Messaggero Veneto: Il Pordenone targato Tesser è una squadra che non molla mai

Messaggero Veneto: Il Pordenone targato Tesser è una squadra che non molla mai

Il pareggio conquistato in 9 al Bentegodi con il Chievo non è un episodio isolato
Già lo scorso anno a San Benedetto i neroverdi in 10 rimontarono da 2-0 a 2-2

di Redazione

L’apertura del Messaggero Veneto sul pordenone:

Solido, a tratti indistruttibile, di sicuro difficile da battere. Il Pordenone è uscito rinforzato dalla partita del Bentegodi. L’1-1 ottenuto col Chievo, addirittura in doppia inferiorità numerica per buona parte della ripresa, ha dato un’altra volta ragione su quanto si dice sulla formazione di Tesser dalle prime battute del campionato: un gruppo che si è già calato nello spirito della serie B, compatto, capace di lottare non appena emergono le prime difficoltà. Una qualità, quest’ultima, fondamentale anche per conquistare la promozione tra i cadetti. «Siamo una vera squadra», ricordava sempre Emanuele Berrettoni, sino a pochi mesi fa numero dieci dei neroverdi e ora dirigente.UNITA Già all’inizio dell’annata precedente il Pordenone aveva dimostrato grande carattere. Il manifesto fu la partita di San Benedetto del Tronto quando, dopo il peggior primo tempo della gestione Tesser (2-0 all’intervallo), riuscì a pareggiare per 2-2 in inferiorità numerica. Una gara, quella, che aveva sottolineato qualche problema difensivo (poi sistemati nel prosieguo della stagione) ma che aveva messo in luce la forza d’animo dello spogliatoio, evidenziata peraltro dalla cattiveria agonistica di De Agostini, autore della rete del pari. Proprio “Dea”, al Bentegodi, è stato uno dei protagonisti: dopo due partite difficili, è rimasto sereno e non ha sbagliato praticamente nulla. Super è stato un altro calciatore, chiamato all’ultimo per sostituire Barison. Si tratta di Bassoli: il centrale ha preso il posto del compagno last-minute e se l’è cavata ottimamente con un cliente scomodo come Rodriguez. Prestazioni così possono essere sfoderate se nel gruppo c’è la volontà di soffrire. (…)

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