Gazzetta: Il Pordenone chiude con il botto

Gazzetta: Il Pordenone chiude con il botto

Lo speaker della Dacia Arena ha comunque ragione e la classifica giustifica una rima poco poetica ma molto realistica. Chiudere l’andata con 34 punti e il secondo posto blindato, significa pensare seriamente che la Serie A non è un’idea eretica che si è formata nella testa di un allenatore molto pragmatico.

di Redazione

Il punto ella Gazzetta sulla splendida vittoria del Pordenone sempre più secondo in classifica.

«E anche stasera è festa verde nera», urla lo speaker alla fine di una partita balorda, faticosa, diversamente bella, «sporca» come la chiamerà Attilio Tesser con felice sintesi. Che il Pordenone vince, capitalizzando al massimo il gol arrivato in tempi brevi e che poi difende con i denti, la rabbia che non fa sentire la stanchezza, la voglia di cancellare lo scivolone di Salerno. La Cremonese la perde, questa sporca partita, comandando a lungo e imponendo il suo gioco, ma non è bastato. Perdere bene è qualcosa di consolatorio, a volte è la condizione necessaria e sufficiente per salvare la panchina: dovrebbe valere anche per quella di Baroni (11 punti in 11 gare) che però resta a rischio. Ora c’è lo stop invernale: l’ideale per tirare il fiato o per decidere un’altra svolta, magari richiamando Rastelli.

Esilio felice

Lo speaker della Dacia Arena ha comunque ragione e la classifica giustifica una rima poco poetica ma molto realistica. Chiudere l’andata con 34 punti e il secondo posto blindato, significa pensare seriamente che la Serie A non è un’idea eretica che si è formata nella testa di un allenatore molto pragmatico. La neopromossa conferma di vivere alla grande il suo esilio dorato, è ancora imbattuta nella casa dell’Udinese con 8 vittorie di cui 5 consecutive e stavolta può festeggiare il record stagionale di paganti. Non sono numeri folli, ma come avverte il presidente Lovisa «ricordiamoci che 10 anni fa avevamo 300 spettatori». Ma che fatica cercare vie d’uscite al prolungato possesso palla della Cremonese: il gioco semplice e verticale di Tesser non prevede alternative sulle fasce dove infatti la differenza è stata evidente (24 cross a 8). Burrai, frenato da Deli, ha limitato al minimo la costruzione mentre Chiaretti ha vagato tra le linee senza trovare idee vincenti (meglio, ma non di molto Gavazzi): se i vertici del rombo di centrocampo s’impallano, se gli attaccanti girano a vuoto, se i terzini hanno paura di spingere, se in generale la forma non è un granché, le conseguenze sono pesanti. Per fortuna di Tesser c’è il portiere di belle speranze arrivato dall’Inter: Di Gregorio fa due parate decisive nel primo tempo e in generale mostra una notevole personalità.

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