Udinese, D’Alessandro apre la crisi a sinistra

Udinese, D’Alessandro apre la crisi a sinistra

Udinese un cantiere a cielo aperto. Come detto il mercato è però lungo e serve sfoltire prima di acquistare. Ma perdere certi giocatori non è mai indizio di un buon inizio.

di Redazione

Niente da fare, la sinistra è in crisi. Non scherziamo, mica parliamo di politica, ma resta il fatto che quella posizione rimane un grosso punto interrogativo e se come diceva Pasolini il calcio è specchio della società…Il punto è che l’Udinese non ha riscattato D’Alessandro dall’Atalanta. Il laterale è stato, assieme a Musso e in parte Okaka e Pussetto una delle mosse azzeccate del mercato scorso. Peccato che sia l’atalantino (oramai ufficialmente di nuovo nerazzurro) sia l’ex Watford (al pari di Zaagelar e Wilmot) torneranno alla base.

A sinistra è un bel guaio. Con Pezzella che non ha mai convinto (e che l’Udinese non sembra voler riscattare e senza il suo miglior interprete non rimane che vedere cosa farà il club dopo aver riportato a casa Ali Adnan, redivivo in un campionato di “assoluto spessore” come quello americano, ma redimorto (cit Ghostbuster) da sempre in quello nostrano. Sarà lui il punto fermo sulla fascia mancina oppure dobbiamo attenderci altro? Per adesso nomi in circolazione credibili non ce ne sono, vedremo col proseguo del mercato che ricordiamo sarà lunghissimo.

Poi c’è da capire se Tudor opterà ancora per il 3-5-2, inossidabile fonte di crisi negli ultimi anni, oppure se la “presenza discreta” del Gianni Letta del calcio, ovvero Pierpaolo Marino, saprà tessere nuove trame imponendo anche ai vertici la logica che non si può più giocare come faceva Guidolin per il semplice fatto che non ci sono più quei giocatori e di validi difficilmente ne arriveranno.

Come abbiamo già scritto da tempo e come confermato al nostro giornale dall’ex DG Carlo Piazzolla l’Udinese di oggi deve fare i conti con i mutamenti del mercato globale, vittima illustre dell’abolizione delle comproprietà, usanza tipicamente italica che garantiva ai Pozzo di regnare incontrastati nel panorama nazional popolare della Repubblica fondata sul Calcio (art 0 della Costituzione). Oggi come cantava Battisti tutto questo non c’è più e Pozzo, vittima anche della “distrazione” Watford, ha preso per anni giocatori superflui, doppioni o che mal si adattavano al modulo imposto.

Per questo auspichiamo che Tudor abbia gli zebedei per provare nuove soluzioni, anche se comunque il problema a sinistra rimane. Che sia un’ala alta che deve macinarsi la fascia o che sia un terzino puro, di nomi validi in circolazione non ce ne sono molti, e quelli che ci sono costano. I prestiti? Lasciamo stare, costruire una squadra con più di due giocatori incerti del proprio futuro è un grosso guaio non solo a Chianatown, ma anche a Udine.

Sul modulo però non nutriamo speranze, si partirà sempre col 3-5-2, poi si vedrà in corsa. Così perso a sinistra un pezzo pregiato, ora ci si attende di perdere Mandragora, non una cima davanti alla difesa, ma che come mezzala assieme a Barak potrebbe dire la sua. Ma la Juve sembra intenzionata a riportarselo a casa e anche il giocatore pare convinto di questo. A quel punto con Bherami pure lui sul piede di partenza e col solo Balic di ritorno a centrocampo non basterebbe un ritocco, ma una vera rivoluzione, considerando che anche Larsen piace a molti (Lazio su tutti) e che l’Udinese deve anche capitalizzare per cui lui assieme a Fofana e De Paul devono garantire quei 40 milioni che serviranno a…Vedremo.

Insomma un cantiere a cielo aperto. Come detto il mercato è però lungo e serve sfoltire prima di acquistare. Ma perdere certi giocatori non è mai indizio di un buon inizio.

 

 

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