Messaggero Veneto: Berrettoni non si fida: «Attento Pordenone l’Ascoli di Zanetti sa giocare a calcio»

Messaggero Veneto: Berrettoni non si fida: «Attento Pordenone l’Ascoli di Zanetti sa giocare a calcio»

Una promozione e, soprattutto, la nascita di un figlio. Ascoli è sinonimo di piacevoli ricordi per Emanuele Berrettoni, club manager del Pordenone che domenica sera, allo stadio Friuli, ospiterà proprio la formazione marchigiana

di Redazione

L’apertura del Messaggero Veneto con  Berettoni che parla di Pordenone.

 Un altro test di alta classifica al cospetto di una squadra che, sebbene al momento staccata di 13 punti dalla vetta e 4 dai ramarri, è stata costruita con l’intento di riconquistare il palcoscenico della serie A.Ad Ascoli Berrettoni ha giocato, in Lega Pro, nella stagione 2014-2015, quindi in serie B l’annata successiva. Prima di prendere le mosse verso Pordenone.Che ricordo conserva con più piacere dei suoi trascorsi in bianconero?«Calcisticamente parlando la promozione, sebbene arrivata dopo lo scandalo che travolse il Teramo. Noi, in ogni caso, disputammo un grande campionato, chiudendo ad appena 4 punti dalla capolista. Ricordo un gruppo legato da un rapporto speciale. E infatti ho ancora molti amici. Ma il motivo per cui porterò sempre l’esperienza di Ascoli nel cuore è senza dubbio la nascita di mio figlio».Il “suo” Ascoli in serie B ottenne la salvezza, mentre quello attuale ha ben altri propositi. Che avversario sarà?«È una squadra quadrata, allenata da uno degli allenatori emergenti (Paolo Zanetti, ndr), tra i più preparati del panorama nazionale. Siamo coetanei e lo conosco bene, avendolo avuto come compagno di squadra nella nazionale Under 20. È un tecnico che mi è sempre piaciuto anche nelle categorie inferiori. Le sue squadre giocano bene a calcio. Per noi sarà dura. Dovremo disputare una grande partita».Al Friuli, sino ad ora, è stata dura per le avversarie. Si aspettava che lo stadio dell’Udinese diventasse il “fortino” del Pordenone?«Lo speravo. I ragazzi sono stati bravi a calarsi subito in una dimensione diversa da quella cui erano abituati. Non era facile lasciare il Bottecchia per giocare sempre lontano da casa e continuare pure a vincere». (…)

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