Pordenone, Tesser: le partite non si vincono con i proclami ma con il lavoro

Pordenone, Tesser: le partite non si vincono con i proclami ma con il lavoro

Zico? lui vedeva giocate che noi “umani” neanche ci immaginavamo.

di Redazione

E’ l’allenatore del momento, ma solo per gli occhi distratti di chi non ha voluto conoscere prima le doti di tecnico e di umane di Attilio Tesser, che oggi col Pordenone sogna di ripetere l’impresa di Novara. «C’era una base di partenza alla quale abbiamo cercato di dare continuità inserendo degli elementi che si sono ben calati nella nostra realtà. La vittoria con il Frosinone, squadra costruita per l’alta classifica, ci ha dato entusiasmo. E poi, il fattore più importante: giochiamo sempre di squadra», ha raccontato al Messaggero Veneto. «Abbiamo una nostra identità Ci possono essere le partite nelle quali l’avversario ti costringe sulla difensiva ma nel calcio dei 3 punti a vittoria non puoi lucrare. L‘andamento è positivo, le partite non si vincono con i proclami ma con il lavoro. Non sono uno che abitualmente firma niente prima delle partite, ma forse in questo caso ho la tentazione di prendere subito in mano la penna. La B è un campionato micidiale, basta poco per scivolare in giù».

Dici Pordenone e peni all’ideatore, Mauro Lovisa: «Ci parliamo, ci confrontiamo. Lo scorso anno fu bravo a pescare Candellone, in estate ha creduto in Pobega. Vulcanico sì, ma a modo suo. In dieci anni è riuscito a portare il Pordenone dai dilettanti alla serie B attraverso una mentalità creata nel tempo. Al Pordenone c’è una grande cultura del lavoro creata sì dai miei predecessori, ma anche dalla proprietà. Ci lega un’amicizia di vecchia data, ha sempre pensato che un giorno avremmo lavorato assieme anche se poi quando mi ha messo sotto contratto ha confessato che era il figlio che mi aveva voluto».

tesser, una vita da Friulano, e da compagno di squadra di Zico: «Potrei parlare della sera che venne a cena a casa mia, ma forse è più giusto sottolineare l’emozione che portò in tutto il nostro gruppo e anche un po’ di preoccupazione perché stare dietro a un fuoriclasse del genere non era così semplice: lui vedeva giocate che noi “umani” neanche ci immaginavamo. E poi la prima giornata a Marassi contro il Genoa con il pubblico che lo omaggiò con una ovazione dopo il gol del 5-0 su calcio di punizione».

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy