero tra impegni con l’Apu e con le selezioni del Feletto, ma ha dimostrato di avere una grande determinazione: “Non vedo i miei genitori da quattro anni, la mia vita ora è il basket”

di Castellini Barbara, @barchettazzurra

Le due stoppate vincenti su Reynolds sono le ultime immagini nell’album dei ricordi bianconeri di Ousmane Diop. In pochi mesi il giovane senegalese ne ha fatta di strada. Settimana dopo settimana Diop ha saputo conquistare la fiducia della Gsa Udine, del coach Lino Lardo e dei suoi compagni. Un fisico longilineo, che supera i 2 metri, uno sguardo sempre velatamente triste e tanta voglia di imparare: questo il bagaglio con il quale Ousmane si è presentato a Udine. Nato a Rufisque nella regione del Dakar (in Senegal) il 19 febbraio 2000, Diop ha cominciato a giocare a pallacanestro a 8 anni, partendo come molti ragazzini dal campetto vicino casa. Poi è arrivata la prima occasione della sua carriera: un cugino, che già viveva in Italia, nel 2013 gli ha proposto di lasciare il suo Paese per tentare una nuova avventura. E così in poco tempo è stato ingaggiato dal Feletto, che tuttora ne detiene il cartellino e con il quale continua a giocare per le selezioni Under 18, Under 20 e per la prima squadra che milita in Serie C Silver. A suon di canestri in tutte e tre le categorie, attira le attenzioni dei dirigenti dell’Apu, che la scorsa estate decidono di dargli una chance importante inserendolo nel roster di coach Lino Lardo per la serie A2. C’è molto da lavorare sulla tecnica e sulla tattica, ma nel giro di pochi mesi cominciano ad arrivare le prime soddisfazioni, l’ultima proprio domenica ad Ancona con l’annuncio di “Ous” nel quintetto di partenza contro Recanati.

Diop, come ha reagito quando Lardo le ha comunicato che sarebbe partito titolare?

E’ stata una sorpresa cominciare dall’inizio. E’ stato strano (sorride, ndr). Ciò che conta è aver portato a casa la vittoria e l’abbiamo fatto giocando come avremmo dovuto fare già da un po’. Nei primi due quarti Recanati ha avuto un’ottima capacità realizzativa, riuscivano sempre ad andare a punti. Ma nel terzo e ultimo quarto abbiamo aumentato la difesa su tutti gli avversari e siamo riusciti a portarla a casa.

Dopo il successo con Recanati, vi attendono due gare interne consecutive con Forlì e Roseto. Puntate al bottino pieno per essere più “tranquilli” in termini di classifica?

Prima non serviva guardare la classifica, ma adesso sì. Nelle prossime due partite, così come nelle successive, dobbiamo dare il massimo per vincere. E io sono fiducioso.

In generale come sta procedendo la sua avventura in bianconero?

Bene, ho trovato un allenatore, Lardo, che mi aiuta e mi capisce tantissimo. Mi corregge quando sbaglio, sapendo che il primo anno in un campionato così importante non è facile. Anche con i compagni di squadra mi trovo molto bene.

Quali sono le difficoltà più importanti che ha incontrato nei 70 minuti fin qui disputati in A2?

Sicuramente ho qualche problema con gli schemi. Arrivando dal basket giovanile, mi rendo conto del “salto” che c’è in serie A. Tutto è molto diverso, in certi momenti vado un po’ in difficoltà.

E oltre che con l’Apu, lei sta giocando ancora con il Feletto, vero?

Sì, Under 18, Under 20 e serie C. Adesso, però, giocare quattro campionati contemporaneamente sta diventando un po’ troppo…

Ma cosa si augura in tema di mercato?

Questa è una bella domanda. Non lo so, non so cosa succederà. Vedremo in estate cosa decideranno i presidenti.

Parliamo un po’ di lei. La sua famiglia è rimasta in Senegal?

Sì, qui c’è solo mio cugino. Infatti mi mancano molto… Non vedo i miei genitori, mio fratello e le mie cinque sorelle da quattro anni. Vorrei riabbracciarli. A parte i miei cugini che giocano a calcio, nessuno fa sport in famiglia. Comunque li sento quasi ogni giorno. Mio padre mi prende sempre in giro dicendomi che non so giocare a basket, ma di fatto lui non mi ha mai visto giocare… Ma in Senegal è così, la famiglia non ti segue. Se sei bravo vai per la tua strada, sono rari i casi in cui i genitori o i parenti ti vengono a vedere. Decidendo di rimanere qui ho fatto una scelta che mi sta costando molte rinunce, ma voglio sfruttare questa opportunità nel mondo del basket.

Ha un giocatore di riferimento?

Ne ho tanti. Michael Jordan in primis. Poi anche Kevin Durant, Paul George. Seguo ogni giorno l’Nba, la mia squadra del cuore è Golden State.

Infine, apriamo una parentesi legata al calcio. Recentemente l’attaccante del Nizza Mario Balotelli ha denunciato nuovi casi di razzismo in Francia nei suoi confronti. Lei ha mai vissuto, da quando è in Italia, situazioni di questo tipo?

Non mi è mai successo. O forse semplicemente non li ho mai sentiti. Quando sono in campo sono concentrato su quello che devo fare. Non ascolto nemmeno. E’ chiaro che situazioni come queste fanno riflettere, ma non tutti sono uguali. Ciò che conta è trovare brava gente. Personalmente quando sono arrivato in Friuli, ho trovato persone buonissime, sia come dirigenti, che come tecnici, che come compagni di squadra. Tutti mi stanno vicino, mi danno consigli. Conta solo questo.

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