Pordenone, Lovisa: “Serie A? Noi ci crediamo”

Il presidente del Pordenone racconta sulle colonne della Gazzetta dello Sport la sua lotta al Covid-19 e gli obiettivi del club

di Redazione

Il presidente del Pordenone racconta sulle colonne della Gazzetta dello Sport la sua lotta al Covid-19 e gli obiettivi del club

Ha avuto paura?

“No, solo un po’ di normale timore. Tutto è sempre stato sotto controllo, a parte i dolori. Credo di essere stato fortunato, abbiamo gestito il tutto stando a casa, è andata bene”.

Riusciva a pensare al calcio in quei momenti?

“Solo per una settimana, quella centrale della malattia, non ho voluto sentire nessuno perché pensavo solo a guarire e stare bene”.

Quando tutto si è sistemato, ne ha approfittato per fare progetti per il club?

“Certo! A breve presenteremo una bella squadra a livello societario, con l’ingresso di qualche socio nuovo, gente seria che ha sposato la nostra filosofia. Piuttosto, spero di non perdere mio figlio (Matteo, 24 anni, responsabile tecnico del club, ndr) che ha richieste dalla Serie A. E poi stiamo lavorando su una nuova struttura, una cittadella dello sport con all’interno lo stadio, un centro che dovrà diventare un punto di riferimento tutta la settimana. Dopo l’estate metteremo giù le basi per partire”.

Ha anche risolto in fretta il problema del taglio degli stipendi.

“I giocatori non vedevano l’ora di tornare in campo, anche Tesser era un leone in gabbia come me. Abbiamo trovato in fretta l’accordo per rinunciare a una mensilità (aprile, ndr) e adesso tutti lavorano felici”.

E’ giusto adesso tornare in campo?

“Certamente, bisogna ricominciare in fretta. C’è bisogno anche di calcio, questa esperienza va messa alle spalle ma ci deve insegnare. Siamo tornati alle cose che ci dicevano da piccoli e che poi forse abbiamo dimenticato: la pulizia, la distanza, l’igiene, l’ordine. Non ne facevamo caso, al ristorante spesso siamo tutti attaccati e non è giusto. Forse adesso abbiamo imparato che serve più attenzione, ma sarebbe dovuto essere sempre così”.

Ci sono molte incognite per le squadre: cosa teme di più?

“La fatica iniziale. Dopo tre mesi di inattività sarà difficile trovare in fretta il ritmo partita che avevamo prima. Poi c’è la testa: quando la palla pesa fai più fatica. I nostri giocatori devono capire che devono divertirsi e finire alla grande”.

Il Pordenone a fine andata era in Serie A, secondo dietro al Benevento. Adesso siete quarti a -4 dal Crotone. Ci credete ancora?

“Pensiamo in grande e ragioniamo da piccoli. Abbiamo capito che ce la possiamo giocare con tutti. Con le prime tre abbiamo perso solo a Benevento. Se ci credono Spezia ed Empoli che sono dietro, perché non dobbiamo crederci noi? Adesso è pronto Tremolada, che era fermo da tanto. E poi abbiamo ritrovato Gasbarro, Chiaretti e altri. Con le 5 sostituzioni avremo la possibilità di cambiare le partite a nostro favore, avendo una rosa così ampia”.

Confida in una parziale riapertura degli stadi, se la situazione continua a migliorare?

“Se aprono teatri e cinema, non vedo perché non possano riaprire anche gli stadi, ovviamente in sicurezza. Una piccola parte ci vuole, perché così non è calcio, è un’altra cosa”.

 

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