Tavecchio: Serie A a 16 o 18 squadre. Ghirardi mi mentì sul debito del Parma

di Monica Valendino, @Moval1973

Carlo Tavecchio ha rilasciato un’intervista a Tuttosport dove parla della riforma dei campionati che ha in mente: «E’ già successo casino perché ho detto che i campionati li vince uno e non tre. Il format che ho in mente è 16-18 in A,  20 in B, bloccare i ripescaggi in Lega Pro e non concedere deroghe per gli stadi: chi ce l’ha si scrive, chi non ce l’ha no. Se non si troverà un accordo mi rivolgerò al Coni e si nominerà un commissario ad acta che cambi le maggioranze per le riforme: dal 75 al 51%. I tempi? A fine aprile lo porto al Coni. Un percorso che punto a iniziare dalla stagione 2016-17».

Perché i club dovrebbero essere d’accordo ad auto-eliminarsi?  «Fino a qualche anno fa c’era i soldi delle grandi famiglie che sovvenzionavano e creavano una stanza di compensazione per tutto il movimento. Questa funzione è finita. Adesso si devo discutere sui diritti televisivi: un miliardo e 80 divisi 20 sono una cosa, divisi in 18 sono un’altra.  Bisogna togliere il tappo di questi campionati così numerosi».

Ma poi non è che si fanno altri tornei per i diritti tv invece che trovare spazi alla Nazionale? «Bisogna distinguere l’affetto economico da quello medico legale dei calciatori. Si fa un olocausto per i soldi».

Lei è per le seconde squadre o per i club partecipati? «Vediamo chi è in grado di fare la seconda o le partecipata. Ma me lo devono dire: per ora non ho avuto risposte».

Presidente Tavecchio, parliamo del caso Parma, uno dei più spinosi della sua presidenza: vi ha colti di sorpresa?  «Vi do una notizia che finora non è mai uscita. A fine novembre, con Taci già di mezzo (io la conosco quella gente lì tra Russia e Cipro: dopo il lavoro in banca per 8 anni ho commerciato legnami con la Russia) ho chiamato Ghirardi e gli ho detto che quella storia gli avrebbe creato problemi. Sul debito del Parma mi raccontò delle cifre della metà rispetto a quelle poi emerse. Allora gli dissi di chiedere subito un concordato extragiudiziario per restare almeno in B. Quando venne fuori che aveva già impegnato anche la mutualità, capii che non c’era più niente da fare».

 

Ecco, allora perché i ritardi nelle segnalazioni Covisoc? «La Covisoc è come un carroarmato. Gente in gamba che controlla i conti secondo i parametri di riferimento. E quelli in vigore erano rispettati. Da settembre è cominciato il decadimento e i tempi dei controlli ci hanno portato appunto a novembre. E poi, scusate, noi stiamo cercando di cogliere chi ha sbagliato nel calcio, ma a Parma hanno sollevato i vertici della Guardia di Finanza, il Comune è rimasto 5 anni senza incassare l’affitto, la banca ha concesso fidi, i dipendenti non erano pagati in modo ortodosso. Insomma: il male era cognito sul territorio. Io ho difeso la Federazione anche se non ero presidente al momento dell’iscrizione. E l’unico che non ha ricevuto Manenti sono stato io».

Come finisce la vicenda del Parma? «E’ un punto di domanda. Ci sono situazioni in essere che riguardano la possibilità di mantenere la B. Ma devono essere pagati 75 milioni di debiti sportivi. Se pure venissero ridotti del 30%, come avvenne per il Siena, rimarremmo sui 25 milioni. C’è qualche imprenditore disposto ad accollarseli? Se non c’è, ripartirà dalla D».

Lei sa che il caso Parma è solo la punta di una sofferenza generale… «E’ da un mese che mangio e dormo con i bilanci della Serie A. Situazioni così difficilmente sono affidabili per il credito. Per questo dico che se ne esce solo con un piano quinquennale. In tre anni i club non ce l’avrebbero fatta: guardando i conti a breve, solo 5 o 6 società ci sarebbero riuscite».

 

 

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